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ELEZIONI 2019

de Magistris, da Roma: verso l’Europa e contro tutti. Ma esclude Potere al Popolo dai relatori sul palco

Politica | 1 Dicembre 2018

“Conosciamo la violenza dell’apparato istituzionale”. “Un razzista fascista è ministro dell’Interno”. “Salvini fatteli a casa tua gli inceneritori” E poi ancora attacchi ai Cinque Stelle, al presidente della Camera, e insomma a coloro che fino a ieri il sindaco di Napoli sperava divenissero suoi alleati: “Dicevano “mai con la Lega”, ma i tradimenti sulla Tav, sulla Tap, sulla Terra dei fuochi, sono tradimenti veri. Li hanno votati e con chi si ritrovano? Con il principale alleato di Berlusconi, e loro diventano sgabello politico di quel fascista e razzista che ci troviamo a fare il ministro dell’Interno del nostro Paese. Sapremo costruire un grande movimento, un’alternativa forte”.

Prima le europee, poi le regionali

E’ un de Magistris che quasi mai alza il tono di voce ma che non risparmia nessuno quello che si ri-presenta al Paese – in un teatro gremito, a Roma – come volto pulito non solo della sinistra ma dei moderati che hanno “passione”, “amore”, “follia” “onestà” e “coraggio”, aggettivi ascoltati nel corso degli anni innumerevoli volte dal de Magistris sindaco. Ora de Magistris, qui in mood “leader di misura europea” lancia una coalizione per la primavera 2019 dove dentro dovrebbe esserci Podemos, come lascia intendere Pedro Iglesias in un video-messaggio. E forse qualche altro movimento europeo di minor rilievo. Di certo lui in Italia, alle Europee, vuole fare il capolista. Poi lascerà al secondo degli eletti l’eventuale posto, perché il prossimo obiettivo  è vicino: le Regionali del 2020. E là il sindaco vuole giocarsela.

E se la giocherà anche Potere al Popolo, il movimento che si è candidato alle ultime politiche – e da lui  flebilmente sostenuto – e nato a Napoli dall’esperimento vivo dell’Opg, che oggi non partecipa ai lavori.  Fino a ieri si sapeva, invece, che sarebbero stati tra i relatori.

23 interventi in scaletta

La mattinata si è aperta con l’introduzione, pesante di retorica, di Enrico Panini, segretario di Dema eletto – pare – proprio allo scopo di accreditarsi il movimento a livello nazionale: “Oggi prende vita una nuova impresa politica, un’alleanza contro rancore e apprendisti stregoni, per l’ambiente e contro lo ‘sviluppismo’, per il sapere, per il lavoro, per i diritti sociali e civili. Noi chiediamo a de Magistris di assicurare la guida di questo fronte”. Poi il moderatore, Giacomo Russo Spena, ha dato la parola a 23 rappresentanti di associazioni, per la maggioranza non di Napoli: come a dire che tutto quello che si è fatto a Napoli dipende da de Magistris e non da una pluralità di associazioni partenopee, centri sociali, anche tendenze, se vogliamo dirla tutta…i movimenti partenopei, insomma, sono i grandi assenti.  O forse non erano i benvenuti.

“Napoli è il potere forte del popolo”

“Quando ho fatto irruzione nella campagna elettorale di Napoli la città era a terra, piena di monnezza, il napoletano camminava a testa bassa. Io ci ho creduto mettendoci corpo e anima mentre si diceva ‘tanto non cambia nulla’, ‘tanto sono tutti uguali’. Oggi a Napoli il potere forte è il popolo” dice de Magistris, quasi a confermarlo.

E allora chi c’era di questo popolo questa mattina sul palco? C’era un’insalata, sicuramente dignitosa, già vista qua e là per lo Stivale dei “ribelli”: un po’ di rete disobbiente; gli intellettuali delle varie reti civiche che in passato hanno già fallito in esperimenti analoghi a quello di oggi; ex pezzi di Rifondazione; pezzi di Sinistra italiana sotto “mentite spoglie”… ma il popolo non ci è sembrato di vederlo.

Giulia Rodano, in scaletta presente come “Casa internazionale delle donne”, ad esempio,  ha militato nel PCI, nel PDS/DS, e ne è stata dirigente fino ai tempi del PD, al quale non ha aderito, per poi di recente militare a sostegno della Lista Altra Europa con Tsipras.  Michele Conia, sindaco di Cinquefrondi, oggi con un suo movimento, è stato consigliere comunale con Rifondazione Comunista.  Sandro Metz, in scaletta “cooperante Mediteranea”, è del direttivo di Sinistra italiana . E meglio non segnare in scaletta che si è di Action o di Libera, esperienze troppo strutturate. E così Giovanna Cavallo, sale sul palco per raccontare del vergognoso sgombro del Baobab di Roma, “segnata” in scaletta come “Baobab”. E come  “Rete dei numeri pari” parla invece (così è segnato in scaletta) Giuseppe De Marzo, che è poi anche un uomo di punta di Libera.

