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Andrea Cannavale: “La libreria del cinema col materiale di mio padre Enzo che ci ha insegnato a sorridere alla vita”

Cinema, Identità, Storia, Teatro | 11 Marzo 2019

L’appuntamento è di buon mattino al Parco Margherita. Con Francesco Paolo Busco, che mi accompagna nel viaggio tra gli eredi dei grandi di Napoli, lo percorriamo tutto, incantandoci tra facciate liberty e balconate decorate all’inizio del secolo scorso. Qui, in questa che è una delle strade più suggestive della città, una di quelle più intatte nel corso del tempo, al numero 35, in un sottoscala, c’è un luogo magnifico e ospitale, che ricorda la vita di Enzo Cannavale ad ogni respiro. E’ qui, in quello che è anche il loro ufficio, che i suoi figli, Andrea e Alessandro, hanno deciso di offrire alla città il materiale raccolto durante la lunghissima e variegata carriera dal loro papà, grandissimo attore che ha lavorato con i più grandi a cinema come a teatro ma anche grande collezionista di copioni, libri rarissimi sul cinema e sul teatro, fotografie, “pizze” cinematografiche, locandine…

In una delle ultime interviste Enzo Cannavale, scomparso nel marzo 2011 si dichiarava orgoglioso della raccolta che ora mi circonda: all’epoca provava a catalogarla nella sua casa di Monte di Dio: “Questo è il mio studio, qui passo le giornate. È la stanza che chiamo “fu Napoli”. Guardi quel libro, legga la data: 1864” spiegava, orgoglioso, al suo interlocutore.

Andrea e Alessandro, brillanti produttori cinematografici, hanno deciso di raccogliere quel testimone. E così, grazie all’aiuto di Giulio Adinolfi, attore, regista e animatore di questo spazio, oggi tutto il materiale è catalogato e numerato, a disposizione dei ricercatori, degli studenti, degli appassionati. E c’è davvero di tutto: dal copione rarissimo del film che ha vinto l’Oscar e a cui Cannavale ha partecipato, Nuovo Cinema Paradiso, a diversi copioni dei film di Bud Spencer, di cui fu amico e spalla, alle locandine degli spettacoli con Eduardo De Filippo. E ancora: c’è il nastro d’argento che Cannavale vinse con “32 dicembre” di Luciano De Crescenzo, o pezzi rarissimi, come copioni autografi di Eduardo Scarpetta e Antonio Petito, o – ancora – un disco di poesie di Peppino, un 33 giri tutto colorato e disegnato secondo il gusto dell’epoca in cui uscì, intorno agli anni 70.

Cannavale iniziò la sua carriera a teatro, il suo grande amore, con De Filippo. Negli anni è diventato uno dei più grandi caratteristi del cinema italiano. Film polizieschi con Mario Merola, Bud Spencer e Tomas Milian, poi le sexy commedie di serie B e infine grandi interpretazioni con Troisi (“Le vie del Signore sono finite”), De Crescenzo (“32 dicembre”, appunto Nastro d’Argento al migliore attore non protagonista) e Tornatore (“Nuovo cinema Paradiso”, Oscar per il miglior film straniero nel 1989).  Amatissimo dai napoletani e non solo, sempre cordiale e sorridente, Enzo Cannavale vive sicuramente in questi suoi eredi. Andrea, che è il primogenito, gli somiglia moltissimo: occhi e sorriso del padre e stesso approccio alla vita.

“L’insegnamento che porto con me sempre  è quello di affrontare tutto con semplicità, un approccio alla vita che condivido con mio fratello, mia sorella e mia madre Barbara, molto più giovane di mio padre, donna fortissima, che forse per questo ha avuto la forza di gestire una famiglia non semplicissima. Eravamo in 12 in casa: noi, due zie, la nonna, un fratello di papà, il cane… Mio padre del resto, nel corso degli anni, è sempre rimasto semplice, anche quando ha partecipato a Nuovo Cinema Paradiso che ha vinto l’Oscar o quando ha vinto il Nastro d’argento. E ce lo ha sempre insegnato che la vita bisogna affrontarla senza prendersi mai troppo sul serio: la vita, anzi, è un gioco da prendere con serietà. E questo modo di vivere mi accompagna nel mio quotidiano”.

