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DONNE DA RICORDARE

Elena Croce e la battaglia per la difesa del patrimonio ambientale e culturale italiano

Storia | 26 Luglio 2020

Il 19 luglio 2020 è venuta a mancare Giulia Maria Mozzoni Crespi, fondatrice del Fondo Ambiente Italiano (FAI) e presidente onorario dello stesso. Non tutti sanno, però, che fu Elena Croce a ispirare l’atto costitutivo del FAI, firmato dalla Crespi il 28 aprile 1975.

Ricordare Elena è un atto necessario e quanto mai attuale. Ricordare le sue parole e le sue estenuanti lotte, è fondamentale soprattutto ora che, a causa del covid-19, la cultura italiana sta attraversando un forte momento di crisi.

Il cattivo stato in cui versano molti siti italiani è un problema di vecchia data, causato principalmente dall’avanzamento tecnologico della società del dopoguerra. In passato si è visto al progresso tecnologico e industriale come segnali rinascita del nostro paese. Ciò è vero solo in parte perché la speculazione edilizia è stata determinate per la deturpazione del patrimonio ambientale e culturale. Negli anni il Fondo Ambiente Italiano, lì dove ha potuto, è intervenuto per recuperare e salvare luoghi altrimenti dimenticati.

I “luoghi del cuore” in Campania sostenuti dal FAI

Il FAI, che ogni anno promuove un censimento dei “luoghi del cuore”, è da più di quarant’anni in prima linea nella difesa della storia identitaria italiana. Da qualche mese, attraverso un sondaggio online, è possibile sostenere i luoghi del cuore della propria regione. A votazioni concluse – il 15 dicembre 2020 –, i siti più votati otterranno un contributo economico da spendere in progetti concordati con il FAI.

Lo scopo del censimento è la valorizzazione e la tutela di alcuni siti di interesse naturalistico e storico-artistico presenti in 19 regioni. Grazie a questa iniziativa negli anni anche la Campania ha ricevuto fondi per alcuni siti, quali il Parco della Rimembranza, il Museo Civico Gaetano Filangieri, la Reggia di Carditello, il Monte Somma, il Convento francescano di S. Gennaro Vesuviano, la Chiesa di San Salvatore de Birecto. Alcuni di questi sono presenti anche nel sondaggio ora online, che vede vicina alla ventesima posizione – pur trattandosi di una classifica provvisoria – la splendida Reggia di Portici.

Il ruolo di Elena Croce nella tutela del patrimonio ambientale e culturale

Elena Croce ha avuto un ruolo primordiale nell’istituzione del Fondo Ambiente Italiano. Quel giorno di quarantacinque anni fa, mentre Elena e Giulia Maria passeggiavano tra i castagni toscani, le due amiche immaginarono la nascita di un organo di mutuo soccorso nella difesa degli “spiriti” più deboli: ambiente e cultura. Parlava di spiriti Elena, per una maggiore empatia, considerando ambiente e cultura pari ad esseri viventi. Quando lo statuto del FAI venne approvato e sottoscritto dai vari membri della delegazione, a Croce venne subito spedita una tessera, la dodicesima, la prima rilasciata a “persona comune” sostenitrice della fondazione. Infatti, per quanto essenziale nella creazione dell’Ente, Elena scelse di non farne parte direttamente.

Gli anni dell’abusivismo e le denunce di Elena Croce

Bisogna però ricordare che ancor prima del FAI, Elena Croce si era attivamente impegnata a denunciare le terribili aggressioni costantemente perpetrate nei confronti dell’ambiente e della storia artistico-culturale del nostro paese.

Nata nel 1915 a Napoli, fin da giovanissima Elena frequentò il salotto intellettuale paterno nel palazzo Filomarino, residenza della famiglia. Ricevuta un’educazione internazionale, basata sulla solida conoscenza delle lingue, decise di laurearsi in giurisprudenza. Fu un grande atto di coraggio, considerando il periodo storico di chiusura nei confronti delle donne impegnate intellettualmente. Poco dopo la laurea, sposò il piemontese Raimondo Craveri, stabilendo un rapporto non solo affettivo ma anche lavorativo: spesso marito e moglie si trovarono a lavorare insieme in progetti di varia natura.

Trasferitasi a Roma non dimenticò il suo Mezzogiorno, in particolare le città di Napoli e di Salerno. Aveva lasciato la Campania perché contraria alle politiche regionali che ne mortificando il territorio. Negli anni dell’abusivismo edilizio fu difficile per Elena far valere le sue ragioni. I problemi furono principalmente due: la società fortemente maschilista, che associava e confrontava il suo merito a quello paterno; e l’essere considerata una borghese dal piglio aristocratico da parte della classe operai. Elena veniva vista come la responsabile delle mobilitazioni contro alcuni impianti industriali da lei denunciati, che erano sì inquinanti ma fonte di lavoro della povera gente. Non fu facile per Elena far comprendere le proprie remore nei confronti dell’acciaieria dell’Italsider di Bagnoli, simbolo per eccellenza del deturpamento ambientale e della minaccia per la salute umana. Il popolo vedeva negli intellettuali, negli aristocratici e nei borghesi degli oratori che con le loro parole avevano il potere di danneggiare economicamente le fasce più povere della popolazione.

Le battaglie di Elena Croce in difesa della sua terra

Nonostante ciò, Elena ha continuato fino alla morte – avventa nel 1994 – la sua battaglia, utilizzando come mezzo preferenziale la comunicazione scritta. Numerose furono le riviste da lei fondate, come anche quelle dove lavorò come corrispondente. Grazie alla creazione del Comitato per la difesa dei beni culturali e ambientali (1969) – con spiccata attenzione alla sua terra –, riuscì insieme a numerosi intellettuali a arginare le minacce della temibile società del progresso. Si batté per la tutela del centro storico napoletano, cercando di evitare quello che si verifica purtroppo ancora adesso: lo spopolamento del centro e la vendita di vecchi palazzi a società interessate alla costruzione di B&B e hotels; si impegnò attivamente nella salvaguardia dell’area dei Campi Flegrei, ancora oggi poco valorizzati; fu tra i firmatari di molte invettive contro la costruzione della Tangenziale di Napoli, mostro in cemento deturpatore delle colline cittadine e dei già citati Campi Flegrei. Tutta la sua attività di militante ambientalista è ben riassunta nel suo libro “La lunga guerra per l’ambiente”, edito Mondatori nel 1979 e recentemente ripubblicato.

I maggiori sostenitori contemporanei del patrimonio culturale e ambientale italiano, primi tra tutti Salvatore Settis e Tomaso Montanari, ricordano spesso l’impegno culturale della cara Elena Croce. Partenopea convinta e tutrice del nostro patrimonio, le andrebbero riconosciuti certamente maggiori meriti non solo dalla nostra città, ma dall’Italia in generale.

Martina Di Domenico

 

Ph: Augusto De Luca

Un articolo di Martina Di Domenico pubblicato il 26 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 19 Maggio 2021

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