giovedì 15 aprile 2021
Logo Identità Insorgenti

ELEZIONI

In Costa d’Avorio un futuro che somiglia troppo al passato

Altri Sud | 1 Novembre 2020

I prossimi giorni in Africa si scriverà un pezzo di storia di una democrazia stordita dalle conseguenze autocratiche del covid-19.

In Costa d’Avorio ieri è stato il giorno delle elezioni di elezioni e, come in tutta l’Africa francofona, ad ogni tornata elettorale c’è lo spettro del totalitarismo, insinuato e manovrato spesso dalla potenza neocoloniale francese.

Ad ogni elezione il presidente uscente trova il modo per mettere le mani sulla costituzione o per impugnare i risultati delle urne. La gente si ribella, manifesta, boicotta e l’epilogo è quasi sempre lo stesso: centinaia se non migliaia di morti e nuova (o vecchia) dittatura.

Antefatti: Alassane Outtara dalle dichiarazioni di addio alla modifica della costituzione

Uno dei teatri più cruenti di questa bramosia di potere è stata proprio la Costa d’Avorio durante le elezioni del 2010 quando il rifiuto del Presidente Laurent Gbagbo di accettare la vittoria di Alassane Ouattara sfociò in una guerra civile con oltre 3000 morti. Lo spargimento di sangue si è concluso dopo l’intervento delle truppe francesi e dei caschi blu delle Nazioni Unite.

Gbagbo fu poi processato per crimini contro l’umanità dalla Corte Internazionale. Assolto dalla corte penale e in attesa del riesame del processo, ha visto rigettata la sua ricandidatura a Presidente della Costa d’Avorio (…).

Sotto il presidente Ouattara intanto la Costa d’Avorio ha ricostruito la sua economia attraverso infrastrutture e investimenti agricoli, diventando una potenza agricola mondiale, leader nella produzione di cacao e noci. Nonostante ciò, secondo la Banca mondiale, quasi la metà della popolazione vive ancora in povertà.

Il ciclo della storia si ripete. Il presidente Alassane Ouattara, dopo aver annunciato a marzo il suo addio alla politica, ha cambiato idea in estate candidandosi per un terzo mandato (appellandosi ad una fumosa modifica costituzionale da lui stesso approvata nel 2016).

Gli oppositori di Ouattara hanno tentato senza successo il respingimento della candidatura citando senza successo il limite dei due mandati.

Ne sono conseguiti mesi di proteste e minacce di boicottaggio da parte dell’opposizione, proteste intensificate negli ultimi giorni con blocchi stradali nei quartieri della capitale Abidjan e violenti scontri con le forze dell’ordine. Almeno 20 persone sono morte anche se il bilancio denunciato dai manifestanti è di almeno 70 vittime e centinaia di feriti.

I partiti di opposizione ora chiedono una resistenza non violenta

La rivoluzione democratica ivoriana in realtà non ha un volto nuovo ma è legata ai volti della vecchia politica come Pascal Affi N’Guessan del Fronte Popolare Ivoriano (FPI), 67 anni, primo ministro nel governo Gdagbo dal 2000 al 2003 o come Henri Konan Bedie del Partito Democratico (PCDI), 86 anni, già presidente dal 1993 al 1999 e deposto da un colpo di stato. L’unica eccezione davvero indipendente è rappresentata da Kouadio Konan Bertin, 51 anni, un tempo leader della sezione giovanile dell’ex Partito Democratico della Costa d’Avorio al governo, ora parlamentare apartitico.

Gli stessi candidati hanno spinto il popolo ivoriano a boicottare le urne. “Per noi non ci saranno elezioni”, ha detto Pascal Affi N’Guessan portavoce dell’opposizione. “Un’elezione deve essere giusta. Questo non è il caso.”

Nonostante il clima teso, i blocchi, i boicottaggi e le manifestazioni in ogni piazza, le votazioni procedono e il sabotaggio non violento richiesto dai candidati non sembra, per il momento, avere il risultato sperato.

La democrazia dovrà attendere

Ma la realtà è ben diversa. Ciascuno dei principali partiti politici riceve il sostegno di diversi gruppi etnici e questi gruppi sono venuti alle mani. La violenza è “la prova della manipolazione di diverse comunità da parte della classe politica”, ha dichiarato al Washington Post Moquet César Flan, direttore del Centro di ricerca politica di Abidjan, un gruppo non governativo.

Il boicottaggio potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio per i candidati all’opposizione. Se da una parte i loro elettori hanno boicottato le urne come richiesto, dall’altra hanno lasciato che alle urne si esprimessero i soli elettori di Ouattara.

Con l’assenza di concorrenza, gli analisti dicono che Ouattara rischia di vincere in maniera schiacciante.

Da poco si sono concluse le votazioni e il conteggio delle schede potrebbe richiedere fino a cinque giorni. Il governo per fermare le proteste ha previsto uno schieramento di oltre 35.000 uomini, tra forze dell’ordine e soldati.

L’aria è densa di paura, l’ultimo stallo politico nel paese ha portato alla guerra civile. Al momento le proteste continuano ma il risultato spaventa. Comunque vada, la democrazia ne uscirà sconfitta, le alternative ad un terzo mandato di Ouattara sono le solite: colpo di stato e guerra civile e a rimetterci sarà sempre il popolo, già stremato da povertà e covid.

In entrambi i casi il futuro della Costa d’Avorio somiglia sempre di più al suo passato.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 1 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 1 Novembre 2020

Articoli correlati

Altri Sud | 15 Aprile 2021

Che sta succedendo in Irlanda del Nord?

Altri Sud | 11 Marzo 2021

Congo, una guerra sottovalutata dietro la morte di Luca, Vittorio e Mustapha

Altri Sud | 19 Febbraio 2021

Su Al Jazeera le false promesse di De Magistris alla comunità musulmana di Napoli