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ELEZIONI USA

La scelta del “meno peggio” e lo Zio Sam dietro la maschera Dem

Mondo | 9 Novembre 2020

Si sono da poco concluse le elezioni più pop  e partecipative di sempre negli Stati Uniti d’America.

Dopo giorni di incertezze, bagarre e denunce di brogli è arrivato l’annuncio: Joe Biden è il 46° Presidente degli Stati Uniti d’America e Kamala Harris co-presidente. Le strade si sono immediatamente riempite di oppositori di Trump e sostenitori (pochi) di Joe Biden. Tra grida di libertà, fuochi d’artificio, bandiere e caroselli blu è sembrato di assistere ai festeggiamenti della fine della guerra.

Ma Trump ha distratto le celebrazioni rifiutando di tenere il consueto “concession speech”, che di fatto sancisce il passaggio di consegne tra presidenti, insistendo sui ricorsi sui brogli elettorali senza però portare alcuna prova.

L’obiettivo di ribaltare il risultato elettorale alla Corte Suprema è pressochè nullo ma quello di rallentarne i risultati è concreto. Il vero obiettivo del braccio di ferro con Biden è quello di ottenere immunità legale, fiscale e scudo patrimoniale per tutti i crimini che stanno venendo a galla.

Solo allora Trump passerà il testimone senza storie.

L’impatto del duo Trump-Harris nei confini americani

Mentre l’impatto internazionale di Biden sarà solo di facciata, negli Stati Uniti il suo arrivo è visto come una vera liberazione poiché mette fine all’incompetenza politica e gestionale di Trump che ha portato il paese ad essere sfacciatamente razzista, ultraconservatore, fascista, protezionista, anti-immigrazione e sprezzante dei problemi ambientali.

Ma ciò che più ha contribuito all’addio di Trump è stata la sua schizofrenica gestione del Covid-19 che ha spalancato le porte a Joe Biden ritrovatosi d’un tratto nei panni del “medico di famiglia” degli americani, orfani di una guida nel momento più difficile. Il primo compito di del neo-Presidente sarà quindi quello di lanciare un nuovo piano nazionale sanitario ed economico per affrontare la crisi del coronavirus che negli states ha causato più danni di qualsiasi altro paese al mondo.

Solo quando la situazione sarà sotto controllo Joe Biden potrà raccogliere i cocci dell’esperienza fallimentare del suo predecessore con l’obiettivo di riconquistare prima di tutto la fiducia degli americani verso le istituzioni.

Fiducia che più di altri meriterebbero i sostenitori del movimento Black Lives Matter che hanno spinto Biden alla Casa Bianca e Trump nell’oblio. Ancora una volta le comunità afroamericana e latine hanno salvato gli Stati Uniti. Accadrà il contrario? No.

Il pensiero dei BLM su Biden si può sintetizzare nella dichiarazione di un giovane esponente della sezione di New York intervistato dal Washington Post “Biden fa quello che hanno sempre fatto nel partito democratico. Pensano di usarci come una di merce. Ci comprano, in campagna elettorale, promettendoci che le cose andranno meglio. Ma non cambia mai niente. Se l’ho votato? Si, ma per mandare via Trump”.

L’unico passo del nuovo Presidente verso i manifestanti del defund police è rappresentato dalla nomina di Kamala Harris,  divenuta paladina delle donne e dei diritti dei neri semplicemente essendo “donna” e “nera”.

La Harris rappresenta, per il momento, solo la testimonial del nuovo spot di un america femminista e  anti-razzista. Nonostante in rete ci sia un corposo curriculum fatto di battaglie civili e sociali da far invidia ad Evita Peròn, la verità è che la sua carriera politica è davvero modesta e le sue attività da procuratrice distrettuale di certo non sono all’altezza del nuovo ruolo a metà tra vice-presidente, co-presidente e wonder woman.

Non ci dimentichiamo che la Harris soffre, come tutti i sionisti, di razzismo selettivo.  Non ha un ottimo rapporto con i palestinesi e  i mediorientali in generale, non perde occasione per definire tutti i popoli, diversi da Israele, degli assassini guerrafondai.

 

L’impatto di Biden ed Harris fuori dai confini nazionali

“Il Re è nudo!” gridava un bambino in una celebre fiaba di Hans Christian Andersen in cui il Re, letteralmente nudo grazie ad uno stratagemma del suo sarto, metteva in imbarazzo non solo sé stesso ma l’intero regno.

È stato questo il peccato originale di Donald Trump che non è andato giù allo zio Sam, l’aver messo a nudo con le sue uscite senza filtri, le fake news, le minacce militari e la sua spavalderia, la vera natura distruttiva, imperialista e arrivista degli Stati Uniti. Certo, nessuno ha mai pensato che gli states fossero il Tibet ma la comunicazione presidenziale ha sempre puntato a nascondere l’anima nera del paese mostrandosi solo dietro una maschera di libertà e democrazia a stelle e strisce. Mascherà fatta a pezzi da Trump.

Il compito principale di Biden in ambito internazionale sarà dunque quello di ristabilire l’immagine dell’America agli occhi del mondo. Anche in questo caso la figura della Harris sarà fondamentale. L’integerrima ex procuratrice si è trovata a costruire da zero il ruolo pubblico di vice-presidente, fino a ieri figura ombra oscurata persino dalla first-lady.

Sarà proprio in questo ruolo che Kamala Harris dovrà riconquistare la fiducia del mondo in tema di politica estera.

Entrambi hanno alle spalle azioni e  dichiarazioni da vecchi repubblicani navigati, rappresentando al meglio l’idea che i colori rosso e blu riguardino solo gli Stati Uniti. Al di fuori dai confini è sempre tutto nero.

Biden ha appoggiato l’intervento militare nell’ex-Jugoslavia, ha avuto un ruolo attivo nella guerra in Afganistan, in Iraq e in Libia. È sempre stato a favore all’impegno militare.

Al momento il suo programma in politica estera è striminzito. A stento accenna ad una ricostruzione dei rapporti con la Cina prima e con i vicini Messico e Canada poi, dimostrandisi ancora titubante verso la Russia. Nessun accenno alle situazioni di Bolivia e Venezuela che si sono comunque dette disponibili al dialogo.

Poi c’è il Medio Oriente, vero punto di fusione tra il presente e passato, tra il vecchio e il nuovo presidente, tra Harris e Biden.

L’amico comune si chiama Benjamin Netanyahu, il pensiero comune sionismo, come affermato più volte da Biden e dalla sua vice che ha sempre mostrato appoggio incodizionato alle politiche di Israele.

L’addio di Trump non porterà né la pace nel mondo né il dialogo, specie in Medio Oriente.

Ciò che è stato fatto nella gestione Trump sarà portato a termine dal duo Biden-Harris, solo che saranno tutti più educati e sorridenti.

 

Antonino Del Giudice

 

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 9 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 9 Novembre 2020

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