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Storia e libri: alla scoperta della nostra "Atlantide"

Cultura, DueSicilieOggi | 26 Settembre 2013

“Mi fermo qui. Auguro buon lavoro a chi proseguirà il racconto. La storia del Sud è tutta da riscrivere.” Con queste parole Nicola Zitara termina la sua opera postuma “L’invenzione del Mezzogiorno”. Effettivamente siamo stranieri in patria, conoscendo ben poco noi stessi.
Quanti di noi conoscono il vivace clima culturale di Napoli nei primi anni del dominio sabaudo? In quegli anni cupi per la capitale detronizzata fiorirono numerosi giornali, spesso in lingua napoletana, che argutamente sferzavano la “libertà” e i tempi nuovi.
La Follia di Antonino Teodoro, Lo Trovatore di Don Saverio, il giornale più longevo, attivo dal 1866 al 1877, Il Ciabattino, “amatissimo” dalla censura italiana, ma anche Lo Cuorpo de Napole e lo Sebeto di Luigi Del Preite, che nacque garibaldino per poi criticare aspramente le “cose storte” del governo di Torino e il successivo “Lo Spassiatiempo” di Luigi Chiurazzi che come Luigi Cassitto di Bonito passò rapidamente dall’entusiasmo alla disillusione per i fatti del 1860. Poeti di una lingua ormai condannata a morte dalla televisione. Ma è possibile salvare le radici di un popolo senza salvare la sua lingua?
Far conoscere le opere di questi autori non sarebbe soltanto necessario e giusto per salvaguardare la lingua napoletana, ma anche per far comprendere attraverso la “viva voce” dei contemporanei quanto costò la cosiddetta unità d’Italia ai “beduini-affricani”. E’ il malinconico canto della Napoli capitale morente, il cui ultimo esponente sarà Ferdinando Russo.
Questo è solo un aspetto della cultura napoletana che andrebbe approfondito. Come non citare l’accerchiamento diplomatico operato dalle potenze occidentali, Inghilterra e Francia, nei confronti del regno delle Due Sicilie, culminato nei fatti del 1860. Un modus operandi più che mai attuale, basti pensare a ciò che sta accadendo in Siria oggi.
Negli ultimi anni sembra essere abbastanza diffuso il revisionismo storico sul risorgimento italiano, almeno su internet. A tutti i neofiti raccomando sempre la massima oggettività, sarebbe un errore gravissimo contrapporre leggende a leggende, c’è chi non chiede di meglio per ridicolizzare l’antirisorgimento, un fiume carsico che “scorre” fin dai tempi di Giacinto de’ Sivo, se proprio non vogliamo scomodare il principe di Canosa e i cronisti al seguito del Cardinale Ruffo. Ovviamente bisogna essere consapevoli che la nostra storia non inizia con l’entrata di Carlo di Borbone a Napoli, né termina con la ritirata di Francesco II a Gaeta.
La D’Amico Editore nasce con il proposito di far conoscere ciò che è stato dimenticato o occultato, con umiltà e passione. L’impresa è difficilissima, forse impossibile, ma almeno proviamoci!
Vincenzo D’Amico

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 26 Settembre 2013 e modificato l'ultima volta il 15 Novembre 2018

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