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EBREZZE ISTITUZIONALI

La guerra delle ordinanze sull’alcool tra De Luca e de Magistris

Attualità | 29 Maggio 2020

Sono giorni che in Campania (e anche fuori confini viste le consuete ospitate del sindaco di Napoli a mattino 5 per parlare di movida, dopo le comparsate che avevano ad oggetto pizze e pastiere) si discute delle regole da dare ai baretti, soprattutto nella città di Napoli che, repressa dal rumore e dal colore della sua continua ammuina – messa a tacere per due mesi a causa della quarantena – in questi giorni è tornata a vivere, confermando il caos gioioso – e sicuramente a volte incivile, a giudicare almeno dai risvegli domenicali del lungomare inzozzato – che la distingue da sempre.

La movida è diventata, insomma, una guerra politica tra De Luca e de Magistris. Ammantata, ovviamente, di tutta una serie di scusanti e di buone ragioni, “vicinanza agli imprenditori ma anche ai ggiovani” da parte dell’uno o dell’altro.

Così se de Magistris da giorni annuncia – e sarebbe prevista per oggi dopo la conferenza delle 15 di De Luca – un’ordinanza anti governatore che avrebbe consentito ai locali, fino ad oggi chiusi tassativamente per le 23, promettendo che avrebbe consentito loro di restare aperti 24 ore su 24 (perché al sindaco, si sa, piace essere iperbolico ed esagerare, in barba ovviamente a un minimo di esigenza di riposo per chi abita nelle strade della movida in diversi quartieri cittadini), De Luca decide di bruciarlo sul tempo. E nella notte approva la nuova ordinanza, la 53: i baretti possono chiudere all’1 e così i ristoranti e altri luoghi. Ma bere, in piedi, fuori ai baretti o ai chioschi, dalle 22 sarà vietato.  Poi ovviamente non si pone mica il problema di chi controllerà e come. E noi cittadini, ancora una volta, in balia di soluzioni tampone: “Vediamo che succede questo week end, nel caso facciamo un’ordinanza nuova per il prossimo”. Come se poi non bevendo in piedi si attenuerà in qualche modo il casino consueto del fine settimana nei luoghi della movida in città.

Non voglia mai, dunque, che arrivi in giornata anche la delibera promessa dal sindaco: stavolta ci sentiamo di solidarizzare con chi gestisce un bar che nel corso di 12 ore e magari entro stasera dovrebbe adeguarsi alle nuove norme del sindaco e a quelle del governatore, magari in contraddizione tra loro. Un vero e proprio guazzabuglio istituzionale.

“A seguito delle problematiche registrate nello scorso fine settimana e degli incontri avuti in settimana con le Camere di Commercio – spiega il comunicato stampa della Regione – l’ordinanza numero 53 del 29 maggio 2020 dispone quanto segue: è fatto divieto di vendita con asporto di bevande alcoliche, di qualsiasi gradazione, dopo le ore 22,00 da parte di qualsiasi esercizio commerciale (ivi compresi bar, chioschi, pizzerie, ristoranti, pub, vinerie). La decisione viene – spiega Palazzo Santa Lucia – a seguito delle problematiche registrate nello scorso fine settimana e degli incontri avuti in settimana con le Camere di Commercio”.

In sintesi resta consentita la possibilità di apertura a partire dalle ore 5 e l’obbligo di chiusura è ora dunque entro l’una, con obbligo di somministrazione al banco o ai tavoli a partire dalle ore 22.

In settimana Confesercenti Campania aveva chieso a De Luca di posticipare la chiusura dei locali oltre l’orario inizialmente fissato delle 23 e anche un coordinamento di locali napoletani avevano fatto sentire la sua voce in merito. Ma siamo certi che la mossa di De Luca sia dettata anche da ragioni politiche, per bruciare l’annuncio di de Magistris che ancora non si è tramutato in ordinanza (si aspettava il parere dell’Anci). E che sarebbe folle anche questo (perché nemmeno in tempi normali i locali sono mai stati aperti 24 ore su 24). A questo punto c’è da sperare che resti uno dei tanti annunci del sindaco non diventati realtà.

Al popolo della notte di Napoli e della Campania, e non solo a quello della notte, solidarietà. Niente spiagge libere nella maggior parte delle coste, niente aria (perché siamo tutti con la mascherina), niente mare. Ora anche niente birra sugli scogli… e soprattutto per tante famiglie, per tante persone, niente reddito d’emergenza (e ieri in mille lo hanno chiesto manifestando fuori l’Inps: De Luca e de Magistris pensassero a dare risposte a questi cittadini).

Giusto per ricordare che i problemi di questa città e di questa regione in questa fase drammatica non sono certo “la movida” con lo spettacolo indecorso delle nostre istituzioni che si sfidano nella guerra dell’alcool.  Ma un’aumentata precarietà e povertà che dovrebbe forse essere il primo pensiero di chi ci governa.

Ma si sa, noi siamo sognatori. Cin cin.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 29 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 29 Maggio 2020

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