domenica 21 aprile 2019
Logo Identità Insorgenti

DOPO L’ISPEZIONE DEL MINISTERO AL MONALDI

Ancora una denuncia di Dafne Palmieri: mentre due medici litigano, il centro dei trapianti muore

Sanità | 28 Luglio 2018

Dafne Palmieri è la mamma di Massimo, ragazzino sottoposto a trapianto. L’abbiamo incontrata tempo fa per raccontare le iniziative messe in atto, insieme ad altri genitori di pazienti trapiantati, per denunciare lo smantellamento del centro trapianti Pediatrico dell’Ospedale Monaldi di Napoli.

Ci siamo sentite a marzo 2018 durante il tuo sciopero della fame.  Cosa è accaduto da allora?

Ho interrotto lo sciopero il 17 marzo, a seguito della pubblicazione della delibera n. 56 di marzo 2018. Probabilmente, se avessi letto in maniera più attenta e disincantata, forse non avrei interrotto lo sciopero della fame.

La delibera di marzo, che teniamo conto è la terza di riorganizzazione delle attività trapiantologica, e ricordo che nessuna delle tre (delibere) ha dato seguito ad una reale riorganizzazione, sanciva fondamentalmente tre elementi: il primo è che si sarebbe provveduto alla ripresa dell’attività trapiantologica pediatrica, secondo un’organizzazione differente rispetto alla precedente, dividendo i bambini per competenza.

I bambini fino a 10 anni affidati al Dott. Oppido, Responsabile della cardiochirurgia pediatrica, dai 10 ai 18 anni al Dott. Petraio, esperto storico dei trapianti pediatrici al Monaldi, e rimaneva come Team Manager (supervisore) dell’attività trapiantologica nel suo insieme (quindi adulta e pediatrica) il Dott. Ciro Maiello che è il responsabile dell’U.S.D. dei trapianti.

Stabilendo inoltre che i vecchi trapiantati, cioè quelli pediatrici trapiantati precedentemente alla “riorganizzazione”, sarebbero comunque, per continuità clinica, rimasti in carico al Dott. Petraio e al Dott. Maiello che li avevano seguiti.

Tutti quelli con patologie congenite, bambini e adulti, avrebbero fatto riferimento al Dott. Oppido, della cardiochirurgia pediatrica. Questo per quanto riguarda il primo punto della delibera.

Il secondo punto stabilisce che sarà costruito un reparto unico di trapianti, al quarto piano dell’ala dove sta la cardiochirurgia per adulti attualmente. Il reparto ospiterà tutti quanti ma i tempi di realizzazione del reparto sono tempi medio-lunghi. Parliamo di due/tre anni. Nelle more della realizzazione di questo reparto, tutti i pazienti non affidati al Dott. Oppido ma affidati ai Dott. Petraio e Maiello, mi riferisco anche ai pazienti pediatrici, sarebbero stati accolti in un reparto che attualmente è di otorinolaringoiatria al secondo piano, dell’ala destra del Monaldi. Reparto che si sarebbe liberato entro tre mesi. Nel frattempo che si fosse liberato il reparto di otorinolaringoiatria, ci avrebbero ospitato laddove si fosse reso necessario, in cardiochirurgia adulti. 

Il terzo punto sancisce invece che entro un tot di giorni dalla pubblicazione delle delibera, il responsabile dei trapianti, avrebbe provveduto a trasmettere alla Direzione i pdta (i percorsi scritti), le procedure, ecc.

Quali sono stati gli effetti dell’ultima delibera regionale?

È accaduto che il reparto ipotetico non si è liberato.

Ad oggi son passati quattro mesi dalla delibera e non si accenna alla liberazione del reparto.

Tutto questo ha di fatto significato che i ricoveri dei pediatrici, vecchi trapiantati e i pazienti seguiti dalla “vecchia gestione”, venissero in questi mesi e anche recentemente, alla cardiochirurgia adulti. Ciò ha comportato enormi disagi.

Voglio spiegarmi meglio sul concetto “enormi disagi”.

