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Eduardo De Filippo, una vita dedicata al teatro

7arti, News | 31 Ottobre 2016

NAPOLI, 31 OTTOBRE. Il 31 Ottobre 1984 veniva a mancare il grande Eduardo De Filippo. Figlio illustre della città partenopea, è riuscito, attraverso la sua genialità di autore teatrale nonché attraverso la sua profonda conoscenza dell’animo umano, a portare Napoli nei più prestigiosi teatri internazionali.

Figlio del commediografo Eduardo Scarpetta e della sarta teatrale Luisa De Filippo, nasce a Napoli, nel quartiere di Chiaia, il 24 Maggio 1900. Una vita tormentata quella di Eduardo, il quale ha dovuto fronteggiare le controversie con il padre e con i fratelli Peppino e Titina. La serenità, però, la ritrovava sul palcoscenico: infatti la sua lunga e prestigiosa carriera, iniziata all’età di soli 4 anni, ha lasciato commedie che sono pietre miliari nella storia del teatro italiano e non solo. I più grandi attori del cinema, nel corso degli anni, si sono cimentati nei personaggi da lui creati.

Lo sguardo lucido, ironico e sensibile di Eduardo ci manca ancora oggi. Ha saputo segnare un secolo, quello del 900. La sua grandezza si esprime principalmente nel fatto di essere contemporaneamente di una cultura raffinata e popolare. Eduardo può essere inteso da tutti, addirittura da chi non conosce la lingua in cui sono scritte le sue commedie; la mimica, l’espressione, l’intercalare e i toni della sua voce si fanno sempre e in ogni modo comprendere dallo spettatore.

Attraverso il teatro, Eduardo amplifica la sua creatività e contemporaneamente fa esplodere emotivamente i propri personaggi grazie anche a una profonda analisi sociale e a volte politica. La grandezza di Eduardo si esprime nel fatto che è riuscito a ritrarre una società spesso ipocrita con una falsa morale, partendo dalla città di Napoli e totalizzando questi concetti. Egli era cosciente di entrare con le sue commedie e con i suoi personaggi fin dentro le viscere dello spettatore.

Egli era perennemente in contatto con l’arte, anche nella sua vita privata, il teatro lo aveva nel sangue, era un genio nello scrivere, dirigere e recitare e lo sapeva fare con una forte e contraddittoria umanità, per questo sapeva mostrarcela con onestà, ironia e gusto del paradosso.

Eduardo era il poeta dei vinti, ma con il genio e l’intelligenza dei vincitori, l’unico che ha saputo esporre le mille sfaccettature del nostro paese, contemporaneamente bello e popolare, ma anche squallido e meschino.

Ci sentiamo rammaricati del fatto che oggi molti giovani conoscono poco o affatto Eduardo, sintomo questo che la nostra memoria storica culturale e collettiva e, oseremmo dire, popolare, perno principale del nostro paese, sta diventando qualcosa di poco valore.

Quindi Eduardo ci manca ancora di più, perché sicuramente dall’alto della sua genialità sarebbe stato in grado di raccontarci, ancora una volta, questi nostri forti disagi. Ma, come direbbe lui stesso,“S’ha da aspettà, Amà. Ha da passà ‘a nuttata”.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 31 Ottobre 2016 e modificato l'ultima volta il 31 Ottobre 2016

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