lunedì 14 ottobre 2019
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L’EDITORIALE

La ricerca di una sinistra oltre la sinistra

Politica | 1 Giugno 2019

Se c’è una cosa che odio (quasi) più dei fascismi e di tutto ciò che volete, sono gli elitarismi indegni e i richiami all’abolizione del suffragio universale portati avanti da gente che si crede di sinistra e che, come unica arma politica, ha il definire ignoranti coloro che non votano come loro credono. Le democrazia a targhe alterne mi fanno pena, al pari di quell’inquinamento del linguaggio politico messo in atto dall’apparato mediatico, in modo che “populismo” e “sovranismo” siano termini da rendere inutilizzabili quando, in realtà, sono il sale della politica e sono presenti nella nostra Costituzione.

Il terribile, offensivo e delirante modo di denigrare le scelte popolari quando non sono in linea con le indicazioni di voto di Repubblica o di Internazionale mi manda ai matti. Il popolo non è un referente empirico, bensì un concetto discorsivo. Non c’è nessun popolo della sinistra da riprendersi, dal momento che la sinistra italiana è sepolta dalla Storia, mentre l’attuale centro-sinistra liberale (PD, +Europa, la sinistra, i Verdi: tutti) e la Lega si pongono quali due facce della stessa medaglia: poliziotto buono e cattivo della paralisi, politica, sociale, etica e morale di un’epoca.

Finanche di un leghista napoletano bisognerebbe capire le ragioni: non si tratta di stucchevole diritto all’espressione di “tutto”, bensì di comprendere le ragioni di fondo. Quanto malessere può portate a una scelta del genere? La disperazione assoluta. Quale clamorosa incomprensioni delle intenzioni della Lega ci sono alla base?

Un “proletario” del Nord che vota Lega è esasperato e finisce per votare il patronato più destrorso; ma il Sud lo sa che sta spingendo per una divisione dell’Italia che di fatto né sfalderà i presupposti unitari, cioè sta contribuendo a dare il mandato di distruggere persino ciò che resta del welfare?

Probabilmente no, o non lo considera prioritario di fronte ad altre paure ragionevoli o indotte.

L’urgenza di creare una nuova, vera sinistra

Il male peggiore, però, è che non esista ad ora, almeno tra quelle candidate, alcuna forza neanche residuale in grado di riprendersi certi voti o di bonificare il dibattito o di spiegare certe o addirittura anche solo di nominarle.

Ci sono persone – totalmente in buona fede e convintamente democratiche – che votano PD per abitudine, perché “geneticamente” il PD è figlio della tradizione comunista, pur essendone divenuto la negazione (ad eccezione di qualche candidatura di spicco e meritevole, come quelle di Siani e Roberti). Addirittura, nel più grande dei malintesi, alcuni citano Emma Bonino come donna di sinistra. Qualcuno, forse i più, per la buona vecchia teoria del male minore.

Se non si capisce che il centro sinistra – la sua irriflessiva esistenza, la sua adorazione muta per tutte le politiche più antisociali ordinate da Bruxelles – è parte del problema, che addirittura esso ha interessi concreti nell’alimentazione e nella crescita della destra, non si è capito, a mio modo di vedere, nulla. Che il PD non rappresenti alcunché di popolare è testimoniato dal fatto che possa vincere solo nel centro delle grandi città. E neanche sempre.

I 5 stelle sono in panne, a causa di una leadership indecente e della mancata preparazione ideologica che non ha fatto loro capire di chi dovrebbero fare gli interessi per mantenersi in piedi.

L’etichetta di sinistra, almeno in Italia, è talmente detestata e detestabile che forse bisognerebbe evitare di usarla. Sarebbe il caso di definirsi socialisti, o forse semplicemente costituzionalisti, dato che è la nostra Costituzione, semplicemente, a non essere in linea con la maggior parte dell’architettura dell’UE così configuratasi. In quest’ottica, l’unica speranza per chi si ritiene di sinistra è la nascita di un “populismo” di Sinistra agonistico, forte, coraggioso, che sappia mettere sul tavolo le questioni di sopravvivenza, anche minima, di chi vorrebbe difendere.

In Francia (la France Insoumise di Mélenchon) e in Spagna (Podemos) esistono, ma stanno arretrando vistosamente perché hanno perso la carica iniziale. Persino i democratici statunitensi lo hanno capito. Ma l’Italia non mi sembra minimamente pronta a nulla del genere, laddove il vecchio muore e il nuovo non può nascere.

Mario Cosenza

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 1 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 4 Giugno 2019

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