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DOPO BOLOGNA

Intervista a Loris Narda: “Il vero violento è Salvini, ecco come sono andate le cose”

Italia, Razzismo, Senza categoria | 10 Novembre 2014
loris narda
Premessa necessaria per chi, come noi,  sia dal vivo (ricordiamo le contestazioni di maggio durante la campagna elettorale delle europee) che su queste pagine da tempo denuncia l’operazione “Front National all’italiana” targato  Matteo Salvini: ai ragazzi di Bologna va la massima solidarietà per la contestazione messa in piedi sabato contro l’operazione populista e razzista della Lega Nord e del suo segretario.
Loris Narda, uno dei ragazzi protagonisti della contestazione, lo becchiamo al telefono, grazie ad amici dei collettivi napoletani, che lo conoscono. Loris, del resto, è un emigrato come lo siamo o siamo stati in tanti, vive a Bologna, ma è calabrese. Nel razzismo quotidiano di alcuni giornali di regime, come Libero, si sottolinea del resto il fatto che Loris esibisca “uno spiccato accento meridionale, grazie al quale si pone naturalmente in antitesi non solo con la “destra xenofoba e lepenista”, ma anche con la Padania dove peraltro è venuto, chissà perché, a insediarsi”. Vergognoso Libero, come la maggior parte della stampa che ha raccontato una versione dei fatti drogata e priva di “cronologia dei fatti”.
Non riusciamo a parlarci subito, con Loris, andiamo per un po’ avanti con gli sms: inevitabile, di lunedì mattina, un passaggio con gli avvocati per lui, dopo quello che è successo sabato a via Erbosa, quando la macchina di Salvini ha tentato di investirlo, insieme ad altri ragazzi del collettivo Hobo che lo contestavano.
Loris vogliamo raccontare la tua versione dei fatti? Cosa è accaduto esattamente sabato, quando Matteo Salvini è arrivato a via Erbosa per “visitare” il campo rom?
Ecco, raccontiamo anche cronologicamente cosa è accaduto. Sabato, intorno alle 11, eravamo un centinaio di persone in presidio di fronte all’ingresso del campo, c’erano i collettivi, gruppi antirazzisti e antifascisti, ma anche molta gente comune, di ogni età. L’ingresso era presidiato da polizia e forze dell’ordine, messa lì a sbarrare -ovviamente per noi e non per Salvini – l’ingresso al campo rom.
Poi cos’è successo?
Alle 11 30, attraverso una giornalista, veniamo a sapere che Salvini sta facendo una conferenza stampa a pochi metri da lì, in un parcheggio a 300 m dal campo rom di fronte, vicino a una sala giochi. Così alcuni di noi decidono di spostarsi lì, dove vediamo da lontano Salvini attorniato da una trentina di giornalisti, che stava entando in macchina. La polizia non c’era, la questura non era stata avvisata di questo fuori programma. Così decidiamo di fare “resistenza fisica” alla macchina di Salvini.
Spiegaci bene questo passaggio…
Eravamo a volto scoperto, armati di nulla, solo del nostro corpo, non avevamo nient’altro che quello e le nostre mani, che abbiamo posato sul cofano della macchina, bloccandola. Senza nessuna violenza. Semplicemente facendo come si fa in un normale blocco, mettendo il nostro corpo davanti all’auto. Invece l’autista di Salvini ha accelerato furiosamente, buttandoci per aria. Solo per caso non è successo  nulla di grave, ringrazio le mie gambe: bastava non avere prontezza e finivamo sotto il cofano o con la testa sotto le ruote.
Salvini vi accusa di essere dei violenti?
La nostra (il lunotto della macchina di Salvini è stato solo successivamente frantumato, ndr) è stata una reazione, provocata dalla rabbia, dopo che la macchina di Salvini ha violentemente buttato per aria dieci persone. Parlano i video.
Adesso di cosa dovrete rispondere?
Siamo stati denunciati per violenza privata e danneggiamento. Anche noi abbiamo fatto la nostra contro-querela ovviamente… Questa è la narrazione dei fatti, al di là del fango mediatico che ha riportato le cose come sempre ribaltandole: prima dell’accelerata in cui siamo stati buttati in aria, infatti, non c’è stato nessun tipo di violenza.
Avete fatto, come Hobo, un comunicato in cui scrivete: “Salvini, la Lega Nord, per non dire delle propaggini apertamente fasciste di cui si compone questo esperimento politico, vanno assediate e cacciate, e l’esempio di ieri mattina ci indica la strada da seguire”. E’ un invito alla contestazione permanente?
Anzitutto riteniamo che sia stato importante quello che abbiamo fatto: Salvini va fermato politicamente, non si possono lasciare senza una controvoce le sue battaglie razziste, contro i rom, contro i migranti, contro i meridionali. Salvini va contestato in ogni luogo. La violenza, per noi, è la sua, che incita all’odio razziale, che non è capace di esprimere solidarietà nei confronti dei più deboli, di chi ha la pelle di un colore diverso, di chi è precario o di chi ha l’accento meridionale, come il mio o il tuo. E’ molto più violento e pericoloso questo…
Ora poi si appresta addirittura a invadere il Sud. Da meridionale cosa dici agli altri meridionale?
Da meridionale che è andato via dal Sud di atti di razzismo ne vedo tanti anche qui al Nord da parte della Lega. Fino a ieri, ricordo che eravamo noi il loro bersaglio, l’equivalente di quello che oggi per lui sono i migranti. Adesso, con la campagna xenofoba in atto, Salvini parla alle paure della gente, lo fa in modo subdolo, e non possiamo lasciarglielo fare impunemente. Alla gente del meridione suggerisco di non dimenticare il passato, di non cadere in questo tentativo di allargare il perimetro del suo razzismo a noi, che siamo sempre stati esempio di tolleranza. Rendiamoci conto che ha solo cambiato bersaglio: prima l’oggetto del suo scherno erano i cittadini dai quali oggi cerca voti, per ragioni di convenienza politica. Bisogna ricordarsi di questo: è più violento insomma chi incita all’incendio dei campi rom, chi è indifferente o derire lo sfruttamento, il precariato, chi vive in condizione di disagio, chi lincia all’odio verso chi ha la pelle di colore diverso? O chi ha tentato di blocare una macchina a volto scoperto e con niente in mano e che si è trovato quasi investito e che al finale ha spaccato un lunotto come reazione alla vera violenza quotidiana perpetrata dalla Lega che cerca così di catalizzare il consenso?  Quindi invitiamo tutti a contestarlo e a replicare a qualsiasi provocazione razzista, semplicemente andando in piazza armati del nostro corpo… affinché le sue provocazioni almeno non abbiamo vita semplice e non abbiano una voce unidirezionale.

 Lucilla Parlato
Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Novembre 2014 e modificato l'ultima volta il 10 Novembre 2014

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