Quando noi diciamo che c’è una carenza di tipo assistenziale, non intendiamo dire che il Direttore o chi per esso son brutti e cattivi e che non intendono trovare soluzioni in emergenza. Di fatto in questi mesi, ci siamo trovati più volte a fronteggiare situazioni di emergenza, abbiamo sempre trovato una soluzione “in emergenza”, ma ogni volta perché ci siamo dovuti recare come comitato e in massa presso l’ospedale per trovare soluzioni mentre si dibatteva se il posto c’era oppure non c’era, e chi doveva seguire il paziente, vedere quale fosse la procedura e così via.

Ovviamente, tenete presente che non c’è scritto ancora nulla. Ad oggi l’attività trapiantologica pediatrica è ancora interrotta nonostante siano passati 12 mesi dalla delibera n° 101 con la quale si interrompeva l’attività e si stabilivano dei termini per la ripresa dell’attività stessa. 

Il terzo punto fondamentalmente ci fa pensare che comunque c’è una divisione per competenza dei pazienti che in qualche modo deroga al modello unitario di multidisciplinarità, di integrazione di competenze, che la stessa azienda ospedaliera indicava come modello di riorganizzazione dell’attività trapiantologica.

Di fatto deporta un gruppo di pazienti da un reparto che gli era stato assegnato a una dimensione logistica e organizzativa che per il momento è virtuale, perché poi le delibere successive che avrebbero dovuto definire luoghi, spazi, squadre operative, procedure, ecc non ci sono mai state. Per cui ripeto, quando noi diciamo che c’è un problema assistenziale non intendiamo dare del brutto e cattivo a nessuno, intendiamo dire che di fatto, ad oggi ancora ci troviamo quotidianamente a far fronte alle emergenze anche laddove ci dovrebbe essere un’organizzazione di tipo ordinario. Ci sono stati dei piccoli passi avanti nell’organizzazione dell’ambulatorio ma dal punto di vista dei percorsi e dell’organizzazione dell’assistenza non ci sono stati grossi passi avanti.   

Con l’insediamento del nuovo Ministro della Salute, c’è stato un chiaro segnale di interesse nei confronti della situazione dei trapiantati al Monaldi con una visita ispettiva al reparto. Cosa è accaduto durante l’ispezione?

Siamo grati al nuovo Ministro della Salute Giulia Grillo.

Noi denunciavamo da anni la situazione alle istituzioni. L’unica istituzione che ci aveva sempre dato riscontro in merito alle nostre denunce è stata la Commissione Trasparenza della Regione Campania. Il vecchio Ministero non ci aveva mai dato risposte, né ci aveva mai ascoltati. Il fatto che il Ministro sia venuta, abbia preso in considerazione ciò che abbiamo detto e soprattutto l’abbia fatto con cognizione di causa, leggendo e studiando i documenti… fa ben sperare.

Dobbiamo chiarire che qui non si parla di un manipolo di genitori pazzi che denunciano per insofferenza, qua si tratta di un manipolo di genitori disperati che, fortunatamente, alla disperazione rispondono con la lucidità, prendendo le carte e vedendo cosa accade, e notando che la gestione della cosa pubblica, della nostra cosa pubblica, del nostro ospedale, quello che ci dovrebbe confortare, prescinde dalla sua mission e prende le decisioni molto serenamente, senza prendere in considerazione che le motivazioni che portano a tutto questo macello, sono motivazioni che loro stessi hanno messo per iscritto e che a noi sembrano veramente, sia dal punto di vista etico, sia dal punto di vista legale che deontologico, scandalose.  

Il Ministro ha detto che vuole risolvere la questione e spera di poterlo fare con la collaborazione di tutti gli attori coinvolti. L’ispezione che a tutti è sembrata improvvisa, probabilmente era preventivata come verifica del Ministero.

All’ispezione hanno partecipato anche i Nas,  puoi spiegarci perché?