Quando Enzo Cannavale è morto, dunque, Andrea e Alessandro hanno iniziato a ragionare su cosa fare di tutto il materiale raccolto dal padre nel corso degli anni. “Alessandro, che è quello che ha le idee geniali, mi ha detto: “Andrea ma perché non mettiamo tutto questo patrimonio a disposizione della città? E così abbiamo fatto. Papà raccoglieva di tutto, per molti i copioni erano semplice carta straccia. Invece la cosa meravigliosa è che in molti di questi copioni ci sono note autografe, appunti, curiosità. Ti racconto questa cosa. Ero piccolo, passeggiavo con mio padre per via Toledo. All’epoca c’era un caldarrostaro ad ogni angolo e mio padre notò che uno di loro faceva i coppetielli con un copione. Si scoprì che era un vecchio copione di Petito. C’era un’edicola di fronte. E allora papà comprò un mucchio di giornali per fare a cambio col caldarrostaio… Io lo prendevo in giro. – Papà ma che stai combinando? – anche perché all’epoca non capivo il valore di quella scoperta. Lui andava in giro per mercatini rionali, per Port’Alba, ovunque poteva reperire materiale acquistabile di interesse storico. Un materiale immenso, che abbiamo sistemato anche grazie a Giulio Adinolfi, con cui papà lavorò a lungo al Sannazaro: anche grazie a lui stiamo portando avanti questo progetto e in questo mese, sempre organizzate da Giulio, partono proprio qui una serie di incontri sui libri e altri con le attrici. Questo è uno spazio aperto a tutti e chiunque può consultare libri sul teatro, libri sul cinema, copioni, materiale storico. Infatti vengono tanti studenti che devono laurearsi nelle materie dello spettacolo. E’ tutto facilmente consultabile perché abbiamo catalogato tutto. E i copioni continuiamo a raccoglierli anche noi: ad esempio Eduardo De Angelis (a cui i Cannavale hanno prodotto il film Vieni a Vivere a Napoli, ndr) ci ha regalato il copione di Indivisibili”.

Parliamo dei “pezzi” importanti custoditi a Parco Margherita. Ad esempio questo copione di Eduardo, I Due Pacioni, che praticamente pare sia un vecchio copione dimenticato che lui non ha riportato nella sua compagnia e che però è sbucato tra le carte di Cannavale. O il copione autografo, scritto a penna, di Eduardo Scarpetta (dove sono descritti tutti i personaggi e le location de “Il Medico de pazze”). “Tutti possono consultare questo materiale, siamo aperti dal lunedì al venerdì tutti i giorni dalle 10 alle 18. La grande risorsa di questo posto è il rapporto col cartaceo, che oggi si è perso. Chi viene qua impazzisce quando scopre di poter consultare copioni originali, ricopiati a mano dai testi originali” spiega ancora Andrea.

Poi ridiamo perché wikipedia indica vari figli e parenti di Enzo, tutti falsi, come spesso accade nell’imprecisa enciclopedia globale (tra cui l’italoamericano Bob Cannavale, indicato come nipote di Enzo, che però secondo Andrea non è un loro parente, “anche se mi piacerebbe perché è un grandissimo attore”).  Ci distraiamo perché apriamo il 33 giri di poesie di Peppino, sfogliamo il copione di Scarpetta. Mettiamo sulla scrivania la statuina di Enzo fatta da Ferrigno e il suo Nastro d’argento per farle fotografare da Francesco. “Un patrimonio unico, che è il modo migliore anche per preservare la memoria di mio padre” mormora Andrea, sempre col sorriso stampato in viso, che ricorda tanto suo padre.

Tanti i grandi che hanno attraversato la vita di Enzo e – di conseguenza  – anche la vita della sua famiglia: da Eduardo a Bud Spencer, dall’inseparabile Bombolo ai Giuffré.

“Papà quando ero piccolo, quando avevo quindici anni, ha vissuto un momento di grandissima notorietà. E questa notorietà mi inorgogliva e mi faceva piacere. A volte era un po’ ingombrante, nel senso buono della cosa per il semplice motivo che papà tra teatro e film molto commerciali, era fermato ovunque… Io ero il “papone” dei tre, il primogenito, molto legato a lui, e ho vissuto questa cosa con grande piacere, ma al tempo stesso papà a casa non lo faceva pesare. Nel senso che la semplicità di papà mi ha fatto vivere la sua notorietà con una naturalezza incredibile. Papà è sempre stato se stesso, ha vissuto Eduardo come l’Oscar con grandissima semplicità. E non ha mai fatto sentire la sua assenza, questo ci tengo a dirlo. Quando girava i film di Piedone è stato in America, in Africa, in Asia… quando aveva un minuto, tornava sempre dalla famiglia, ci ha dato sempre l’idea di un padre presente. Quanto a Bud… che in quell’epoca era un mito… allora ero piccolo, veniva a casa che avevo 8 anni, perché papà ci ha lavorato nel 78-80. Ma da grande l’ho seguito, sempre… sono talmente legato a Bud Spencer che l’unico “selfie” che ho voluto farmi con un big è stato quello con lui quando nel 2007 si fece una serata dove rimisero insieme il cast di Piedone dopo 40 anni. Sono stato col figlio Giuseppe, con cui siamo amici, quando hanno fatto il murale qui a Napoli…”.

Sempre se stesso ma camaleontico, Cannavale ha fatto nella sua carriera davvero di tutto. “Lui si trovava a suo agio nel cinema come nel teatro. Ed è stato sicuramente un uomo fortunato, perché ha fatto nella vita quello che voleva fare. E, nel farlo, si è sempre divertito, girando il mondo e prendendosi le sue soddisfazioni professionali, dall’Oscar al Nastro d’Argento. Momenti che viveva, appunto, semplicemente. Anche se devo dire che era un genitore severo, con le sue idee…”

Andrea non ritiene siano necessari omaggi “istituzionali” specifici per suo padre. Guarda oltre, a progetti più ampi e concreti. Forse perché il padre lo vive ogni giorno, circondato dalle sue cose. “Io penso che oggi viviamo tempi veloci, dove tutto scorre in fretta. La memoria storica la si conserva solo per i più noti… la vita va avanti, non puoi stare sempre a ricordare il passato. Nè puoi sempre dire: “Perché non lo fanno?”. Un ragazzo oggi di 10 anni non sa chi è Eduardo De Filippo, figuriamoci… ecco questo mi piacerebbe, educare i ragazzi alla storia del cinema e del teatro. Napoli non ricorda Eduardo, Petito, Scarpetta, Peppino… finita la mostra di Eduardo, chissà fino a quando non se ne parlerà. L’unica soluzione per ricordare figure come quella di mio padre e ovviamente tutti gli altri, tutti i grandi, è  poi realizzare un museo permanente dell’attore. Ecco questo sì, mi piacerebbe che si realizzasse una cosa del genre in questa città. Per ora noi lo ricordiamo qui in questo spazio, attraverso la sua collezione e tanti memorabilia. Se sarebbe stato contento di questo? Lui diceva sempre che quando sarebbe morto forse avremmo capito, perché io lo sfottevo sempre: “Papà ma che devi fare con queste carte vecchie? Non serve a niente…” In realtà già allora capivo benissimo il valore storico della sua collezione. Oggi siamo contenti perché quando moriamo continiamo a vivere nei ricordi. Noi dei ricordi abbiamo fatto anche qualcosa di utile. E papà è qui, in questo spazio, come è anche in questa intervista. Siamo orgogliosi e fortunati per aver realizzato questo spazio riservato alla memoria. E penso che anche a lui piacerebbe…”.

Mentre Andrea si mette in posa davanti all’immagine del padre appesa nella “Libreria del Cinema”, prima di salutarci, due sguardi identici mi sorridono…

Lucilla Parlato

Gallery: Francesco Paolo Busco

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 11 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 11 Marzo 2019

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