fbpx
giovedì 21 gennaio 2021
Logo Identità Insorgenti

E LE IENE MUTE

L’allarme del prefetto: a Venezia la mafia punta sui locali in crisi

Criminalità | 15 Maggio 2020

Non bastava la nube nera che avvolge in queste ore Venezia, in questo ultimo anno davvero senza tregua per la città lagunare. C’è anche un’altra nube che sta per opprimere la città, ed è quella della criminalità organizzata. Le mafie, infatti, sono in agguato. E le Iene, i Giuda Golia, sempre pronti a parlare di infiltrazioni (inventate) sui buoni alimentari a Napoli, e per giunta in passato anche presenti sulla vicenda Mose, in questo caso non si vedono.

L’allarme stavolta è specifico, esplicito. Arriva dal prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, che in un’intervista questa mattina al Corriere Veneto lo dice chiaramente: «Il nostro territorio è fertile per le associazioni mafiose. Adesso – dopo il lockdown – con l’arrivo di molti soldi, è più di un rischio, direi una certezza, il tentativo di infiltrazioni».

Con la fine della prima fase emergenziale «molte imprese e ditte, soprattutto quelle più piccole, sono in grandi difficoltà – spiega il prefetto – e queste difficoltà potrebbero aprire la strada a interessi che sono quelli della criminalità organizzata. Manca liquidità, gli incassi non ci sono stati per settimane, gli imprenditori potrebbero fare una scelta suicida, quella di vendere, anche se sarebbe meglio dire svendere la propria azienda, o far entrare capitali illeciti. È questa una tentazione che si presenta in ogni crisi e a maggior ragione si presenta oggi in forma più forte».

Per Zappalorto, che nel 2014 fu nominato commissario al comune dl Venezia e da luglio 2018 è alla guida della prefettura, nel territorio veneziano e veneto la presenza della criminalità organizzata «è diffusa, in certe zone anche capillarmente, confermata da tante indagini».

Quindi la mafia a Venezia, esiste. Ma non credo ne abbiate mai sentito parlare più di tanto, non è vero?

«Questi criminali dispongono di somme ingenti con cui si rivolgono agli imprenditori in difficoltà – continua il prefetto di Venezia – che piuttosto di morire accettano capitali illeciti. Penso che questo non sia solo possibile, ma molto probabile». Anzi, i tentati di infiltrazione sono «solo questione di tempo», perciò occorre «vigilare e metter in atto tutte le azioni possibili per evitarlo. Con pochi soldi le mafie possono accaparrarsi attività importanti».

«Con un’economia che si basa solo sul turismo – dice Zappalorto di Venezia – nel momento in cui il turismo non c’è è a rischio tutta la città: la ristorazione, gli alberghi, i campeggi, i bar… Molte di queste attività non riusciranno più ad aprire favorendo l’ingresso di associazioni mafiose. Per questo, dice Zappalorto, «sto mettendo a punto una strategia, mi coordinerò con la procura e tutte le forze dell’ordine. Vanno affinati gli strumenti – conclude – in modo da capire per tempo cosa sta succedendo e coordinarci per essere pronti per fronteggiare questo fenomeno», dice, indicando quindi la strada per bloccare le incursioni della criminalità: lavorare «tutti assieme: comuni, Forze dell’ordine, categorie soprattutto, che devono fare scudo assieme a noi. I contributi devono andare a chi ha bisogno: persone aziende, ditte che sono in crisi. Quelle vere, non finte».

La mafia a Venezia però è ormai un’antica abitante. Sei anni fa, dopo l’arresto del sindaco Giorgio Orsoni e di altre 34 persone per  lo scandalo tangenti legate al Mose, qualcuno aveva deciso di rendere visibile a tutti la propria indignazione con uno striscione, esposto sul Canal Grande. “No mafia, Venezia è sacra” recitava.

Tra i personaggi coinvolti ci fu anche Giancarlo Galan, ex governatore della Regione: Galan ha poi patteggiato una pena di 2 anni e 10 mesi di carcere restituendo 2,5 milioni di euro. Secondo le accuse l’ex governatore si sarebbe addirittura ristrutturato una villa con i soldi che avrebbe illecitamente ottenuto. La società responsabile dei lavori, il Consorzio Venezia Nuova,  fu a quel punto commissariata dal governo.

Lo ricordò non tanto tempo fa anche il nostro Catello Maresca, intervistato dal Corriere di Venezia, proprio sul pericolo infiltrazioni della criminalità organizzata in Veneto: “Le mafie sono come un cancro, non si può mai sapere dove si diffonderà la metastasi. Nessuno si può considerare immune, in particolare in quei territori dove, come diciamo qui a Napoli, c’è più ciccia, cioè girano più soldi”.

Ora arriva anche l’allarme del Prefetto di Venezia a fare da controcanto.

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 15 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 16 Maggio 2020

Articoli correlati

Criminalità | 5 Gennaio 2021

LA RIFLESSIONE

Ripudiamo la narrazione coi lupi neri e bianchi: Napoli ha bisogno di cura

Criminalità | 27 Aprile 2020

IL MAGISTRATO

Altro che spesa. Cafiero De Raho: “Pericolo mafie? In appalti e imprese. E riguarda tutta Italia”

Criminalità | 9 Dicembre 2019

L’AGGUATO

Spari al Vasto a mezzogiorno, c’è un ferito. I residenti escludono un regolamento di conti tra migranti