Presumo che la loro presenza fosse legata al fatto che noi abbiamo presentato, ormai mesi fa, una denuncia alla Procura della Repubblica sulla situazione che era in atto al Monaldi. Quindi, presumibilmente, sarà stata la Procura a chiederne l’intervento. Non conosciamo ovviamente l’esito dell’ispezione. L’ispezione può prendere solo atto della situazione organizzativa che c’è, non proporre soluzioni.   

Oltre ad occuparvi dell’aspetto burocratico di questo dramma sanitario, purtroppo, vi ritrovate a combattere in prima linea le difficoltà che i pazienti trapiantati devono vivere ogni giorno. Intanto che i politici e gli amministratori studiano come risolvere la situazione,  voi cosa siete stati costretti a fare pur di assicurare la minima assistenza ai pazienti che in questi mesi si sono trovati orfani di una struttura di riferimento?

Si, di fatto quello che dici è sacrosanto. Noi siamo estenuati, siamo veramente stanchi. Pensa che sono quattro anni che abbiamo cominciato a denunciare prima la situazione dello smantellamento, poi gli exitus veramente in un numero superiore rispetto a quello immaginabile, soprattuto rispetto all’andamento normale del “centro” che è in una struttura d’eccellenza. Può ancora esserlo (d’eccellenza) perché le professionalità impegnate in quell’attività sono ancora all’interno della struttura. L’unica persona che è cambiata è il Primario della Cardiochirurgia pediatrica che immagino abbia altrettante competenze rispetto a quello precedente.

In questi quattro anni, si sono alternati diversi dirigenti e direttori sanitari, scambiandosi i ruoli più o meno sempre le stesse persone, creando una situazione quanto meno “particolare”.

Ad esempio avevamo il Direttore Longo che prima era Direttore Sanitario, poi diventato Direttore Generale, il Direttore Antonio Giordano prima Direttore Generale e oggi Commissario Straordinario, il Direttore Matarazzo che prima era Direttore Sanitario, poi diventato Direttore Generale, poi è diventato Commissario Straordinario.

Sostanzialmente in questi quattro anni si sono avvicendati differenti persone ai ruoli di dirigenza dell’azienda, ma di fatto, sempre le stesse.

Quattro anni ci sembrava un tempo ragionevole per programmare, pianificare e attuare la riorganizzazione dell’attività.

Siamo stanchi e preoccupati, possibile che in quattro anni questa cosa non sia avvenuta?

Possibile che siano due anni che l’azienda ha preso atto della cosa, che sia passato un anno e mezzo dalla sospensione dell’attività e ancora non c’è un minimo di pianificazione e riorganizzazione?

Questo ci preoccupa e ci fa pensare che ci possa essere una volontà politica o altro.

Non sta a noi fare illazioni.

I fatti che noi viviamo sono che, a oggi, nonostante sia passato tanto tempo, da quando abbiamo iniziato ad esprimere il disagio nelle più varie forme possibili e immaginabili, la situazione è di precarietà, in cui l’assistenza ai trapiantati pediatrici si basa su un modello organizzativo che non trova attuazione nella realtà.

Puntualmente, ogni volta che c’è uno dei nostri che deve essere ricoverato, dobbiamo andare tutti quanti, facciamo la riunione con il Direttore, con il Coordinatore Generale dei Trapianti.

In quei giorni di stress e disperazione, sia per il paziente che per la famiglia, una soluzione vien trovata sempre. Ma si tratta di una situazione elaborata in stato emergenziale.  

Noi vorremmo solo tornare a fare i genitori dei nostri figli. Figli che hanno problematiche tali per cui già il compito del genitori è sufficientemente gravoso da non dover essere addizionato a questi altri ruoli che, a questo punto, pare ci competano. 

Come più volte hai spiegato, esistono tre fasi imprescindibili nella vita di un paziente trapiantato: pre-trapianto, attività chirurgica e post-trapianto. A quale anomalia evidente ci troviamo di fronte al Monaldi?

