fbpx
mercoledì 28 ottobre 2020
Logo Identità Insorgenti

EFFETTO SPENDING REVIEW

Un decreto chiamato "meritocratico" che penalizza, guarda caso, solo le università del Sud

Cultura, DueSicilieOggi, Economia, Istruzione, scuola, università, Italia, NapoliCapitale, Politica | 24 Ottobre 2013

università federico ii

 

 

 

 

Le parole più toste le ha usate su Repubblica (edizione Bari, non voglia mai si parli in nazionale di questi temi) Giuliano Volpe, rettore dell’Università di Foggia, commentando il nuovo decreto per la ripartizione dei punti organico tra gli atenei, che allarga il baratro tra Nord e Sud. “È una strategia lucida e diabolica, vogliono chiudere le università del Sud”. Non usa giri di parole il rettore dell’Università di Foggia Giuliano Volpe di fronte al nuovo decreto per la ripartizione dei punti organico tra gli atenei che allarga ulteriormente la forbice tra Nord e Sud. Il decreto, commenta a sua volta il rettore dell’Aldo Moro di Bari, Corrado Petrocelli, “crea un’intollerabile disparità, è un clamoroso abbaglio”. Secondo le tabelle ministeriali per la suddivisione delle risorse derivanti dai pensionamenti, del resto, sono proprio le università di Bari e Foggia a uscirne a pezzi.

Effetti, manco a dirlo, dell’entrata in vigore della spending review di Monti, secondo cui i pensionamenti non vengono più calcolati ateneo per ateneo ma sommati in un’unica banca dati. È di qui che si attinge per distribuire i punti organico che determinano le nuove assunzioni. I punti, però, sono calcolati in base a un indice che prende in considerazione indebitamento, spese per il personale e tasse studentesche. Così c’è chi guadagna punti extra e chi si vede sottratti punti: in poche parole ci sono atenei che possono assumere di più e altri che devono invece tagliare i nuovi contratti. Il vincolo nazionale del 20% al turnover – ogni dieci pensionamenti due assunzioni – cambia così da università a università in base ai punti. Una cosa che genera un divario ancor più profondo tra Nord e Sud. Almeno secondo i rettori di Foggia e Bari, che si vedono relegate agli ultimi posti (nei primi

Facciamo qualche esempio: La Scuola Sant’Anna di Pisa potrà assumere più del doppio dei pensionati con un turnover al 212%. Va bene anche alla Normale di Pisa con un turnover del 161%. Al Sud invece le percentuali sono a una cifra. all’Università di Bari e quella di Foggia, infatti, si bloccano al 6,86%.

Gli effetti del decreto sui punti organico sono stati analizzati in uno studio del ricercatore dell’Università di Cagliari, Beniamino Cappelletti Montano, pubblicato sulla rivista scientifica online “Roars” che ribattezza il provvedimento come un decreto da Robin Hood al contrario: prendere ai poveri per dare ai ricchi.

All’ateneo di Bari, che pure ha migliorato le prestazioni, sono stati decurtati circa 10 punti organico, in pratica nessuna speranza di nuove assunzioni. “Chi è più robusto, diventa ancora più forte – prosegue Petrocelli – non c’è nessun riconoscimento degli sforzi e dei miglioramenti e non si tiene conto, nell’indice fatto anche sulle tasse studentesche, che qui ci sono 7500 studenti esonerati dal pagamento che, nel calcolo, è come se non esistessero”.

Proprio le tasse sono uno dei punti controversi: lo spiega il rettore di Foggia: “Le entrate calcolate sulle tasse studentesche sono un elemento di sperequazione, qui sono minori perché le tasse sono più basse continuano a penalizzarci, ma, devo ammettere, non sono meravigliato. È l’esito di una politica cominciata con Gelmini, continuata con Profumo e ora con Carrozza: vogliono far morire le università del Sud. A Foggia è andata peggio delle più cattive aspettative che erano di un turnover al 12%. È un taglio mostruoso – prosegue – con queste regole siamo condannati a essere in difficoltà, va via il personale e non lo rimpiazziamo, questo paese espelle i giovani ricercatori del Sud”.

Perché poi la conseguenza è che nessun ricercatore avrà speranze di proseguire nella carriera a queste condizioni. Tanto per dire, secondo questi nuovi criteri, le università che non potranno assumere o potranno assumere pochissimo sono quelle di Salento, Calabria, Napoli Orientale, Catania, Bari, Cassino, Messina, Molise, Napoli Federico II, Palermo, Sassari, II Università di Napoli. Tra le prime dieci università meridionali, insomma, le uniche a figurare tra le virtuose sono quelle del Sannio e di Catanzaro. Ma anche qui i criteri mostrano tutte le proprie falle. Ad esempio al quarto posto tra le virtuose c’è a proposito di “merito”. L’Università per Stranieri di Siena, che ha una percentuale di indebitamento pari al 23,08% (cioè è il secondo ateneo più indebitato d’Italia). Alla luce del dl.49 dovrebbe essere tra gli atenei il cui bilancio è “non sostenibile”. Ciò nonostante guadagna il 144.9% in termini di P.O. Questo accade perché ha un indicatore di spese del personale 54,69% in ragione di: entrate da tassazioni studentesche pari a 5.300.00 euro e entrate complessive pari a 12.300.00 euro. Se questa è meritocrazia, insomma, benvenuti in Italia.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 24 Ottobre 2013 e modificato l'ultima volta il 24 Ottobre 2013

Articoli correlati

Cultura | 18 Ottobre 2020

NON SOLO COVID

Edit, salone del design tra San Domenico, il Museo Filangieri e il San Carlo: a Napoli la cultura non si ferma

Cultura | 15 Ottobre 2020

LA MEMORIA

Pio Monte di Misericordia: non solo Caravaggio ma secoli di solidarietà nella sua storia

Cultura | 14 Ottobre 2020

LA MOSTRA

Luca “fa presto” Giordano ospite del Museo di Capodimonte

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi