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ENNESIMA FIGURACCIA

I romanisti ai tifosi dello Swansea: napoletani da bruciare. E loro replicano: siete razzisti e ignoranti

Europa, Sport | 20 Febbraio 2014

vesuvio

 

“Io e Alberto Moravia ci dicevamo spesso che Roma è la città più ignorante d’Italia, uno scenario interessante senza umanità e contenuti. I romani pensano ancora all’Impero e non si accorgono che non producono cultura da millenni”. Jean-Noel Schifano, scrittore, storico e intellettuale francese, autore di questa considerazione, non può essere affatto smentito, anzi, ancora oggi abbiamo notizia dell’ennesimo fatto che avalla tale considerazione.

Per gli ultimi romantici come noi, nostalgici della sacralità che avvolgeva l’evento sportivo nell’antica Grecia, intento dello sport sarebbe ancora quello di unire in un abbraccio collettivo, attraverso il godimento di un vero e proprio spettacolo, chi segue questi eventi da fruitore piuttosto che da atleta: bellissima notizia quindi, in quest’ottica, sapere che nei giorni scorsi molti tifosi della Roma siano corsi in aiuto dei tifosi dello Swansea per indicar loro come accogliere al meglio i tifosi del Napoli, attesi oggi in Galles.

Parliamo ovviamente di calcio, termometro ormai sociologico di intere generazioni, fenomeno sociale, culturale ed economico la cui lettura permette di interpretare una serie quanto mai varia di usi e costumi moderni. Parliamo, nello specifico, dei tifosi romanisti che, nonostante siano abituati ai piatti piuttosto pesantucci della loro cucina regionale, pare non abbiano ancora digerito i tre babà gustati, loro malgrado, sul campo di Fuorigrotta una settimana fa.

Sembra infatti che, dopo aver visto sfumare la finale di Coppa italia perché battuti dal Napoli per 3 a 0 – è sempre bello ricordarlo! – ed essersi resi per svariati volte protagonisti dei soliti, tristi cori, inneggianti un Vesuvio ormai unico protagonista su ogni campo, ogni maledetta domenica, ora siano addirittura andati all’assalto dei blog dei tifosi gallesi (il Napoli oggi giocherà con lo Swansea per i sedicesimi di finale di Europa League) per spiegar loro che gente siano questi napoletani e come sarebbe bene accoglierli.

Ricordiamo che la Roma, per colpa dei cori cantati da alcuni suoi tifosi – cui ci asteniamo dall’attribuire un aggettivo adeguato essendo letti anche da minori – ha già subito la chiusura delle curve dello stadio Olimpico nello scorso match di campionato e nel prossimo vedrà addirittura la chiusura del settore distinti. Evidentemente però l’odio razziale è più forte di tutto il resto, più forte dell’amore per la propria squadra, più forte della voglia di seguirla in campo, di sostenerla ed incitarla. Della serie: è più divertente insultare i napoletani, augurarne lo sterminio, incitare il Vesuvio piuttosto che Totti e compagni. Contenti voi.

I tifosi dello Swansea, a differenza di quanto probabilmente immaginavano i figli della lupa, non sono caduti nella trappola, anzi hanno dato ai loro omologhi del capoluogo laziale, a coloro i quali credono tutt’oggi di appartenere al popolo che ha civilizzato il mondo intero, una lezione di civiltà e rispetto che i romanisti non riusciranno a dimenticare tanto in fretta. ” I canti sono proibiti dall’Uefa, è una cosa che noi chiamiamo razzismo e ignoranza. Siamo nel 2014, dovreste concentrarvi sulla vostra squadra del cuore piuttosto che sull’avversario. Ma credo che in Italia sia un concetto poco diffuso”.

Questa una delle risposte dei tifosi gallesi, risposta impeccabile che spiega in due parole semplici quanto certi cori ormai siano espressione dei più bassi sentimenti umani e null’altro. Una risposta che insegna tanto a tanti, non solo nel mondo del tifo calcistico.

Una risposta che fa meritare a questi tifosi tutta la nostra stima perché finalmente qualcuno dice davvero no al razzismo, no alla discriminazione, no ai luoghi comuni con esempi tangibili e non a chiacchiere. Per farlo ovviamente c’era bisogno di valicare i confini di una nazione mai esistita se non per volere e per interessi di quella dittatura bancaria che ancora oggi governa l’Europa, un paese che sembra unito solo quando può intonare quei cori lì, guarda caso. È vero: perdere su un campo di calcio non è piacevole ma perdere nella vita è decisamente peggio, ed è proprio qui che stavolta i tifosi giallorossi hanno decisamente perso. Intanto il Vesuvio, con la sua mole imponente e materna, continua a sonnecchiare sereno come fa per fortuna da moltissimi anni, ignorando il desiderio malvagio di tanti.

Floriana Tortora

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 20 Febbraio 2014 e modificato l'ultima volta il 22 Febbraio 2015

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