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Dopo la cittadinanza onoraria, Toni Servillo onora Napoli

7arti | 3 Maggio 2014

KZYR5-ich-wuerde-gerne-in-zuerich-spielenAnche con i tedeschi Toni Servillo si sente napoletano. Ora sì che la cittadinanza onoraria se l’è meritata.

In un’intervista rilasciata al Faz (Frankfurter Allgemeine Zeitun), noto quotidiano tedesco, Toni onora Napoli definendola una continua fonte di ispirazione, la culla della cultura dal diciassettesimo secolo fino ad oggi.

Ha dichiarato: “Io mi rifiuto di parlare sempre male di Napoli. Problemi difficili come la criminalità e l’immondizia attanagliano anche altre città italiane, da Palermo a Roma e anche alcune nel nord”.

E dopo queste parole la cittadinanza onoraria gliela diamo volentieri noi napoletani al concittadino regista e attore. Credo che questo valga più dell’oscar vinto per il film di cui è stato protagonista “La Grande Bellezza”. Lo abbiamo premiato noi ora. Perché noi napoletani siamo sempre critici ed estremamente cattivi verso la nostra amata terra e verso tutti i napoletani. Ha fatto bene a rifiutarsi di parlar male della mia città.  Ora che si parla bene di Napoli, qualcuno deve sempre ricordare la spina al fianco che la mia terra porta da secoli e che noi stessi gliela conficchiamo sempre più a fondo.

Toni ha ragione quando dice che i problemi che ha Napoli li hanno tutti. Ma noi napoletani siamo cosi: riconosciamo i difetti di Napoli e non riusciamo a nasconderli, li facciamo venire fuori e ne restiamo imprigionati come quando si è nel traffico di via Marina quando piove. Ne veniamo fuori cosi: con scuse e con scorciatoie, salendo su un marciapiede, ribellandoci senza troppa convinzione, come quando nel traffico suoniamo il clacson, serve a poco ma ci sfoghiamo e poi almeno lasciamo tracce della nostra presenza. Per noi Napoli è come una vecchia puttana alla quale il tizio di turno si rivolge per sentirsi un po’ meno solo. E’ lì a portata di mano e non dirà mai di no. Napoli è lì con il suo Vesuvio che si tuffa nel mare e anche se qualcuno inneggia a ribellarsi, non lo farà mai. Perché noi, a modo nostro, la amiamo e la città lo sa. Perché lo sente tutte le volte che per un caffè ce ne andiamo agli chalet e di fronte il colore del mare azzurro, il giallo del tufo di Castel dell’Ovo a noi manca il fiato. Quando alziamo gli occhi e Castel Sant’Elmo, la collina di San Martino ci guarda le spalle noi ci sentiamo al sicuro. Quando il napoletano se ne va in chiesa a pregare anche per chiedere che la squadra del Napoli vinca, si guarda intorno e vede opere di Caravaggio, di Stanzione, ci inginocchiamo su opere di Cosimo Fanzago, non può non incazzarsi della spazzatura che egli stesso ha lasciato fuori. Perché se te ne vai per i vicoli di Napoli e la signora ha messo a fare il caffè l’odore lo senti così forte che ti sembra di averlo preso insieme a lei. Quando a farti ombra sono i panni stesi e ti dimentichi del sole caldo, ne senti quasi la mancanza. E ti basta pensare che su quei “vasoli” ci ha camminato: Federico II, Giordano Bruno, Renato Caccioppoli, Matilde Serao. E allora ti chineresti e baceresti la terra sulla quale cammini.

Se da giovane pensi al tuo futuro sai che la Federico II, la Parthenope, l’Orientale e altri istituti universitari sono degni di questo nome.

La mia città ti confonde, ti fa venire mal di testa, non capisci perché non ci si ferma al rosso, se sei tu che vedi doppio o sullo scooter ci sono 3 persone. Dovremmo guardare negli occhi i turisti stranieri e vedere cosa gli ha lasciato Napoli. Non il terrore, il terrore glielo mettiamo noi quando diamo quei famosi consigli su come stare attenti a Napoli. Guardiamoli negli occhi i turisti, soffermiamoci: porterà con sé i nostri umori e rumori.

Siamo tutti un po’dei Jep Gambardella  ne La Grande Bellezza che dopo anni di successi non scrive più libri per la sua pigrizia o perché sente che non c’è più nulla in cui credere.

Crediamoci ancora che Napoli non può più vivere dei successi dei secoli scorsi, che in fondo, come Jep, basta poco per riscrivere una storia di successo. Innamoriamoci della “signora dai facili costumi”, poiché anche lei ha un’anima. Sentiamoci fieri di Toni che ha difeso Napoli. Se lo conoscessi gli darei una pacca sulla spalla (tanto lui sa cosa vogliamo dire noi napoletani con questo gesto) e gli direi: “E bravo a Toni, io il tuo ultimo film non l’ho proprio compreso tutto però io lo so cosa è la Grande Bellezza: è la mia e la tua città. Complimenti Toni, noi tanti Jep napoletani, ringraziamo”.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 3 Maggio 2014 e modificato l'ultima volta il 3 Maggio 2014

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