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‘E CASCETTELLE

Ne parla anche Marotta ne “L’oro di Napoli”: “La morte è la più antica cittadina di Partenope”

Identità, Libri | 1 Novembre 2017

Nei giorni scorsi vi abbiamo proposto un inedito di Matilde Serao sull’usanza diffusa fino a qualche decennio fa dei bimbi partenopei di girare per le strade di Napoli nel giorno dei morti con ‘e cascettelle per chiedere un soldino da dare ai morti (e per comprare, poi, dolciumi). Di questa usanza dimenticata e da recuperare parla anche Giuseppe Marotta ne “L’oro di Napoli”, libro scritto nel 1947, nel capitolo intitolato “La morte a  Napoli” di cui vi proponiamo un estratto.

 

 

Il 2 novembre i vicoli brulicano di bambini che sollecitano i passanti, in nome dei morti, a introdurre qualche spicciolo in certi loro bizzarri e funerei salvadanai di cartone fabbricati per la ricorrenza. Inutile dire che questo denaro non va poi speso in candele e fiori per i defunti, bensì in melagrane e dolci per gli stessi piccoli questuanti; e se finiamo per aderire ai loro perentori inviti è perché d’improvviso ci ricordiamo, trasalendo, che a Napoli muoiono troppi bambini. Quando muore un bambino i suoi parenti gettano dietro il carro bianco che si allontana manciate di confetti. Rimbalzano e rotolano sulla strada questi confetti di qualità scadente, porosi e grigiastri: innumerevoli coetanei del defunto accorrono e si accapigliano per raccoglierli, lasciando lembi di camicia e di pelle nella zuffa; ridenti e furiosi non sentono la morte che li chiama e li conta come la chioccia fa con i pulcini, ma sono pieni della necessaria dimestichezza con lei.

Nel cimitero di Poggioreale vidi un bambino. Seppellivano suo padre, e qualora quel bambino fosse nato e cresciuto in un’altra città si intende che i suoi parenti avrebbero dovuto lasciarlo a casa. Poteva avere 8 anni ed era nero come la pece; immobile in prima fila, mentre la cassa veniva sotterrata, mangiava un biscotto impregnato di lacrime. A un certo punto, Dio sa come, una incauta farfalla fu investita da una palata di terra e scomparve nella fossa che i becchini andavano colmando. Il bambino toccò la gonna di sua madre e disse: “Hai visto?”. “Sì” bisbigliò la donna, cessando per un attimo di piangere e accarezzando il figlio. Tutto era così naturale in quei volti e in quegli animi e in quelle parole come nelle nuvole bionde sulla collina, come nell’erba ravviata da impercettibili venti meridiani, come nei tavoli neri delle osterie che ai piedi di Poggioreale impazientemente aspettano gli orfani e le vedove; sì la morte è la più vera e la più antica cittadina di Napoli. Dice ogni momento: “Pagatemi il piacere di essere esistiti qui e non altrove” è una tassa di Dio, è presente nei sogni e nelle canzonette del popolo, può erroneamente sembrare che le si manchi di rispetto o che al contrario la si idolatrizzi, mentre i fondamentali rapporti dei napoletani con lei sono soltanto quelli di una sincera e civile parentela.

Giuseppe Marotta

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 1 Novembre 2017 e modificato l'ultima volta il 8 Dicembre 2018

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