venerdì 23 agosto 2019
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VERSO L’EMERGENZA?

A settembre 90mila tonnellate di monnezza rischiano di restare a terra solo a Napoli

Attualità, Politica | 20 Luglio 2019

Oltre 90 mila tonnellate di rifiuti prodotti solo da Napoli e provincia, 2 tonnellate al giorno per 45 giorni che, sommate alle altre quattro provincie, saranno destinate a marcire nei siti di stoccaggio disseminati in lungo e in largo per la Campania. Sono solo alcuni numeri della guerra dei rifiuti pronta ad implodere a settembre, quando l’inceneritore di Acerra chiuderà i battenti per permettere i lavori di manutenzione ordinaria previsti dal contratto stipulato 10 anni fa dall’A2A, l’azienda di servizi lombarda proprietaria del termovalorizzatore campano.

L’ennesima emergenza figlia di una gestione approssimativa e a breve termine per un tema che dovrebbe piuttosto dominare la scena politica a ogni livello e che invece diventa il pretesto per l’ennesima partita a scacchi giocata sulla pelle della gente. Una crisi a lungo annunciata, dunque, e affrontata con il solito puerile scarica barile politico, con il Governatore Vincenzo de Luca che invita gli enti locali a individuare uno o più siti capaci di sopperire all’emergenza incombente, siti che, assicurano dalla Regione, avranno carattere provvisorio, anche se il condizionale – considerati i precedenti – sarebbe d’obbligo.

Rifiuti spediti all’estero?

Un’altra soluzione che sembra via via prendere corpo nelle stanze di Palazzo Santa Lucia sarebbe quella di spedire una parte dei rifiuti all’estero (circa 75 mila sui 90 mila complessivi solo per Napoli e provincia) con i costi dell’operazione stimati per circa 22 milioni di euro e il rischio di speculazioni per far lievitare i prezzi appena dietro l’angolo. Già da alcuni anni un treno carico con circa 700 tonnellate di rifiuti campani parte ogni domenica dallo scalo merci di Marcianise in direzione dell’Austria mentre un numero ancora maggiore di rifiuti abbandona da anni la darsena napoletana per raggiungere i porti iberici, olandesi e danesi. Negli ultimi giorni il Governatore De Luca si era appellato anche al Governo, e in particolare al Ministro all’Ambiente Sergio Costa, impegnato in questi giorni a risolvere la querelle romana, e al quale avrebbe chiesto di trovare una soluzione provvisoria anche per la Campania: “Aspettiamo che il ministro Costa ci dia una risposta – commenta de Luca – a differenza nostra a Roma non c’è un’emergenza termovalorizzatore ma una incapacità atavica di gestire il ciclo dei rifiuti”.

Carenza impiantistica

L’economia circolare si fonda su un sistema industriale fatto da impianti di recupero, trattamento e smaltimento. Il problema dell’Italia, e in particolare del Sud, è proprio una inadeguatezza impiantistica che grava pesantemente sul principio di autosufficienza imposto dalle direttive europee. La raccolta differenziata in Campania si attesta intorno al 50%, una percentuale in linea con la media nazionale (anche se inferiore al 65% previsto dalle normative UE) e di gran lunga superiore a quella di tutto il Sud, che si attesta intorno al 37%. La crescita della percentuale di raccolta differenziata si traduce in minori quantità di tonnellate di rifiuti da destinare al termovalorizzatore di Acerra o da vendere all’estero, con benefici ambientali ed economici che ricadono sull’intera collettività. Ma questo, naturalmente, non basta. I rifiuti differenziati come plastica, carta e vetro, se non destinati agli impianti di trattamento, costituiscono un pericolo ancora maggiore degli inceneritori, come abbiamo potuto sperimentare lo scorso anno con la drammatica stagione dei roghi campani (una crisi che in realtà ha attraversato tutta la penisola). L’esempio più eclatante riguarda la totale assenza sul territorio metropolitano di impianti di compostaggio destinati alla trasformazione della frazione umida del rifiuto solido urbano. Su oltre 700 mila tonnellate di organico raccolto ogni anno in Campania soltanto 67 mila sono trattate in Regione per produrre compost e biogas, il resto viene in gran parte incenerito nel termovalorizzatore di Acerra (per buona pace dei nostri polmoni) oppure spedito fuori Regione al costo di oltre le 200 euro a tonnellata.

I siti di stoccaggio

Il tasto dolente – neanche a dirlo – sono i siti di stoccaggio provvisori individuati per sopperire all’emergenza imminente, alcuni dei quali, come nel caso di Acerra, Caivano e Giugliano, hanno immediatamente scatenato la protesta dei sindaci e delle comunità, costretti a subire sulla propria pelle l’ennesima crisi dei rifiuti. La SapNa, società in house alla Città Metropolitana di Napoli che gestisce lo smaltimento dei rifiuti dei 92 comuni napoletani, aveva infatti indicato due siti di stoccaggio con una capacità complessiva di 40 mila tonnellate nei comuni di Acerra e Giugliano. A montare la polemica è proprio il sindaco di Giugliano Antonio Poziello, in quota PD e fedelissimo di de Luca, che con un’azione preventiva invia la polizia municipale a sequestrare Cava Giuliani in località Masseria del Pozzo per violazioni ambientali relative allo scarico delle acque e carenza nella prevenzione degli incendi. “Non permetteremo alla SapNa di portare altri rifiuti a Giugliano – fa sapere il primo cittadino – a Cava Giuliani ci siamo liberati delle ecoballe tempo fa e SapNa, appena ha visto le piazzole libere, ha deciso di mandarci altre ecoballe”. Proteste anche ad Acerra, con i comitati ambientali sul piede di guerra e pronte a scendere in piazza per impedire lo stoccaggio dei rifiuti in località Pantano, un’area che già in passato ha ospitato rifiuti. Il Comune di Napoli, dal canto suo, ha da tempo allestito un sito di stoccaggio temporaneo nell’ex insediamento industriale Icm di Napoli Est, un deposito con una capienza complessiva di circa 7 mila tonnellate destinata tuttavia a coprire appena quattro giorni di produzione di rifiuti napoletani.

Intanto lunedì 23 luglio è stato programmato un vertice sull’emergenza a Palazzo San Giacomo al quale prenderanno parte il sindaco di Napoli, il capo di gabinetto Auricchio, Città Metropolitana e i vertici di ASIA e SapNA, e dal quale verrà fuori la strategia politica che Comune di Napoli metterà in atto per tentare di evitare il collasso.

Antonio Corradini

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 20 Luglio 2019 e modificato l'ultima volta il 21 Luglio 2019

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