Quando parliamo di assistenza teniamo presente che la normativa nazionale e la conferenza Stato/Regioni che regolano questa attività dicono che un centro accreditato per l’attività trapiantologica deve necessariamente garantire tre fasi in maniera contemporanea, per poter essere accreditato. Fase pre trapianto, fase chirurgica (il trapianto) e la fase post trapianto.

Perché diciamo di sentirci precari?

Perché l’azienda ospedaliera dei Colli dice di poter garantire l’assistenza ai trapiantati pediatrici, ma da normativa questo non potrebbe risultare effettivo.

Nel senso che manca una delle tre fasi.

Se uno dei ragazzi dovesse aver bisogno di un nuovo trapianto, non potrebbe in ogni caso essere messo in lista a Napoli.

Per cui, quando capita un’emergenza, come nel caso di Mario, il bambino assistito a Napoli fino a quando non è stato necessario impiantatare un cuore artificiale. A quel punto è stato portato di corsa a Roma. Seguito a Napoli, ma operato a Roma in stato di emergenza. 

Andare a fare il trapianto fuori Regione non significa aver risolto il problema, significa ritornare poi in una Regione dove l’assistenza è monca, monca non per nostro giudizio.

Tutto ciò che diciamo non è frutto della nostra opinione personale, ma è ciò che emerge dagli atti fatti dall’azienda ospedaliera in termini di delibera e dalla normativa regionale. E questi documenti cozzano molto con i nostri. Quindi si va molto oltre rispetto a ciò che noi testimoniamo.  

Credi che la difficoltà a collaborare dei due Dirigenti (dell’UOC e dell’UOSD) alla quale hai accennato durante una precedente intervista, abbia rallentato ulteriormente la risoluzione della riapertura del reparto trapiantati?

Quello che io credo, rispetto alla relazione conflittuale tra le due Unità Ospedaliere non è significativo. È significativo quello che è contenuto nel verbale, a firma di Alessandro Nanni Costa (attuale Direttore del Centro Nazionale Trapianti) che indica all’azienda ospedaliera di sospendere l’attività trapiantologica a causa della relazione conflittuale. Quindi non è quello che io credo, ma quello che viene riportato nei documenti ufficiali.

È la motivazione ufficiale che l’azienda ospedaliera dei Colli ha riportato nella Delibera n.101 di sospensione dell’attività trapiantologica, è la motivazione ufficiale che la Regione Campania ha riportato nella Delibera di Assegnazione di 3 milioni e 200 mila euro per l’adeguamento del Centro Trapiantologico dell’Ospedale Monaldi.

La relazione conflittuale tra i due Responsabili delle due Unità Ospedaliere che avrebbero dovuto collaborare, ha provocato prima la sospensione, e poi, evidentemente irrisolta, probabilmente determina la non riapertura.

Ragion per cui vengono prese soluzioni di divisione dei pazienti secondo loro modalità.

Su questo aspetto noi non ci siamo mai espressi se non per esprimere sconforto.  

Il tempo passa e iniziamo a ritenere scandaloso che una struttura pubblica muova le decisioni e deroghi ai propri doveri nei confronti dell’utenza a causa di un conflitto relazionale tra due dirigenti. 

Noi non ci permettiamo di entrare nel merito delle competenze tecniche di nessuno, saranno i migliori professionisti al mondo, ma una cosa è stare in sala operatoria, un’altra è dirigere un’unità ospedaliera. Dirigere un’unità ospedaliera necessita di competenze trasversali, di flessibilità organizzativa, di capacità di mediare, di mettere a sistema le risorse. Certamente dover sospendere l’attività di trapianto pediatrico in Campania e nel centro-sud per una questione di antipatia, non mi sembra una scelta presa da un profilo adatto alla gestione.

Mi meraviglia molto anche l’Ordine dei Medici, al quale presto ci rivolgeremo scrivendo una lettera, chiedendogli di esprimersi in merito alla deontologia di tale atteggiamento, sia quello dei medici coinvolti, ma anche quello del Dott. Nanni Costa, che molto serenamente un anno e mezzo fa, verbalizza che c’è un problema di questo tipo, la soluzione migliore è sospendere l’attività, invece di dare, come sua competenza, indicazioni per la risoluzione del conflitto.   

