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ECCELLENZE SICILIANE

Sortino: dalla Xuto Hyblon e Anima, i primi distillati al miele in commercio

Economia, Identità, Made in Sud | 19 Marzo 2015

Cattura

Negli Iblei l’apicoltura era certamente importante ancor prima dell’invasione greca e lo fu in particolare nell’area di Pantalica ove, dal 1250 al 700 a.c., secondo gli storici, si trovava la capitale dello Stato siculo del mitico Hyblon: re del popolo delle api.

Se non fossimo la colonia interna di questo paese, la città di Sortino meriterebbe in questo momento di essere sotto tutti i riflettori, altro che Expo targato MacDonald’s e Coca Cola: patria di mieli quali quello di timo, eucalipto, zagara e millefiori, è nota fin dall’antichità classica per l’eccellenza del suo prodotto. Dalla torchiatura dei favi usati per raccogliere il miele gli apicoltori ricavano da sempre un distillato a base di miele, finora non commercializzabile per la legge italiana perché non era garantita l’igienicità del prodotto: grazie all’ingegno di un’azienda locale, la Xuto, è stato possibile superare l’impasse burocratico e immettere sul mercato i distillati.

Sortino sorge presso i Monti Iblei, nell’incantevole panorama della necropoli rupestre di Pantalica, riconosciuta dall’Unesco patrimonio universale dell’umanità, e del fiume Anapo:  Teocrito , Ovidio e Virgilio hanno reso immortale con le loro opere l’eccellenza del  “miele ibleo“. Ogni anno vi ha luogo ad Ottobre la Sagra del Miele e dei Prodotti Tipici, ed è sede della “Casa do’ Fascitraru”, la Casa Museo dell’apicoltura tradizionale, che racchiude secoli di tradizione popolare della cultura iblea. I “fascitrari” o “fasciddari” sono gli apicoltori che producono il miele in arnie costruite con la fascetra, ossia legno di ferula, arbusto tipico della Sicilia.  Dalla loro antica arte lo “spiritu ri fascitrari” – liquore dei mielai – ottenuto dalla torchiatura dei favi sciolti in acqua bollente, poi fatto fermentare,  distillatato e “cunzatu” – condito – con miele cotto a fuoco lentissimo.

Il segreto della lavorazione risiede nella capacità di comporre il “gileppo”, l’insieme degli ingredienti aggiunti per esaltare gusto del miele: ogni fascitraro possiede il suo spiritu, la sua ricetta personale che da origine ad una serie di produzioni artigianali diverse. Come prima accennato fino a qualche anno fa la produzione di questo distillato per la legge italiana non garantiva l’igienicità del prodotto: merito della Xuto  l’aver elaborato una tecnica di lavorazione che ha consentito la messa in commercio del liquore, con significativi riscontri anche sul mercato estero.
La Xuto, come apprendiamo da loro sito, è una “società agricola impegnata a diffondere l’antica tradizione del distillato dei mieli dei monti Iblei“: anche la scelta del nome aziendale è legato alla tradizione e al mito, che narra di “Xuto, fratello di Eolo, che rifugiatosi a Pantalica, in segno di gratitudine per l’ospitalità ricevuta rivelò agli apicoltori sortinesi la formula segreta racchiusa nell’anima del miele“. I distillati messi in commercio sono due: Anima e Hyblon, rispettivamente acquavite il primo e distillato il secondo. Resta solo una cosa da fare: assaggiarli.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 19 Marzo 2015 e modificato l'ultima volta il 20 Marzo 2015

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