La posizione di PaP

Ora per carità nulla di male se non fosse per il fatto che  a quanto raccontano i ragazzi di Potere al popolo, copiamo testualmente dal loro documento – pubblicato stamattina – la Carofalo è stata esclusa dalla scaletta: “Abbiamo saputo due giorni fa dagli organizzatori dell’evento che l’incontro si sarebbe svolto nel seguente modo: 23 interventi già fissati di 5 minuti, nessun intervento “politico” ma solo di “esperienze sociali”. Noi avremmo potuto intervenire una volta, ma non presentandoci come Potere al Popolo!, non facendo parlare un napoletano (!), e non parlando come realtà politica, ma solo raccontando qualche lotta in cui siamo impegnati come singoli militanti. I soli soggetti politici titolati a parlare sarebbero stati il coordinatore di DEMA all’inizio e De Magistris alla fine.  Viola, anche se ha militato per 20 anni nei centri sociali, non poteva parlare in quanto Ka$taaaaa; anzi proprio Potere al Popolo! non poteva parlare. Anche se non è un partito, ma un movimento esattamente come DEMA. Anche se siamo nati da solo un anno proprio come movimento sociale imperniato intorno alle Case del Popolo. Siamo stati considerati, da un soggetto politico che peraltro è al governo di una grande città, identici a chi è stato nel centrosinistra e solo fino pochi mesi fa era candidato con D’Alema e soci…”

E pur lasciando aperto il dialogo, sembra difficile che in questo polpettone di esperienze proposte stamattina a Roma per andare in Europa (con gente già nota, come detto, è già non proprio vincente) possa confluire, in futuro, Potere al Popolo.

Quasi un anno di dialogo fallito tra de Magistris e PaP

Quanto accaduto oggi, nonostante la porta lasciata aperta al dialogo da parte di Potere al popolo,  sembra, infatti, il definitivo epilogo.

Un anno fa, a dicembre 2017, de Magistris, che già pensava a un rimpasto di giunta, poi portato a termine solo di recente, convocò d’urgenza i rappresentanti dell’Opg per offrire loro un assessorato. Il gruppo però all’epoca era concentrato sulla costruzione dell’organizzazione politica per le vicine elezioni e dunque, si rincontrano  dopo il 4 marzo e il sindaco insiste con la proposta. Vuole un assessore dell’ex Opg e lo ribadisce in più occasioni successive.  Ma tra luglio e settembre il sindaco cambia idea: l’assessorato che lui stesso aveva proposto non può più andare all’Opg perché ci sarebbe stata opposizione di molti nella sua maggioranza.

Le tre condizioni poste dall’Opg che avrebbero evidentemente messo in subbuglio il gruppo che sostiene in Comune il sindaco erano queste:

1. recupero delle eccedenze alimentari e distribuzione di cibo attraverso il comune ai cittadini in difficoltà

2. istituzione di squadre di controllo popolare di cittadini napoletani mobilitati contro mafie, inquinamento ambientale, per pulizia diretta dei luoghi comuni (una sorta di volontari civici)

3. accesso agli atti per poter raccontare dal’interno e in trasparenza la macchina comunale.

Il mancato assessorato alla Solidarietà

In pratica l’Opg aveva proposto un Assessorato alla solidarietà e al controllo popolare. Non avrebbero avuto soldi, ma forse avrebbero avvicinato la gente al comune, di certo con idee precise, realizzabili a costo zero ma che avrebbero probabilmente risollevato l’esperienza in affanno, a Napoli e dello stesso de Magistris.

“Siamo qui per iniziare un altro viaggio. Dal basso l’alternativa è possibile. Guardiamo con paura il vento nero che spira e che soffia. Non ho mai sopportato l’idea di stare a guardare” ha detto questa mattina dalla palco, il sindaco.

Ma nonostante il timore dell’onda nera e la volontà verbalizzata di lavorare alla famosa “alternativa dal basso”, il sindaco a Napoli ha preferito, di fatto, non sbilanciare gli equilibri politici interni. Un’occasione perduta, che rende meno credibile anche la sfilata di questa mattina.

 

Ecco l’elenco degli interventi secondo la Scaletta proposta sulla pagina del Sindaco:

Interviene il segretario demA Enrico Panini
11:02 Interviene Giulia Rodano della casa internazionale delle donne
11:08 Interviene Giovanna Cavallo di Baobab
11:14 Interviene Paolo Cacciari
11:21 Interviene Claudio Sanita
11:28 Interviene Michele Conia, sindaco di Cinquefrondi
11:32 Interviene Giuseppe de Marzo, rete dei numeri pari
11:38 Interviene Filippo Sestito, ARCI
11:43 Interviene Marina Boscaino, portavoce nazionale LIP Scuola
11:50 Interviene Gianni Fabris, altra agricoltura
12:04 Interviene Enzo Tosti sulla terra dei fuochi
11:57 Interviene Federico Martelloni, lista civica Bologna
12:08 Interviene Paolo Berizzi, giornalista
12:19 Interviene Giacomo Cossu, studente
12:23 Interviene Marcello Belotti, Barcelona en comu
12:36 Interviene Fatou Diako, associazione Hamef
12:43 Interviene Bruna Varriale, lavoratrice comdata
12:48 Interviene Cecilia Strada, Emergency
12:56 Interviene Attilio Motta, coalizione civica per Padova
13:01 Interviene Sandro Metz, cooperante Mediterranea
13:08 Interviene Francesca Pappacena, attivista diritti civili LGBT
13:13 Intervengono Jesus Santos e Alejandro Merlo per Podemos
13:20 Videomessaggio Pablo Iglesias Podemos
Conclusioni de Magistris

Lucilla Parlato

Giornalista da sempre, ho iniziato a Napoli per poi emigrare a Roma, dove ho lavorato nella carta stampata, in tv a Mediaset e sul web a Sherpa-Tv (web tv di area Pd) oltre ad aver svolto negli ultimi anni capitolini ruoli di capo ufficio stampa in diverse istituzioni. Poi sono tornata a casa, a Napoli, cinque anni fa per fondare Identità Insorgenti, con un gruppo di amici, uniti dalla volontà di offrire un’altra narrazione del Sud.

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