È altrettanto scandaloso e deontologicamente, credo, ambiguo che la stessa Direzione non abbia mai avviato un’indagine interna per verificare le motivazioni di questa conflittualità e come risolverla. È scandaloso che c’è un codice di comportamento aziendale che prevede provvedimenti disciplinari, fino al licenziamento, per atteggiamenti che possono essere lesivi dell’immagine dell’azienda. Qui parliamo di due medici che litigano e fanno sospendere l’attività trapiantologica che è un livello essenziale di assistenza. Il nodo vero della situazione è tutto qui. E mi sconvolge che questa cosa passi del tutto inosservata.  

Durante la conferenza stampa del 13 luglio, cosa è emerso in relazione all’intervento della Federconsumatori?

Venerdì abbiamo fatto una conferenza stampa insieme a Federconsumatori Nazionale e Regionale perché l’associazione nazionale Federconsumatori presenta un’inibitoria contro l’azienda per comportamenti scorretti ai danni dell’utenza. Andremo avanti su questo filone sano e corretto. Noi non perseguitiamo nessuno, vorremmo solo vivere tranquillamente. Il dato oggettivo è che al di là dei singoli medici, che sono tutti preparatissimi e disponibilissimi, noi sopravviviamo grazie alla disponibilità dei singoli operatori. Questa è un’azienda ospedaliera con una mission precisa, di prendersi cura dei pazienti. Riteniamo che al di là degli exitus, purtroppo, gli utenti pediatrici che avevano bisogno di un trapianto e che sono assistiti dall’azienda, abbiano comunque avuto un danno da questo atteggiamento. Non è una guerra all’azienda, la nostra attività funge da apripista di aiuto alla dirigenza e alla governance del sistema trapiantologico, a riprendere dei binari per i quali la cosa pubblica viene utilizzata come cosa pubblica, a ricordare la sua mission e provvedere laddove motivazioni inconsistenti, che non siano tecniche ma siano puramente relazionali,  provochino l’interruzione di un livello essenziale di assistenza.

Cosa chiedete in tempi brevi?

Che venga definita l’organizzazione, gli spazi, i percorsi pediatrici. Poi l’emergenza, una tantum, ci sarà sempre purtroppo. Allo stato attuale non c’è una dimensione organizzativa definita dall’azienda. 

Abbiamo contattato Carlo Spirito, Avvocato di Federconsumatori e membro della consulta giuridica nazionale, al quale abbiamo chiesto in che modo Federconsumatori sta supportando l’attività di denuncia di Dafne Palmieri e degli altri genitori dei pazienti trapiantati?

Federconsumatori ha fatto propria la battaglia delle famiglie assumendosi la responsabilità di rivolgersi al Tribunale, nella sede naturale dei diritti perché venga riconosciuto che sospendere l’attività trapiantologica, assistere parte dei pazienti pediatrici in reparti adulti, non garantire cure  tramite percorsi diagnostico terapeutici cristallizzati in organizzazioni validate costituisce una grave lesione dei più elementari diritti del bambino in ospedale. Vogliamo che sia sancito che su tali diritti non vi sono limiti di discrezionalità del potere pubblico.

Maura Messina

Un articolo di Maura Messina pubblicato il 28 Luglio 2018 e modificato l'ultima volta il 28 Luglio 2018

Articoli correlati

Campania | 3 Aprile 2019

FOOTBALL AMERICANO

Briganti Napoli, trionfo anche nel derby di ritorno

Campania | 17 Marzo 2019

PALLACANESTRO

Il derby campano del basket fra Napoli e Caserta, tra ricordi di un glorioso passato e speranze per il futuro

Campania | 13 Marzo 2019

FOOTBALL AMERICANO

Briganti Napoli all’ultimo respiro: contro i Grifoni Perugia finisce 24-21

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi