martedì 16 luglio 2019
Logo Identità Insorgenti

“Era di Maggio”: un connubio di arte, letteratura e musica

7arti | 8 Gennaio 2016

 

 

 

12096074_927395737315724_5444287679070215835_n

Francesco Jerace (Polistena 1853-Napoli 1937), dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Napoli, divenne in breve tempo uno degli scultori più noti a Napoli e in Italia a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.  Riuscì a coniugare il realismo tipico della scultura napoletana con echi della scultura classica, recuperando la potenza scultorea michelangiolesca e il dinamismo delle opere di Gian Lorenzo Bernini.

Artista dalla personalità poliedrica, Jerace realizzò anche bellissime raffigurazioni di donna, che amava definire “ideali”. Fa parte di questa serie la suggestiva “Era di maggio”, che fu modellata in terracotta sugli echi dei versi di Salvatore Di Giacomo (oggi a Napoli in collezione privata). Poi,  sul calco del modello furono realizzate una prima opera in marmo, oggi a Reggio Calabria, e una seconda che fa parte della collezione del Municipio di Napoli.

Tra i documenti dell’archivio privato degli eredi Jerace emerge un’ interessante memoria, tramandata dal genero dell’artista, Luigi Matafora, grazie alla quale veniamo a conoscenza del momento iniziale della creazione dell’opera nello studio di Jerace in Via Crispi, che coincide con lo stesso periodo in cui la poesia “Era de maggio” di Salvatore Di Giacomo, musicata da Mario Pasquale Costa, divenne una celebre canzone napoletana.

«Nel maggio del 1886 nella racchiusa sala centrale dello studio, il giovane Jerace modellava nella creta la testa di una giovane donna. Proveniente dall’altra sala dello studio ondeggiava la melodia di una canzone che vibrava ormai in tutta Napoli: poesia di Salvatore Di Giacomo “Era de maggio”, musicata da Mario P. Costa. La donna che posava soggiacque all’incanto soffuso nell’intimità dello studio: l’ampia vetrata rifletteva la luminosità del giardino, l’abbagliava, lei socchiuse gli occhi, le labbra si schiusero al sorriso, reclinando languidamente all’indietro la testa con la fluente capigliatura ondulata e le mani del Maestro divennero frementi nella modellazione…»

Diventa fan del Vaporetto per tutte le news sulla tua città, clicca qui e seguici sulla nostra pagina!

 

 

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 8 Gennaio 2016 e modificato l'ultima volta il 8 Gennaio 2016

Articoli correlati

7arti | 12 Giugno 2019

L’INTERVISTA

Mario Talarico, storico ombrellaio: “Sogno una scuola di artigiani per non perdere le antiche tradizioni”

7arti | 7 Giugno 2019

A MONTE SANT’ANGELO

Il murale di Darwin inaugura il compleanno della Federico II

7arti | 6 Giugno 2019

POETI MODERNI

Intervista con Sotirios Pastakas: la poesia come ponte tra culture

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi