domenica 16 giugno 2019
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ELEZIONI EUROPEE

Il trionfo di Matteo Salvini e il vuoto di un’alternativa credibile al Sud

Politica | 27 Maggio 2019

Al Sud la Lega si radica quasi ovunque al 20

Insomma c’è poco da girarci intorno: la vittoria della Lega è totale. E non tanto per il 40% raggiunto al Nord, ma soprattutto per quel 20 per cento al Sud che decreta ormai il radicamento del partito di Salvini anche sui nostri territori. E davvero è poco consolatorio sapere – come qualcuno scioccamente sottolinea – che a Napoli e provincia la Lega raggiunge “solo” il 13,6 per cento.

A Napoli i voti di un’intera municipalità

Perché quei circa 150mila che hanno scelto Lega a Napoli, più persone di quelli che costituiscono un’intera municipalità, più degli abitanti di una città medio grande del Sud, fanno male lo stesso e non dimostrano affatto una città resistente. Tutt’al più provano un avanzamento imponente di Salvini, oltre a ricordarci che questa città è allo sconforto totale (anche se va detto che 400mila persone comunque credono ancora ai 5 stelle, che hanno scelto… un dato che dovrebbe far rialzare la testa ai grillini, che si giocano sicuramente una partita non senza speranze per le regionali del 2020… vedremo).

La marginalità del movimento partenopeo

Chi proprio si è autorelegato alla marginalità assoluta è il movimento partenopeo: lasciamo perdere le mazzate in piazza tra due movimenti che si sono proposti come alternativa di sinistra al governo della città durante il corteo anti-Salvini e che dovrebbero esprimere un minimo di cultura istituzionale. Ma il quadro di coloro che si sono candidati a rappresentare il “modello Partenopeo” che doveva fare da capofila per le istanze meridionaliste e dei più deboli si è rivelato fallimentare. Insurgencia – ovvero la Dema ribelle dell’amministrazione, che esprime consiglieri e neoassessorini incompententi – ha completato proprio in questi giorni – con senso dell’opportunità politica pari a zero, – l’assegnazione di poltrone, con un assessoratino alla cultura nella municipalità guidata dall’amico fraterno e insurgente Ivo Poggiani, assegnato con modalità da parentopoli democristiana all’ex ribelle e comunque incolto Egidio Giordano, preferito all’avvocato penalista, colpevole di competenza,  Emilio Coppola.

Potere al Popolo, che invece è presente a diversi appuntamenti alle amministrative di cui ancora non abbiamo dati precisi – comunque niente di particolarmente significante – dal canto suo non si assume nemmeno una reponsabilità dell’occasione mancata per il Sud, dove l’idea iniziale era di fare una lista nuova, di sinistra, con dentro tutti i movimenti che hanno contribuito all’elezione di Luigi de Magistris. Così non è stato. E oggi Pap non solo continua a non prendere parola sui fatti interni, ma scarica tutto su “La Sinistra” la lista dove era candidato il presidente del consiglio comunale di Napoli, Sandro Fucito. E dopo l’analisi su potenza mediatica salviniana e altre banalità al vento, Pap scrive sulla propria pagina fb che “per combattere quest’ombra nera sul continente, non servono le vecchie formule. Non si può stare in mezzo al guado, essere ambigui, inseguire i propri piccoli interessi”. Salvo poi non prendere parola se in piazza i compagni di battaglia (entrambi assaltarono il comune alla rielezione di De Magistris con le loro bandiere) li caccia perché espongono – legittimamente, sottolineamo – la bandiera di Pap. “Serve gente decisa, serve radicarsi sul territorio, serve mettere in rete tante forme di resistenza che in Italia ci sono e di cui nessuno parla. Le Case del Popolo, il sindacalismo di lotta, le piazze che abbiamo visto in queste settimane… Tutto il contrario di quello che abbiamo visto fare a La Sinistra. Che ha ancora una volta riproposto le vecchie formule: tutto gestito dall’alto, da un ceto politico che sta lì da 20 anni a collezionare sconfitte, una lista elettorale senza progetto, senza entusiasmo, che si proponeva come alternativa al PD mentre sul livello locale andava alleata con il PD… Una lista che aveva voluto escludere Potere al Popolo!, Luigi De Magistris e altre esperienze locali e reti civiche, i giovani che oggi si interessano di politica, pensando che tanto avrebbero preso quei voti perché loro erano “la Sinistra”. Questo vecchio mondo non esiste più. Non deve esistere più. Per combattere questa sorta di nuovo fascismo serve che una nuova generazione scenda in campo, che le energie tappate da queste organizzazioni si liberino e possano esprimere la loro creatività”. Poi convocano la solita assemblea, tra un mese.  Non una parola sincera su quanto accaduto in questi mesi.

La sconfitta dei modelli Riace e della Colau a Barcellona

Anche stavolta Pap è omissiva, almeno in pubblico: nessuno dice che la lista dei movimenti napoletani alle Europee annunciata nei mesi scorsi con una megaconvention a Roma che aveva escluso volutamente Pap – che infatti non era presente – è fallita anche per un veto interno proprio nei confronti di Potere al Popolo, provienente ancora una volta dai soliti noti. Ma guai a dirlo, si rischia il linciaggio (provare per credere, a chi scrive è accaduto). Senza contare che il tema meridionalista E’ IL TEMA. E qualcuno dovrà prima o poi porlo al centro dell’agenda politica.

Comunque sarebbe stato un segnale importante dalla invece silente capitale del Sud.

Di fatto c’è da registrare, anche, il fallimento proprio dei modelli più di sinistra che, senza politiche sociali rivolte ai territori, hanno pagato anche l’essere simbolo: Riace, dove la Lega è primo partito. Ma anche, guardando fuori casa a quei modelli che si ritenevano imitabili, Barcellona, con Ada Colau che perde il comune, vinto dagli indipendentisti dell’Erc. Il modello catalano insomma trionfa. Mentre a Napoli di autonomia non si parla praticamente più se non sempre per garantire volti e facce che poco hanno a che fare con una politica di concreto riscatto dei territori.

Tutto questo dovrebbe mettere fortemente in discussione la linea politica, anche partenopea, di una sinistra che, evidentemente, è a corto di contenuti, programmi e idee e che si conferma lontana mille miglia dal suo popolo. Ma sui nemici e sugli eroi non si è mai costruito nulla di credibile. E l’autonomia differenziata che arricchierà ulteriormente Piemonte, Lombardia e Emilia Romagna – Salvini lo ha detto in conferenza stampa  – è dietro l’angolo. Forse la sinistra movimentista – fatta eccezione del Sud conta, unica voce che a Napoli e Palermo sta portando avanti un minimo di battaglia – non ha compreso la gravità di questa partita che sarà il definitivo colpo di grazia per i nostri territori.

Forse è ora di riprensare tutto, seriamente. O Salvini alle vicine regionali si avvia a fare cappotto…

Lucilla Parlato
Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 27 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Maggio 2019

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