mercoledì 23 ottobre 2019
Logo Identità Insorgenti

‘E CASCETTELLE

Da “Il giorno” del 1 novembre 1904 un inedito “Moscone” di Matilde Serao che racconta la tradizione dei bambini partenopei

Identità, NapoliCapitale, Storia | 30 Ottobre 2017

SIGNURÌ ‘E MUORTE
SOTT ‘Â PÉTTOLA CHE NCE PUORTE
E NCE PUORTE ‘E CUNFETTIÉLLE
SIGNURÌ ‘E MURTICIÉLLE!

“Una volta, i bambini napoletani, nel periodo dei morti, si divertivano ad andare in giro per i vicoli portando una piccola scatola di cartone, con una fessura alla sommità, che avevano essi stessi diligentemente costruito. Sulla scatola, di legno, di latta o di cartone, avevano disegnato un teschio a mo’ di quello dei pirati o di “chi tocca i fili muore”. Vi avevano inserito dentro una monetina, l’obolo di partenza ricevuto, di solito, dai genitori. Così, agitando la scatoletta e facendo sbatacchiare la monetina al suo interno, scorrazzavano a gruppetti e, ridendo e urlando, fermavano i passanti al cui indirizzo intonavano una cantilena, tramandata loro dai nonni, che mi sembra incredibilmente analoga al sintetico ed angloassone “trick or treat””. Lo racconta in tempi recenti Gianna Caiazzo, di Vongolenapulitane, seguita pagina fb, che aggiunge che “molti, intimiditi dall’esuberanza dei bambini che saltavano loro intorno, o temendo di essere scherniti davanti agli altri, o soltanto per simpatia e divertimento, contribuivano inserendo qualche spicciolo (non più gli antichi cunfettielli) nella preziosa urna. E il contenuto, via via, tra la gioia dei piccoli, tintinnava sempre di più”.

Di questa tradizione racconta anche Gianfranca Ranisio nel libro “La città e il suo racconto: percorsi napoletani tra immaginario e reale” dove si spiega con dovizia di particolari e testimonianze d’epoca che le offerte servivano per le anime pezzentelle, per accendere loro un cero. Andava, infatti, proprio alle chiese come quella del Purgatorio ad Arco.  Ma altre narrazioni e testimonianze di allora ci informano che i soldi così raccolti venivano investiti in bomboloni e fili di liquerizia e radici da succhiare… altro che scherzetto e dolcetto

Racconta Ranisio che nel periodo delle anime del purgatorio, appunto il 2 novembre, c’era una vecchietta a Santa Maria Antesaecula che vendeva queste cascettelle, tutte dipinte di nero, con le testine da morto vicino e con la croce.

Delle cascettelle parla anche Eduardo in Filumena Marturano: “…ambo due e con tre figli da crescere, andai ad abitare al vicolo San Liborio, basso numero 80, e mi misi a vendere sciosciamosche, cascettelle p’’e muorte e cappielle ‘e Piererotta, ‘E sciosciamosche li fabbricavo io stessa e guadagnavo quel poco per portare avanti i miei figli…….Doppo vintun’anne, ‘e figlie mieie nun truvanno lavoro, se n’andaiene uno in Australia e duie in America e nun aggio avuto cchiù notizie. Rimanette io sola; io, ‘e ‘sciosciamosche e ‘e cappielle ‘e Piererotta.”

Su “Il Giorno” del 1 novembre 1904 ne parla anche Matilde Serao nel suo capomoscone. “Domani mattina, a Dio piacendo, saremo svegliati da un’orchestrina originale di strumenti non molto melodiosi, ma per compenso sufficientemente assordanti. Centomila scatolette di cartone, debitamente segnate col teschio tradizionale e le immancabili ossa incrociate, faranno risuonare per tutte le vie di Napoli, per tutti i vicoli, per tutti i cortili, per i pianerottoli delle nostre scale, i soldini che vi sono piovuti dentro, attraverso la sottile fenditura, ed il rullo di questo strano tamburino ci accompagnerà da per tutto, e, dovunque, un bambino, due bambini, dieci bambini ci affronteranno, ci stringeranno in mezzo, ci sgusceranno tra i piedi, agitando la cascettella e strillando in tutti i toni: “Signurì, ‘e muorte!”. E’ nel nome dei morti, che l’infanzia chiede la sua mancia, domani: è con questa invocazione pietosa che essa vi domanda il piccolo obolo. E gli occhietti vi interrogano ansiosi, e spiano le vostre mosse; e lampeggiano felici quando la vostra mano si tende, e l’obolo è dato: “Signurì, ‘e muorte!”. Oh, date pure un soldino a questi bimbi che ve lo chiedono gaiamente, agitando la cascettella crocesegnata, e si sparpagliano con un grido di gioia, quando sono contentati…”.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 30 Ottobre 2017 e modificato l'ultima volta il 8 Dicembre 2018

Articoli correlati

Identità | 17 Ottobre 2019

IL RACCONTO

Portalba, una storia di dita annerite

Beni Culturali | 16 Ottobre 2019

POGGIOREALE

Ogni anno verso il 2 novembre piangono gli illustri: tombe di Gemito, Viviani, E.A. Mario tra oblio e incuria

Identità | 15 Ottobre 2019

AL MERCADANTE

Napoli Mon Amour diventa testo teatrale con la regia di Rosario Sparno

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi