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Aurelio Fierro, padre e nonno mai dimenticato. La sua musica gira il mondo con Fabrizio e Aurelio Jr

Identità, Musica, Storia | 3 Maggio 2019

Fabrizio e Aurelio jr, figlio e nipote di Aurelio Fierro, li incontro a casa Aurelio, a piazza Santa Maria la Nova dove praticamente le tracce del grande cantante sono vive più che mai. Non solo a fianco al nuovo locale “fierriano” c’è ormai via Aurelio Fierro, titolata al gigante della classica napoletana dall’amministrazione de Magistris qualche tempo fa, ma poco più avanti c’è sempre la Canzuncella, storico locale di Aurelione e ennesimo tempio della sua storia.

Casa Aurelio però è più alla mano come luogo. Pizzeria e taverna. Spazio di memoria visiva e di musica. Ma nonostante questa semplicità, incute suggestioni profonde, tappezzata com’è di storia e storie in bianco e nero. Fabrizio e Aurelio Jr la vivono come casa propria, girano tra quelle storie da quando sono nati. Girano, cantando, per il mondo, da altrettanto tempo. E subito mi è chiaro che Aurelio è vivo e che difficilmente, in questo mio percorso tra gli eredi dei grandi di Napoli, ho trovato qualcuno che preserva la memoria del proprio antenato così costantemente, così fortemente.

Fierro era nato a Montella, in provincia di Avellino, il 13 settembre 1923. Dopo un primo contratto nel 1951, il cantante – che studiava ingegneria – decise di seguire anima e corpo la sua vocazione nel ’54. Tra canzoni e film, i cosiddetti “musicarelli”, partecipò alle edizioni 1959, 1961, 1962 e 1963 del festival di Sanremo. Guaglione, ‘a pizza… tanti i successi mondiali di Aurelio Fierro. Tante le collaborazioni con artisti altrettanto grandi. Tantissimi i concerti, in giro per il pianeta. E tante le tracce rimaste, di Aurelio, nella nostra cultura musicale.

Fabrizio e Aurelio Jr però non sono da meno. Negli anni passati sono stati protagonisti di storiche tournèe come quelle a Taiwan e in Cina (10 concerti) con la TocaFierro band e il tenore Francesco Malapena. Pubblico in estasi per tutti gli artisti made in Naples, come mostrano video magnifici, con cori “gialli” in lingua napoletana che mi mostrano sorridendo. Emozionante. E in questi giorni continuano senza sosta i loro impegni. Oggi, proprio alle 14, sono stati protagonisti di Buongiorno Regione. Suoneranno al Rosolino Club domani sera. E lunedì 6 maggio (ore 15-17), nell’ambito del corso di Marketing dei Servizi (via Generale Parisi-Monte di Dio), saranno ospiti dell’università Parthenope per parlare agli studenti di “servizi di intrattenimento”. Di cui sono evidentemente esperti.

“Mio padre nel mio quotidiano lo porto in ogni cosa, finanche nei modi di dire… ne aveva tanti, tutti in napoletano. (Aurelio Fierro è anche autore di una storica grammatica della lingua napoletana, ndr). Ma ultimamente credo di somigliargli sempre più anche negli atteggiamenti” racconta Fabrizio davanti a un immancabile caffè, tra foto giganti di suo padre e tanti grandi di un’altra epoca. Uguaglianza, con Aurelio, che nemmeno Francesco Paolo Busco, che mi accompagna nel viaggio tra gli eredi dei grandi con le sue foto, si fa sfuggire tra i suoi scatti.

Sono tanti i ricordi di Fabrizio e anche di Aurelio jr, che gli siede a fianco e che ha vissuto fortemente anche lui il rapporto con la musica e con il nonno (Aurelio ha lavorato nel musical Notre Dame de Paris per sei anni, vincendo un provino e girando ulteriormente il mondo per fatti suoi con la compagnia del musical di Cocciante). Ricordi che travolgono anche chi ascolta. “La gente ci fermava sempre per strada, io ne ero orgoglioso e lui ha sempre mostrato semplicità nell’approccio con il pubblico, perché era un uomo alla mano, un semplice. Che chi ha amato non ha dimenticato. Come i suoi concittadini, nella sua città natale, Montella (AV) dove a marzo  è stata intitolata la Casa della musica e della cultura” nei locali del nel palazzo Bruni-Roccia nel rione Garzano, una dimora storica donata al comune nella quale troveranno posto scuole di musica e arte in genere e con una mostra fotografica per ripercorrere la sua carriera”.

Ma i ricordi sono proprio legati alla piazza: “Proprio qui mi esibii per la prima volta, nel 1983, quando aprimmo La Canzuncella. Ma allora piazza Santa Maria La Nova era piena di macchine… Pino Daniele era andato via da poco ma i fratelli venivano spesso a trovarci… come tanti artisti del mondo musicale napoletano, per i quali quel locale era un riferimento storico. E quanti concerti ho fatto con papà non saprei dirti…Lo seguivo sempre. Se avrei fatto lo stesso il cantante? Alla fine credo proprio di sì perché quando la musica l’hai nel sangue è difficile scamparla”. Proprio a pochi metri da dove siamo c’è via Pino Daniele… in questa zona si respira la storia della musica antica e recente, e si respira ad ogni passo.

“Mio padre, come uomo, era un gentiluomo. Un gentiluomo di altri tempi. Ed era anche un uomo di fede. Che ha composto addirittura un’Ave Maria sulle sue note. E altre canzoni legate al suo credo. Ma soprattutto un uomo che ha girato il mondo e che dunque lo conosceva in ogni piega. Anche per questo aveva un approccio alla vita semplice. E a me, come ad Aurelio, ha insegnato l’impegno, la serietà in ciò che si porta avanti… ha insegnato ad essere sempre degno del cognome che porto”.

Fabrizio e Aurelio Jr hanno anche inciso un album, bellissimo: “Il tempo delle Lazzarelle” dove reinterpretano i grandi classici dell’antenato illustre. E così potete riascoltare quei pezzi in versione lievemente modernizzata: Lazzarella, Scapricciatiello, Che t’aggia dì, Lazzarella, Vurria, ‘A pizza, Guaglione… pezzi che non perdono mai il loro fascino. Pezzi eterni. Pezzi che riecheggiano nelle mura di casa Aurelio, dove è facile per chiunque conosca un minimo di storia dello spettacolo riconoscere quei volti nelle fotografie: c’è Mimmo Modugno, c’è Renato Rascel, c’è Dante Maggio con cui partì in tournè in Australia, ci sono tutte le grandi voci dell’epoca, tutti i nomi che hanno fatto storia della nostra amatissima canzone.

“Ecco, se dovessi chiedere qualcosa alle istituzioni, mi piacerebbe che nascesse un museo della canzone napoletana per ricordare tutti questi grandi nomi. Ma se non si muovono le istituzioni prima o poi lo faremo noi: Napoli non può non avere un museo della sua canzone dove ascoltare i brani e studiare la nostra lingua”.

Le idee di Fabrizio sono tante e tutte tese non solo alla semplice memoria di Aurelio ma anche della musica made in Naples. Proprio nelle scorse settimane, insieme all’associazione Terra Nostra, la Fondazione Fierro, tramite Fabrizio, ha lanciato la candidatura di rendere, dopo l’arte dei pizzaioli, anche la nostra musica patrimonio Unesco. “La canzone napoletana è senz’altro uno dei patrimoni naturali di una città e da molti storici e addetti ai lavori, ma anche da cittadini napoletani, è considerata uno dei punti di eccellenza della canzone italiana. Molti sono stati gli artisti nazionali ed internazionali che si sono cimentati in performance canore ed hanno dato lustro a sonetti e terzine di grande pregio scritte da autori napoletani e italiani come Gabriele D’annunzio. Gli stessi hanno fatto conoscere la vera indole di un popolo, quello napoletano e il suo modo di pensare al mondo intero. Il repertorio che nasce dagli inizi del XIX secolo ha continuato a trovare quella credibilità musicale anche nell’immediato dopoguerra. Molti asseriscono che la canzone napoletana appartiene alla musica colta. Noi vogliamo aprire un percorso culturale non nazionale ma mondiale, alla canzone napoletana valorizzandola come patrimonio culturale e candidandola con un progetto che vede molti cultori e storici napoletani favorevoli ad una ricchezza dell’Umanita’ dove l’Unesco custodisca la storicità di un bene”.

Insomma radici salde e voglia sempre di esplorare il mondo. E chissà che Fabrizio e Aurelio jr non realizzino prima o poi il sogno di Fierro senior. Che in un’intervista spiega perché alla fine non si era mai mosso da qui: “Sono innamorato di Napoli, non posso farci niente. Sto bene solo qua. Eppure questa è una città ingrata, che non si rende conto dei suoi tesori. Parlo della gente, ma anche delle istituzioni. Mi sono offerto più volte d’insegnare gratuitamente la canzone napoletana ai giovani, purché mi dessero una sede. Come mi hanno risposto? Vedremo, faremo, soltanto parole”.

Forza Fabrizio, forza Aurelio jr… la memoria e la cultura musicale di Napoli hanno bisogno del vostro lavoro.

Lucilla Parlato

Gallery Francesco Paolo Busco

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 3 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 3 Maggio 2019

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