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DOPO REPORT

Juventus e anticorpi: due mondi incompatibili

Criminalità, Sport | 23 Ottobre 2018

Mentre riordiniamo appunti e pensieri, l’attesa puntata di Report sull’indagine “Alto Piemonte” è finita da circa un’ora.

Su tutti, c’è un dubbio che ci attanaglia particolarmente. E riguarda la riflessione con cui, ieri sera, Sigfrido Ranucci ha chiuso la puntata della nota trasmissione d’inchiesta giornalistica su Rai 3, secondo cui la Juventus avrebbe evitato l’infiltrazione della criminalità organizzata perché dotata e fornita di anticorpi.

Il nostro punto di domanda è semplice: quali sarebbero questi famigerati e decantati anticorpi?

Come si fa a portare avanti una simile tesi se, in realtà, l’inchiesta dei magistrati di Torino ha evidenziato l’esistenza di una zona d’ombra al cui interno la Vecchia Signora non è stata e non può essere ritenuta parte lesa?

Com’è possibile pensare che questi presunti anticorpi siano in essere e funzionanti se il fenomeno del bagarinaggio è normalmente proseguito sino alla scorsa settimana, nonostante l’avvio, prima, e la graduale definizione, poi, di un’indagine penale di cui tutte le parti in causa erano a conoscenza?

E come può ritenersi credibile una simile considerazione se, col benestare e la complicità del presidente Andrea Agnelli, il security manager della Juventus, Alessandro D’Angelo, per anni ha avallato e assecondato affari e condotte, perpetuate dalla tifoseria organizzata vicina alle cosche calabresi, che vanno dallo stesso bagarinaggio fino all’ingresso di striscioni, altrimenti vietati, come quelli inneggianti la strage di Superga?

Sul punto, ad esempio, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Sandro Mazzola, singhiozzante e umiliato per quelle scritte offensive e irriguardose anche alla memoria del padre Valentino, dopo aver constatato che quelle ignobili pezze furono esposte allo Stadium con l’avallo e la complicità di quei vertici dirigenziali che lui stesso credeva fossero “brave persone”. E che sui social fingevano partecipazione e sdegno per ciò che, invece, era a tutti gli effetti opera propria.

La sensazione è che si sia provato, in un modo a dir poco rivedibile e alquanto maldestro, a ridimensionare responsabilità e colpe, finanche di solo ordine etico e morale, ascrivibili alla Juventus e ai propri rappresentanti.

Troppo sommario e generico parlare di dinamiche che “accadono ovunque”: si tratta di una definizione banale e miope che mal si presta a fotografare la realtà mostrata ieri sera, alla luce della quale la società più importante e prestigiosa d’Italia ha impunemente prestato il fianco al proliferare degli affari di terze parti criminali al fine ultimo di tutelare interessi comunque propri.

D’altronde ieri abbiamo avuto la conferma che questa storia – che a più riprese vi abbiamo dettagliatamente raccontato – poco ha a che vedere col calcio. Anzi, a pensarci bene il mondo Juventus si è rivelato essere tremendamente simile a quella versione, di Napoli e del Napoli, che provano ad imporci e a propinarci da sempre.

Se De Laurentiis ha un pregio, infatti, è quello di aver rotto qualsiasi tipo di legame con le frange criminali del tifo partenopeo. E non lo diciamo noi, bensì il Procuratore Giuseppe Borrelli e le audizioni in Commissione Antimafia degli ultimi anni. Volente o nolente, in quindici anni di presidenza dell’attuale patron azzurro, non c’è mai stato niente di lontanamente assimilabile a quanto emerso nei confronti della Vecchia Signora.

Ogni bomba carta, ogni striscione infamante, ogni rapina ricevuta sono una medaglia al valore di cui Società e calciatori possono vantare. E non è un caso se amiamo Marek Hamsik più di tutti, il più rapinato insieme ai suoi familiari che, a differenza di qualcun’altro, non si è mai piegato alle logiche dei camorristi pseudo-tifosi che in questi anni ne avrebbero voluto sfruttare la visibilità per feste ed eventi.

Anzi, se si considera la realtà economica e sociale decisamente difficile e complessa in cui agisce e opera la S.S.C. Napoli, noi sì che abbiamo gli anticorpi. A differenza degli altri, che preferiscono affidarsi agli “amici” giusti. Che contino fino a mille i tifosi bianconeri prima di indignarsi per quanto fin qui scritto. Perché le prime vittime, più o meno consapevoli, di tutto ciò sono proprio loro.

Antonio Guarino

 

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 23 Ottobre 2018 e modificato l'ultima volta il 23 Ottobre 2018

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