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EMIGRAZIONI AL CONTRARIO

Da Londra alla Calabria: la storia di Santo e Simone, tornati per restare

Altri Sud, Battaglie, Emigrazione, Identità, Lavoro, Made in Sud | 21 Marzo 2017

Si parla di fuga di cervelli, di emigrazione, di “andate senza ritorni” (se non per le vacanze). Da Sud a Nord, da Nord a Sud. Perché giù non c’è lavoro, giù devi farti raccomandare, giù non si arriva a fine mese. Allora si emigra, alla scoperta di nuove terre, nuovi occhi, nuovi modi di osservare se stessi e il mondo. Uno stipendio notevole, un tenore di vita abbastanza alto, una bella città in cui vivere, senza troppi problemi. Eppure manca qualcosa. Al calabrese, al napoletano, al siciliano, al pugliese emigrato mancherà sempre qualcosa: la propria Terra e la famiglia.

A Catanzaro, in Calabria, possiamo però raccontarvi della storia di un ritorno. Di un’emigrazione al contrario che ha riportato due giovani calabresi nella propria terra di origine. Un’utopia, direbbero in molti. Un sogno. Eppure è la realtà, la realtà di un territorio che ha puntato tutto sulla riscoperta delle tradizioni e con ciò ha creato guadagno e lavoro: San Floro (CZ). Il nome non vi sarà nuovo visto che Identità Insorgenti segue il piccolo paese ormai da anni, raccontando del giovane Stefano Caccavari e del suo Orto di Famiglia. Oggi quel ragazzo è cresciuto e con lui anche la sua professione, tanto da ideare il primo mulino a pietra “social”. Ed è da qui che parte il tutto.

A dicembre 2016, prima dell’inaugurazione della nuova attività, Stefano riceve una mail direttamente da Londra. A scrivere è Santo, un calabrese emigrato che lavora in un noto ristorante di cucina italiana a gestione inglese. Nella mail gli si chiede se è possibile esportare le sue farine fino a lì, vista l’ampia ricerca da parte del ristorante di prodotti biologici e di qualità.

A raccontarci la loro storia è Simone Marsico, cugino di Santo, anch’egli calabrese emigrato a Londra per lavoro. Una chiacchierata al telefono e tutto prende forma, fino a comprendere quanto sia difficile andar via e allontanarsi dagli affetti, pur ammirando la bellezza del volo, come i piccoli uccelli in procinto di lasciare il proprio nido.

“Lavoravo a Londra ormai da due anni e mezzo, così come Santo, mio cugino. E’ stato lui a conoscere per primo Stefano, attraverso Facebook. Da lì è nato il tutto. Santo mi parlò di lui, del suo progetto, tanto che, sceso in vacanza, andai a conoscerlo di persona. E’ stato allora che Stefano ci fece la proposta ufficiale di lavorare con lui in Mulinum. Finita la vacanza e risaliti a Londra, io e Santo abbiamo preso in considerazione il progetto, abbiamo deciso di licenziarci e di scendere in Calabria. Non è stata una scelta facile, anzi. E’ stata una scelta di vita, soprattutto dopo anni trascorsi fuori. Una scelta dettata non certo dall’economia, ma dalla passione e l’interesse per il progetto e da altri lati positivi, quali gli amici, la famiglia”.

Alla domanda su come e dove immaginano il futuro, Simone risponde: “Lo immagino da due prospettive, con un piede in Calabria e l’altro altrove, all’estero, con l’intento di esportare i prodotti della nostra terra, della nostra casa madre, dappertutto, pur rimanendo qui.”

Giovani, intraprendenti, con tanta voglia di fare e mettersi in gioco. Sogni, progetti: Simone e Santo sono la prova che è possibile tornare “a casa” e tornarci per lavoro, che è possibile fare la differenza partendo dalla terra, dai suoi prodotti e dalla bellezza. La bellezza dei ritorni e dei sorrisi, dei contadini, delle loro mani sporche e segnate e dei loro prodotti, della Terra e dell’amore per essa.

Eleonora Greco

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 21 Marzo 2017 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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