mercoledì 16 gennaio 2019
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DOPO IL VOLTAFACCIA

Tap, l’ira degli attivisti contro i 5 Stelle: “Ci avete traditi”

Ambiente, Battaglie | 29 Ottobre 2018

L’ira del Salento non si è fatta attendere e si è abbattuta sul Movimento 5 Stelle. Nonostante il maltempo, i comitati No Tap si sono trovati sul lungomare di San Foca a Meledugno, in provincia di Lecce, per protestare contro l’annuncio del Governo Lega-5 Stelle di realizzare il gasdotto della discordia, contro il quale in Puglia si combatte da anni. Un tema largamente affrontato in campagna elettorale e negli anni scorsi, con Di Maio e l’attuale ministro del Sud, la pugliese Barbara Lezzi, all’epoca in prima linea insieme ai No Tap. Oggi il sì al Tap da parte del governo fa rabbia: gli elettori del movimento non possono crederci di essere stati traditi proprio dai cinque stelle. E così ieri hanno strappato le tessere elettorali e bruciato le bandiere del M5S, bruciando anche i manifesti con i volti dei parlamentari pentastellati eletti in Puglia.

Dopo il via libera all’opera del premier Giuseppe Conte con l’avvallo del vicepremier Luigi Di Maio che parla di penali miliardarie nel caso in cui non dovesse essere realizzata (in realtà potrebbero esserci pretese risarcitorie nel caso si bloccassero i lavori) i No Tap chiedono conto delle promesse fatte in campagna elettorale.

Bufera anche sul ministro Lezzi che ha risposto duramente agli attacchi: “Le maniere da teppistello con le quali il sindaco di Melendugno mi intima di non tornare lì non mi fanno paura perché non ho niente da temere”, ha dichiarato il ministro per il Sud, Barbara Lezzi dopo le proteste dei no Tap. Riferendosi al sindaco di Melendugno Lezzi ha detto: “Non può dirmi dove andare, a casa mia ci torno quando e come voglio, perché non ho nulla di cui vergognarmi e vado a testa alta”. E ancora: “Con i NoTap non ho mai avuto un buon rapporto. Non hanno mai calcato i nostri palchi, non hanno condiviso la battaglia sulla Tap con noi. E sono gli ultimi a poter chiedere le mie dimissioni. Per me le cose di fanno nella legalità. La battaglia si fa politica e nel merito. Non si organizza una protesta contro le forze dell’ordine. Nel 2013 abbiamo cercato l’aiuto di tutti i partiti politici per bloccare quella follia della Tap. Solo noi dicevamo di no. Per questo già nel febbraio scorso, durante la campagna elettorale, ho detto che sarebbe stato difficile bloccare la Tap. I costi sarebbero esorbitanti per il Paese, oltre al fatto che il viadotto ora è costruito per l’80% e la procedura è stata già chiusa dal governo precedente”.

Ma c’è un video vecchio che ri-circola di Barba Lezzi in versione attivista anti tap che parla chiaro.

Scrive il collega Danilo Lupo, pugliese: “Il Sì alla Tap è il paradiso perduto del Movimento 5 Stelle. Sbaglia chi sottovaluta la portata simbolica di questo Sì del governo gialloverde e della sua componente pentastellata, Sì certificato dalla lettera del premier. Giuseppe Conte si assume la responsabilità di quel Sì: per usare le sue parole, ci mette la sua faccia. Lo fa per salvare quella del capodelegazione grillino nell’esecutivo, Luigi Di Maio, e quella della ministra per il Sud, Barbara Lezzi.

Esponenti di un Movimento la cui narrazione è stata sempre netta, senza sfumature: di qua i puri, di là i collusi; di qua i cittadini, di là i poteri forti; di qua i territori, di là le multinazionali; di qua le energie rinnovabili, di là le fonti fossili. In una formula sola: di qua il futuro, di là il passato. Era lo schema che veniva buono per tutto: le banche, le trivelle, mafia capitale, il Tav, la Tap.

Proprio con la Tap oggi il Movimento 5 Stelle ingoia quel passato, lo digerisce e lo fa suo. Balbetta di penali, si corregge ipotizzando risarcimenti, accusa chi c’era prima, attacca chi ricorda le promesse elettorali. Ma la realtà è una sola: per la prima volta nella prassi di governo, la narrazione del No lascia spazio alla realtà del Sì.

Il paradiso è perduto: non (solo) quello dell’incantevole spiaggia di San Foca nella quale approderà una infrastruttura industriale con la benedizione dei 5 Stelle. Ma anche e soprattutto il paradiso dei puri, diventati in una notte indistinguibili dai collusi contro cui hanno raccolto consensi e poi vinto le elezioni”.

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 29 Ottobre 2018 e modificato l'ultima volta il 29 Ottobre 2018

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