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Elvira Coda Notari, (non solo) la prima regista italiana

Rubriche | 19 Novembre 2020

C’è stato un tempo in cui, a San Giovanni a Teduccio, l’intraprendenza cinematografica riusciva a bucare la tela di una saletta improvvisata, mentre l’eco dei film proiettati imperversava nei vicoli di Napoli, tra i panni stesti ad asciugare e gli androni dei palazzi. In questo tempo (1902 – 1930), nelle strade partenopee, si aggirava Elvira Coda Notari. Antesignana regista napoletana oltre la censura, ricordata (mai abbastanza) come la prima donna in Italia ad occuparsi pioneristicamente di materia cinematografica. Ed è vero. La Notari fu questo. Ma non solo.

1902 la svolta: Da Salerno a Napoli senza ritorno

Maria Elvira Giuseppa Coda, questo il vero nome della Notari, nacque a Salerno il 10 febbraio 1875, da Diego Coda e Agnese Vignes. E sempre nel salernitano, dopo il diploma presso la Scuola Normale (così all’epoca era denominato l’istituto Magistrale) si cimentò nell’arte dell’insegnamento. Ma, nel 1902, un evento imprevisto mutò drasticamente i lineamenti della sua esistenza.

In quell’anno, infatti, la giovane insegnante si trasferì a Napoli. Cambiò subito mestiere. Smise i panni da insegnante e iniziò a lavorare come modista. Eppure, non fu questo repentino cambio di professione a determinare la piega felice del suo destino. Fu, piuttosto, un incontro. Una persona. E la sua identità basta per comprendere tutto.

Conobbe Nicola Notari, ex pittore, specialista nella colorazione delle pellicole grafiche. Fu un colpo di fulmine, amore a prima vista. Elvira lo incontrò nello stesso anno. E sempre nello stesso i due si sposarono. Era il 25 agosto 1902. Elvira assunse il cognome del colorista, diventando, così, Elvira Coda Notari.

 La nascita della Dora Film

I coniugi Notari erano inseparabili, indispensabili, l’uno per l’altro. Tant’è che decisero di condividere non solo la vita, ma anche il lavoro.  Elvira non smise mai di fare la modista ma, a partire dal 1909, si cimentò anche nell’attività cinematografica insieme al marito. Così fondarono la Film Dora (successivamente Dora Film) con unica sede operativa a Napoli, in via Toledo n.91. Qui, marito e moglie, si dedicavano alla colorazione delle pellicole per conto di terzi. Questo fu il loro debutto. Entrambi semplici coloristi, ignari di quello che, poi, sarebbe successo.

Di lì a poco, infatti, i Notari decisero di ampliare i loro servizi offerti al pubblico. Nel 1912 acquisirono un teatro di posa e scelsero di non dedicarsi più alla colorazione dei film di altri. In una Napoli calda, all’avanguardia, e ricca di fermento culturale e stimoli cinematografici, in cui i produttori si lanciavano in sperimentazioni audaci e innovative, i coniugi decisero di immergervisi a loro volta. E con un inversione di parole, cambiarono non solo le finalità, ma anche il nome della loro attività, che divenne la Dora Film. Elvira scriveva così la pagina zero del suo inimitabile futuro da regista.

Prima documentari, prevalentemente diretti da Nicola, poi, lungometraggi, diretti dalla moglie. «La suddivisione dei compiti vede Nicola operatore di macchina, Elvira autrice dei soggetti e nella direzione della troupe. Elvira inoltre sceglie i copioni in virtù di una cultura superiore a quella del marito» ( Pravadelli, 2014).

Con a capo la Notari che sapeva indossare tanto le vesti da manager, quanto quelle di sceneggiatrice (ma, anche quelle di cuoca, madre, moglie, organizzatrice, autrice, modista, insegnante, artista) l’impresa cinematografica ad impronta familiare divenne in poco tempo una delle più importanti case di produzione del cinema italiano dell’epoca.

E gli echi dei loro lavori, raggiunsero perfino l’America, dove i Notari fondarono la loro prima filiale di produzione. Infatti,  non solo in Italia (principalmente nelle città del Sud) ma anche oltre oceano le pellicole dei coniugi ebbero un seguito incredibile. Molti emigranti italiani, infatti,  trovavano consolazione emotiva e ristoro in quei film che li riportavano, almeno con la mente, alla loro agognata patria.

I numeri delle sue produzioni

E la Notari, di film ne diresse più di sessanta. Un centinaio, invece tra documentari e cortometraggi. Tutti prodotti dalla Dora Film. Tutti in muto. Elvira lavorava molto sull’empatia, creando un vero e proprio legame a doppio filo tra il pubblico e i personaggi dei suoi film.

