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ECO BALLE

I deliri di De Luca: “Saremo la Regione ambientalmente più avanzata”

Politica | 24 Settembre 2020

Nel suicidio elettorale concepito con minuzia e pervicacia da centrodestra e M5S, la vittoria di Vincenzo De Luca alle regionali campane era ampiamente prevedibile, così come era ampiamente prevedibile la conferenza/monologo post voto che ne sarebbe seguita. Ciò che invece ci ha sorpreso – ascoltando la diretta – è un passaggio nel quale il rieletto De Luca afferma che nel giro di un anno e mezzo la Campania sarebbe diventata “la regione più ambientalmente avanzata d’Italia”. Sì, avete letto bene: la Campania, quella delle ecoballe di Giugliano, quella della Terra dei Fuochi, del fiume Sarno, dei Regi Lagni, del sistema di raccolta e riciclo dei rifiuti che fa acqua da tutte le parti, quella priva di impianti di compostaggio, del litorale Domizio, la Regione dei depuratori obsoleti e dei cumuli di monnezza disseminati un po’ ovunque nell’ex Campania felix.

Che in campagna elettorale si sprechino promesse o si palesino spiccate doti di fantasia è risaputo e largamente accettato ma in questo caso, a campagna conclusa, ci troviamo dinanzi all’ennesima delirante ostentazione di onnipotenza che offende e mortifica chi vive e soffre da decenni quei territori. Intere comunità costrette a vivere chiuse in casa per evitare di inalare i miasmi provenienti dall’esterno o a ridosso di un mare che potrebbe essere volano di sviluppo e invece risulta costantemente contaminato da scarichi abusivi.

Ecoballe, uno scandalo mondiale

Nel lontano 2016 Renzi e De Luca inseguiti da un nugolo di giornalisti scalpitanti, passeggiavano fieri tra le milioni di tonnellate di ecoballe stipate a Taverna del Re, a Giugliano in Campania. Entro due anni ripuliremo tutto – promettevano alla stampa –  se non ci riusciamo vorrà dire che abbiamo fallito e i campani a quel punto dovrebbero prenderci a pedate dietro al sedere.

E proprio tra le “piramidi della vergogna” – come furono a suo tempo battezzate – De Luca annunciò che nel giro di 18 mesi la Terra dei Fuochi sarebbe diventata la Terra dei Fiori. Sono passati quattro anni e le ecoballe sono ancora a Taverna del Re. Parliamo di un territorio vasto quanto l’intera isola di Procida tappezzato da ben 6 milioni di tonnellate di ecoballe (in cinque anni ne sono state rimosse 800 mila, di questo passo ci vorranno altri 25 anni), uno scempio ambientale senza precedenti nella storia del nostro continente, una distesa di monnezza che si estende a perdita d’occhio lungo l’orizzonte e che continua a infestare il comune a ridosso di Napoli.

Questione monnezza

Sul fronte rifiuti nulla sembra essere stato fatto in questi anni per rinnovare e implementare l’impiantistica del territorio: Napoli e l’intera Regione sono difatti cristallizzate a 10 anni fa, quando fu realizzato il termovalorizzatore di Acerra, il mega impianto gestito dalla società bresciana A2A che non solo brucia la nostra monnezza a caro prezzo ma ci vende anche l’energia elettrica prodotta dalla sua combustione.

La carenza di impianti di compostaggio rappresenta dunque il più grande limite del ciclo dei rifiuti in Campania. Una consistente fetta della spazzatura urbana è composta dalla frazione umida, la quale, puntualmente, viene spedita fuori regione a caro prezzo oppure bruciata ad Acerra. Dal trattamento della frazione umida napoletana le aziende del nord ne ricavano biogas (miscela di metano e anidride carbonica che può essere trasformata in energia elettrica e termica) oppure compost da utilizzare in agricoltura. Lo scorso anno, tuttavia, grossi quantitativi di rifiuti organici arrivati in Veneto sono stati rispediti al mittente poiché inquinati da sostanze estranee, con il conseguente ingolfamento del sistema di gestione e di smaltimento campano.

Pensate: a fronte di una produzione annuale di quasi 750 mila tonnellate di organico, gli impianti della nostra Regione trattano appena 56 mila tonnellate. Briciole, in parole povere. Nel 2018 fu finanziato dalla Regione Campania la progettazione di un impianto di compostaggio nel quartiere di Ponticelli ma i lavori, previsti tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, non sono ancora partiti. Se pure si riuscisse a realizzare l’opera entro il fatidico anno e mezzo che ci separa dal divenire la regione più “ambientalmente avanzata d’Italia”, l’impianto sarà capace di smaltire tra le 40 e le 60 mila tonnellate all’anno. Sul groppone resterebbero ancora poco meno di 650 mila tonnellate annue…

Catastrofe ambientale

La catastrofe ambientale che attanaglia importanti pezzi di Regione è sotto gli occhi di tutti, basti pensare ai 120 mila euro di multa (che si aggiungono ai 20 milioni di forfait già versati) che ogni giorno paghiamo all’Europa per l’emergenza rifiuti, e che continueremo a pagare fino a quando il ciclo dei rifiuti non soddisferà i dettami imposti da Bruxelles. Dettami sacrosanti e imprescindibili, per giunta, perché pensati allo scopo di salvaguardare la salute pubblica e l’ambiente.

Altre sanzioni si sommano alla precedente a causa delle mancate bonifiche alle discariche abusive, per gli scarichi fognari e gli impianti di depurazione non a norma e così via. Sul fiume Sarno stendiamo un velo pietoso: appena due settimane fa sono stati individuati oltre 40 scarichi abusivi mentre i carabinieri del Gruppo Tutela Ambientale di Napoli, insieme ai carabinieri del Noe di Napoli e Salerno e dei Gruppi di Tutela Forestale di Napoli, Salerno ed Avellino, denunciavano 50 persone tra cui spiccano i responsabili dei laboratori di analisi che rilasciavano le certificazioni d’idoneità degli scarti prodotti dalle aziende. L’ennesimo scandalo perpetrato ai danni di una comunità sottoposta a 40 anni di promesse, di raggiri e di frottole politiche. Ma in fondo di cosa ci lamentiamo? Se paragonato a 40 anni un anno e mezzo è un battito di ciglia; ancora un po’ di pazienza e finalmente torneremo ad ammirare la Campania felix, parola di De Luca…

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 24 Settembre 2020 e modificato l'ultima volta il 26 Settembre 2020

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