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EQUITA’

La Spagna contro la crisi: no all’austerità e più tasse per i ricchi

Altri Sud, Attualità, Economia | 28 Ottobre 2020

Mentre in Italia il dibattito pubblico si alimenta di narrazioni mediatiche tossiche e insensate cacce alle streghe che distraggono e dividono le masse popolari, la Spagna vuol provare a fronteggiare la crisi dettata dalla pandemia da Covid-19 facendo leva sui temi dell’equità sociale e della giustizia fiscale.

Nella giornata di ieri, i due partiti di Governo – il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) del premier Pedro Sanchez e Podemos del suo vice Pablo Iglesias – hanno trovato l’accordo per il varo del nuovo piano di sostegno all’economia, composto da circa 240 miliardi di euro di investimenti pubblici e con un aumento della spesa destinata alla sanità per oltre tre miliardi.

“Quelli che hanno di più, pagheranno di più”, è stato il commento di Pablo Iglesias, leader di Podemos.

Più nel dettaglio, l’esecutivo di Madrid ha previsto un innalzamento dell’1% sulla tassazione dei patrimoni privati superiori ai 10 milioni di euro, nonché una serie di aumenti fiscali per le persone e le società ad alto reddito. Nel caso di specie, l’incremento previsto sarà del 2% per l’aliquota sui redditi da lavoro oltre i 300mila euro (ordinariamente prevista al 45% per lo scaglione di reddito dai 60mila euro in poi) e del 3% sui redditi da capitale oltre i 200mila euro, attualmente fissata al 19%.

Il progetto di rilancio socio-economico della Spagna include anche un vasto piano di limitazione alle esenzioni e alle detrazioni fiscali previste sui fondi pensione privati, sui dividendi e sulle plusvalenze generate dai grandi gruppi d’impresa, nonché l’introduzione di un’aliquota fiscale minima del 15% per i fondi d’investimento immobiliare, istituto giuridico utilizzato soprattutto dalle fasce più facoltose della popolazione per abbattere il proprio carico impositivo.

Una scelta di unità politica e nazionale

Se la stima sulla raccolta attesa dall’aumento dell’imposta patrimoniale sarà di competenza dei singoli governi regionali – a cui è demandata per legge la sua applicazione – i dati forniti dall’Agenzia delle Entrate nazionale certificano che la platea interessata dall’incremento della tassazione diretta sulle persone fisiche riguarderà appena lo 0,5% dei contribuenti spagnoli (112mila unità), con un reddito dichiarato superiore ai 100mila euro.

Si tratta di un dato importante, che evidenzia la natura prettamente politica e di solidarietà nazionale che attraversa le scelte operate dal Governo. Il gettito fiscale atteso da queste specifiche misure non sarà elevatissimo, ma la loro introduzione costituisce un segnale politico forte al bisogno di giustizia fiscale e di coesione sociale di cui necessita il Paese.

La Spagna è tra i paesi europei maggiormente colpiti dal Coronavirus, con una media di 400 casi ogni 100mila abitanti e un coprifuoco notturno nazionale già in essere dalle 23 alle 6 del mattino. Nel piano di bilancio inviato all’Unione Europea a inizio ottobre, il Governo ha previsto un calo del PIL su base annua dell’11.2%, in aumento di due punti percentuali rispetto alla stessa stima (-9.2%) resa nota a marzo.

Ciò nonostante, in totale controtendenza rispetto al pensiero unico filo-europeista che imperversa nella classe dirigente politica italiana, Madrid ha mostrato la sua intenzione a rifiutare i 70 miliardi di euro di ‘prestiti condizionati’ previsti dal Recovery Fund, accettando solo i 72.7 miliardi di euro di aiuti non rimborsabili. La scelta è stata dettata dalle opache condizionalità associate alla restituzione di quella parte di fondi europei, che esporrebbe la Spagna all’introduzione – su richiesta di Bruxelles – di ulteriori aggiustamenti strutturali alla sua politica economica.

Che, tradotto in termini concreti, porterebbe a tagli drastici e mirati alla spesa pubblica e sociale.

L’ultimo step

L’approvazione del progetto messo in essere dal Governo passerà dal voto di novembre del Congresso dei Deputati, la camera bassa del sistema parlamentare spagnolo in cui la coalizione PSOE-Podemos non dispone, però, della maggioranza assoluta. Si profila, quindi, la necessità di tessere un gioco di alleanze strategiche che potrebbe riguardare soprattutto la Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC), la cui astensione nel gennaio di quest’anno – in cambio del riconoscimento politico dell’indipendentismo catalano – è risultata decisiva per la formazione dell’esecutivo Sanchez II.

La speranza, in tal senso, è scongiurare che un eventuale dialogo con le forze di opposizione – su tutte i partiti di estrema destra liberale Vox e Ciudadanos – possa generare una revisione al ribasso delle misure proposte, con conseguente disinnesco degli effetti sociali, economici e politici ricercati da uno degli esecutivi più (e realmente) di sinistra presenti nel Vecchio Continente.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 28 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 28 Ottobre 2020

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