Faceva gioco-forza con la poetica dei sentimenti, e le riusciva in un modo così convincente, al punto, che uno spettatore arrivò ad aprire il fuoco nel bel mezzo di una proiezione. Sparò proprio contro lo schermo, nel tentativo di uccidere “il cattivo” di turno (Giuliana Bruno, Maria Nadotti, 1988).

Le pellicole della Notari ebbero veramente un successo imprevedibile, senza eguali. Ad esempio, il film ‘A legge, del 1921, restò in programmazione per 36 giorni. La folla di persone desiderosa di vederlo proiettato sul grande schermo fu tale, che il cinema Vittoria dovette anticipare le proiezioni alle 10:00 del mattino. O ancora, ‘Nfama, che sempre al Vittoria di Via Toledo, fu proiettato per ben 32 giorni di fila. In quel mese raggiunsero il cinema oltre 6.000 persone. Tutti per il film della Notari (Vittorio Martinelli, Sotto il sole di Napoli).

Elvira “la Marescialla”, non solo prima regista

Ma Elvira, caparbia e testarda, intraprendente, vivace, non fu “solo” la prima donna regista in Italia. Poliedrica, di molteplici sfumature, una femmena autoritaria. In famiglia la chiamavano “la Marescialla”, per il suo impenetrabile temperamento. Ma fu anche madre amorevole, sensibile e gelosa.

Enza Troianelli, autrice del primo studio dettagliato sulla vita della Notari, la descrive come una donna determinata, che nel 1920 circa, quando le attrici iniziarono a corteggiare suo figlio Eduardo, divenne irascibile e diffidente nei riguardi delle donne. Non fu certamente una Femminista. E se inizialmente produsse film «audaci, intorno alla cinquantina diventa moralista ferrea, quasi bigotta» (Enza Troianelli,  1989).

Determinata, decisa, in tutte le scelte. Serissima in ogni situazione, diligente, attenta: la marescialla portò avanti il suo lavoro, sempre, senza farsi intimidire da ostacolo alcuno. Neppure quando la censura legale cercò di cancellare dai suoi film lo spaccato di passione e di realtà, gli scambi di battuta coloriti o le sue erotiche eroine dei vasci. E nemmeno  quando la censura divenne fascista, e tentò di eludere dalle sue produzioni i personaggi vivaci,  la strada, il dialetto.

No. Elvira non si fermava. Continuava. In direzione ostinata e contraria. Controvento, continuava. E portava la sua Napoli popolare, sempre in scena, suo set e soggetto preferito in assoluto, come dimostra la scelta di far indossare, più volte, proprio a suo figlio Eduardo i panni del celebre scugnizzo Gennariello.

Una decisione che ricordò lui stesso durante un’intervista: «Fin da bambino lavoravo come attore in quasi tutti i film, e mia madre mi creava un ruolo a seconda della mia età. Le prime proiezioni, intorno al 1906 avvenivano in una sala a San Giovanni a Teduccio, che aveva allestito mio padre».

Titoli di coda

La caparbietà della Notari, indomita femmena partenopea, prima tra molte per la sua vita da pioniera, al di là degli stereotipi e della censura, dovette arrendersi solo alla nascita del cinema sonoro. Nel 1930, la rinnovata industria filmica, infatti, ruba la scena ai film muti. E la produzione delle pellicole, in generale, non aveva più niente a che fare con il mondo di Elvira.

L’arte dell’arrangiarsi, che aveva contraddistinto fin dall’inizio le sue produzioni, i fotogrammi colorati a mano, e l’artigianato pionieristico, dovettero cedere il passo alle nuove tecnologie. Al suono,  ai colori. Ma, soprattutto, al nuovo modo di fare cinema.
Così, proprio in quell’anno, la Dora Film chiuse definitivamente i battenti.

Dieci anni dopo, anche quel viaggio di sola andata, che aveva condotto la giovane Elvira da Salerno a Napoli, volge al capolinea. 1940: ultima fermata Cava de’ Tirreni. Qui, la Notari muore, sei anni più tardi. Era il 1946.

Flavia Salerni

 

 FONTI BIBLIOGRAFICHE

SITOGRAFIA

http://www.cinemadonne.it/archivio/biofilmografie/VisualSchedaBio.php?IDreg=10ù

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/elvira-notari/

Buona parte del materiale fotografico e cinematografico appartenuto alla Notari è stato ceduto dagli eredi, nel 1998, al Museo internazionale del cinema e dello spettacolo (MICS) di Roma. 

 

 

 

 

 

Un articolo di Flavia Salerni pubblicato il 19 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 19 Novembre 2020

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