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DOCENTI RAZZISTI

La prof di Bergamo: "Andate in Calabria, cerebrolesi". E esplode la polemica

Istruzione, scuola, università, Italia | 9 Gennaio 2014

post razzista prof bergamo

«Trasferitevi in Calabria. Avrete un futuro scintillante di consigliori della ‘ndrina. Perché qui non c’è più posto per voi, cerebrolesi». Il post sulla bacheca dell’insegnante di Diritto penale avanzato e Criminologia ha provocato un terremoto nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bergamo. Quel «confino» è stato decretato il 4 gennaio su Facebook da Alessandra Szego, professore associato, nella comunicazione relativa alla data di restituzione dei compiti di Diritto penale. La scritta è rimasta visibile on line, sulla bacheca Fb di «Ale» Szego, fino a ieri pomeriggio alle 16.30, quando la vicenda era ormai uscita dall’università, provocando l’immediata cancellazione del post.

Ecco la notizia non è questa, forse, perché di “razzismi” al Nord i ragazzi che vengono dal Sud ne subiscono tanti. La notizia è che stavolta c’è stata un’alzata di scudi generale, proprio a Bergamo, e la notizia è finita finanche nelle edizioni locali del Corriere della Sera. Quella di Bergamo raccoglie anche la voce degli studenti. “E’ terribile che un’insegnante scriva queste parole – racconta al quotidiano uno studente che chiede l’anonimato perché teme ripercussioni – Anche in classe la professoressa usa spesso toni inappropriati e ci dà dei “calabresi”. Da quando è iniziato il semestre, a settembre, il clima a lezione è diventato sempre più pesante. Ma il colmo è arrivato con quella frase su Facebook, in cui ci intimava di andare in Calabria a fare i consiglieri della ‘ndrangheta perché qui non c’è posto per cerebrolesi come noi. È profondamente offensivo, siamo sconcertati».

Altri studenti, invece, si sono rivolti alla preside di facoltà, Barbara Pezzini, che agli universitari ha chiesto tempo per approfondire il caso e ha fissato con loro un incontro ufficiale, per domani.

L’insegnante, che è stata chiamata come professore associato a Bergamo nel 2007, dopo aver ricoperto incarichi in altre università, da quella romana di Tor Vergata a quella di Catania: ieri si è difesa dicendo di non aver mai scritto né visto, sulla sua bacheca, quel post. «Quelle parole non le ho pubblicate io e non le ho nemmeno cancellate. Quel post non l’ho mai visto e, se voi l’avete visto, credo l’abbiano messo gli studenti che sono risultati insufficienti all’ultimo compito scritto, per una ritorsione nei miei confronti. Può darsi che i giovani abbiano preso un file caricato da me sul web mesi fa, quello del Sergente Hartman e, violando la mia password di Facebook, abbiano scritto una frase sopra quel video che mi fa tanto ridere…».

La docente, mentre sostiene che le è stato violato il profilo del social network, spiega di non aver intenzione di denunciare l’episodio. Intanto però per una volta anche Bergamo si ribella, o almeno i suoi studenti. Che, ci auguriamo, non siano solo ragazzi del Sud, ma giovani con la voglia di difendere l’ennesimo episodio di razzismo verso il mezzogiorno e la sua gente.

Gabriella Martini

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 9 Gennaio 2014 e modificato l'ultima volta il 9 Gennaio 2014

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