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DOPO 20 ANNI

Riaperta al Mann la sezione Magna Grecia

Beni Culturali | 12 Luglio 2019

Riaperta la Sezione Magna Grecia al Museo archeologico nazionale di Napoli chiusa dal 1996.
Il nuovo allestimento, che presenta più di 400 pezzi, si snoda in ben 14 sale dell’ala occidentale del museo su di una superficie di circa 2000 mq.

I MOSAICI

Con la sezione Magna Grecia tornano visibili gli splendidi “tappeti di pietra” di provenienza dalle ville romane vesuviane, ma anche dalle ville imperiali di Capri e addirittura da Lucera, staccati in epoca borbonica, nel XIX secolo, e posizionati a mo di pavimento al Real Museo Borbonico. Un patchwork di pregiati sectilia a motivi geometrici e mosaici di età romana che si estende per tutto il lungo corridoio con le teche espositive.
Delicatissimi e fragili tanto che all’ingresso della sezione bisogna obbligatoriamente indossare dei calzari che verranno distribuiti gratuitamente dal personale Coopculture fino al 21 luglio ma che avranno un costo simbolico di 1,50 euro dal 22 luglio prossimo. In realtà il piccolo “obolo” serve per la manutenzione dei “tappeti” e per preservarne la conservazione. È per tale ragione che oltre ai calzari, si potrà visitare la sezione a turni di visita di ingresso da prenotare e in unità di 40 persone ogni 20 minuti.

I mosaici costituiscono anche una importante traccia del primitivo sistema espositivo utilizzato in epoca borbonica, parte della storia della museologia e della museografia in quanto riproducono l’idea di concezione espositiva in particolare nella prima metà dell’Ottocento.
Dopo il terremoto del 1980, che ha danneggiato le volte su cui poggiavano, i mosaici sono stati sollevati e posti su strutture alveolari prive di cemento e quindi facilmente staccabili. La soluzione dei calzari non è definitiva ma solo un sistema provvisorio per rendere fruibile gli stessi al pubblico in attesa di una soluzione definitiva e atta a proteggere meglio questa distesa di tessere e colori che solo il MANN può vantare.

Il nuovo allestimento della sezione Magna Grecia

Si inizia a pensare al riallestimento della Magna Grecia nel 2001 quando la ex Soprintendente Teresa Cinquantaquattro decide di destinare un milione di euro alla sezione. Un tesoretto che consentirà a Paolo Giulierini di partire per la sua riapertura.
Fu chiamato a curarne il progetto scientifico il professor Enzo Lippolis dell’Università la Sapienza di Roma che sfortunatamente scompare improvvisamente a marzo dello scorso anno e a cui è dedicata la prima sala della sezione.

La pesante eredità passa ad una giovane funzionaria del Museo, Marialucia Giacco, che ha lavorato 12 mesi ininterrottamente per consentire l’apertura della collezione e per cui in conferenza stampa è partito un applauso spontaneo, assolutamente meritato, da parte dello staff del museo.

Un percorso espositivo tra viaggio nella storia e nuclei tematici

“La ratio alla base del percorso espositivo è quella di voler mettere da un lato in evidenza le tappe della ricerca archeologica ricordando tutti i personaggi che hanno fatto la storia dell’archeologia in Magna Grecia con un omaggio al professor Enzo Lippolis a ingresso esposizione. Dall’altro lato il percorso è stato immaginato come un grande viaggio a ritroso nella storia a partire dalle prime tappe della colonizzazione greca in Italia Meridionale nell’VIII secolo avanti Cristo con gli stanziamenti di Pithecoussai ( Ischia) e poi con la fondazione di Cuma, fino ad arrivare alla conquista romana nel III secolo avanti Cristo quando gli assetti politici e gli equilibri sociali cambiano in maniera netta. I nuclei tematici della sezione costituiscono il fil rouge della narrazione. Si vogliono mettere in evidenza le grandi tematiche alla base del mondo magno – greco, evidenziare i sistemi, i meccanismi, i valori, i processi di formazione, di scambi, i contatti, che hanno contribuito a creare nel corso del tempo la fisionomia propria della Magna Grecia e che ancora oggi costituiscono tutto il nostro portato dell’Occidente senza poi dimenticare anche i contesti e la storia dei siti della Magna Grecia di cui noi abbiamo la fortuna di conservare i reperti più antichi” – afferma Marialucia Giacco.

La Campania interna: Cales e Nola

Parte della collezione è stata anche dedicata alla Campania interna, in particolare le ultime due sale: per Cales (Calvi risorta), per la prima volta si espone materiale proveniente dal santuario di Ponte delle Monache la cui fondazione risale al V secolo avanti Cristo , mentre l’ultima sala è dedicata a Nola, che da sempre rappresenta un importante crocevia dell’entroterra campano, punto di contatto tra la costa adriatica e quella tirrenica e tra la costa e l’appennino.
Diversi nuclei tematici ( l’universo mitico e religioso delle città della Magna Grecia, il tema del significato ideologico del banchetto, l’affermazione delle popolazioni di origine italica, per finire con la Campania interna) con un unico filo conduttore: la complessità della coesistenza tra le comunità radicate nel Sud della Penisola.

Le oreficerie e il Cratere di Altamura

Menzione speciale meritano gli ori nella sala CXXXV: collane, bracciali, orecchini e altri gioielli indossati per ostentare la propria appartenenza sociale. Nella stessa sala campeggia lo splendido Cratere di Altamura (metà IV secolo avanti Cristo), opera monumentale restaurata dallo staff del Getty Museum e decorata con una rara raffigurazione del mondo degli Inferi.

Le danzatrici di Ruvo e il mosaico della Villa dei Papiri

Splendida la sala dedicata alle cosiddette danzatrici di Ruvo. Le lastre dipinte della Tomba delle Danzatrici scoperta a Ruvo il 15 novembre del 1833 si rincorrono come in una vera e propria danza nel vortice creato dal mosaico circolare del Belvedere della Villa dei Papiri di Ercolano.

Il capolavoro: l’Hydria Vivenzio

Pezzo di chiusura della sezione, un capolavoro: l’Hydria Vivenzio, uno dei vasi più celebri che il mondo antico ci abbia restituito. Acquistata nel 1818 per l’allora incredibile cifra di 10.000 ducati (circa 170.000 euro di oggi) è stata attribuita al Pittore di Kleophrades (490 – 480 a.C.) che ha rappresentato sul vaso scene cruente della presa di Troia.

Il MANN: il museo che racconta la storia dell’Italia del Sud

Attraverso figure di studiosi come Paolo Orsi, Umberto Zanetti Bianco e Giovanni Pugliese Carratelli, la storia delle collezioni magnogreche del MANN si intreccia con una parte importante della storia culturale dell’Italia Unita e del Meridionalismo illuminato, che ha vissuto la valorizzazione dell’eredità della Magna Grecia come potenziale riscatto per il Mezzogiorno.
Il MANN è sicuramente il museo che con le sue collezioni esprime al meglio la vera identità dell’Italia Meridionale attraverso il racconto che i suoi reperti ne fanno delle sue origini.
“Restituiamo oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli una parte fondamentale della sua identità – dichiara il Direttore Paolo Giulierini – il riallestimento dopo 20 anni della collezione Magna Grecia, tra le più ricche e celebri al mondo, è l’esito di un vasto piano di interventi per il riassetto dell’ala occidentale dell’edificio destinata ad accogliere le testimonianze dell’epoca preromana. Nelle sale del primo piano che ospitano il percorso espositivo, un’esperienza unica attende il visitatore, che potrà letteralmente ‘passeggiare nella storia’. Lo farà camminando, con le opportune precauzioni, sui magnifici pavimenti a mosaico provenienti da Villa dei Papiri di Ercolano, da edifici di Pompei, Stabiae, dalla villa imperiale di Capri, finalmente recuperati e riportati alla loro magnificenza. La storia dei greci in Occidente, e quella dei popoli italici con i quali vennero a contatto, torna quindi a passare per il MANN, e mi piace immaginare questa ‘nuova’ sezione come un affascinante ‘portale della conoscenza’ che da Napoli conduca, e sempre più invogli, alla scoperta degli antichi tesori del Mezzogiorno d’Italia’’. E aggiunge: “Questo è il Real Museo Borbonico, il Museo di un Regno che guardava alla pari tanti altri Regni ma non dell’Italia ma dell’Europa”.
Il link del regolamento per accedere alla sezione:

https://www.museoarcheologiconapoli.it/it/2019/07/regolamento-di-accesso-alla-sezione-magna-grecia/?fbclid=IwAR1t11jLPlbUCxlXU17Kn4nia7dp3y1DeHSA5YtUbHK_WD-2fN7oac72tL4

Susy Martire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 12 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 12 Luglio 2019

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