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Intervista con Eduardo Scarpetta, dalla storia di famiglia all’Amica geniale: “Non avrei potuto far altro che recitare”

Cinema, Teatro | 22 Novembre 2018

Inizia con questa intervista una nuova serie di articoli su Identità Insorgenti dedicati ai discendenti delle grandi famiglie del teatro, dell’arte, della musica e del cinema, a Napoli. Figli, nipoti, pronipoti che magari hanno scelto lo stesso lavoro dei propri antenati o hanno scelto di fare tutt’altro. Per capire quanto pesa portare un nome o esserne la continuazione. E quanto invece segna ineluttabilmente il destino degli uomini e delle donne che vi racconteremo.


C’è un’attrazione fatale che lega la nostra narrazione quotidiana, su queste pagine, al passato di Napoli. Ci siamo chiesti cosa resta di questo passato negli uomini e nelle donne figli, nipoti, pronipoti di quei nomi che hanno reso grande Partenope? Lo scopriremo lungo il cammino.

“Io non avrei potuto far altro nella vita che recitare” esordisce subito così Eduardo Scarpetta, figlio di Mario. Il suo bisnonno è Vincenzino Scarpetta. Il suo trisavolo Eduardo Scarpetta, il famosissimo commediografo. E questa dichiarazione, immediata, appena ci sediamo attorno a una delle botti che fa da tavolino di Cap’Alice, il locale di via Bausan vicino a Palazzo Scarpetta, dove decidiamo di incontrarci, mi fa inquadrare subito questo 25enne dal sorriso largo e dagli occhi scuri scuri.

Tornata a casa, più tardi, gioco con la sua foto e quella del trisavolo, con quella del bisnonno e con quella del padre. Si somigliano tutti. Un Dna potentissimo quello scarpettiano, che scorre nelle vene e nelle gambe di chi ha deciso di seguire le orme degli antenati così come in chi ha deciso di prendere altre strade. Un dna che si manifesta soprattutto nello sguardo, nella forma del naso e nel sorriso. Eduardo è uno Scarpetta puro, anche se ancora acerbo.

Gli dico che là sotto, dove siamo seduti in quel momento, è nato Peppino De Filippo. Non lo sapeva, si interessa al racconto e alla ricostruzione che abbiamo fatto recentemente sul giornale sulla targa sbagliata, a via Ascensione: in realtà Peppino è nato proprio nel palazzo sopra di noi, nell’ex Vico Ascensione. Eduardo abita a pochi passi, nelle “camerelle” di Palazzo Scarpetta. Cioè nel piano ammezzato del palazzo, una volta adibito alla servitù. Divide la sua casa con un coinquilino. E’ un ragazzo spontaneo, semplice, senza alcuna saccenza, umile. E, soprattutto, ha molto rispetto per il lavoro d’attore. “Mia madre mi ricorda sempre della responsabilità che ho” confida. E racconta che ,forse, se fosse vivo Mario, il padre, avrebbe avuto solo un’alternativa possibile al palcoscenico: il calcio. Che pratica ancora, nel tempo libero. E che resta una sua grande passione.

Mario. Affrontiamo subito questa ferita. Perché perdere un padre a 11 anni è una crepa nel cuore, eterna. “I miei ricordi sono flash. Ricordo il pulmino con cui giravamo, con mamma e papà, con le mappe di carta…  Le estati a Procida… il teatro Cilea… Il mio debutto a 9 anni. Mio padre  mi inserì nella commedia Feliciello e Feliciella per i 150 anni dalla nascita di Eduardo Scarpetta. Entravo in scena ed ero  il bambino più felice del mondo. Facemo una settimana di repliche…Ho subito sentito che quello, il palcoscenico, era il mio posto. Non ho mai avuto un piano B…” racconta, mentre sorseggia un succo di pomodoro. Non ama l’alcool, fuma un’unica sigaretta elettronica nel corso della nostra chiacchierata. E si sente un napoletano atipico, come mi dirà quando ci saluteremo, un paio d’ore dopo.

Qualche settimana fa, per “Residenze” al teatro Sannazaro, il cantiere coordinato da Francesco Saponaro, suo amico anche nella vita, ha debuttato con successo – tre giorni di sold out – con un difficile testo di Dennis Kelly, ambientato in un rifugio antiatomico,  storia di un amore di dipendenza e sopraffazione. “After the end di Kelly – racconta – non si vede spesso a teatro. Io ho amato un altro testo di Kelly, Orphans. Quando lo vidi pensai che sono autori che il pubblico deve conoscere e proposi il progetto a Francesco. E’ andata bene… Spero ovviamente che adesso interessi qualche produttore e che non resti confinato a quei tre giorni, preceduti da un lavoro di approfondimento e a un mese di prove con Denise Capezza (coprotagonista della piéce, ndr)”.

Il 20 dicembre arriva nelle sale Capri Revolution di Martone, dove c’è anche lui. E il 27 novembre debutta in Italia l’Amica Geniale, tratto dai romanzi di Elena Ferrante dal successo globale, dove sarà Pasquale Peluso. Eppure Eduardo mi parla come prima cosa di questo suo piccolo lavoro, tradotto in italiano da Monica Nappo. Gli chiedo quanto è importante il teatro per lui, che compare anche nella magnifica mostra su De Filippo, in corso a Castel dell’Ovo, nella stanza dedicata alle poesie di Eduardo, dove recita ABCD con una zazzera riccioluta, che ora non ha più.

“E’ il fine ultimo di tutto – mi dice – e in futuro io voglio mettere in scena i lavori firmati Scarpetta: tutti, anche quelli di Vincenzino. Adoro ‘O tuono ‘e marzo. Ma il mio obiettivo futuro è rappresentare qualsiasi testo di Eduardo e Vincenzo… Ho fissato una data dentro me: 2025, cent’anni dalla morte di Scarpetta. Per quella data farò qualcosa dedicata ai miei antenati. Questo te lo metto nero su bianco: è una data che celebrerò in qualche modo”.

Gli racconto le belle cose che mi ha offerto la conoscenza con Maria Beatrice Cozzi Scarpetta, biografa di Vincenzino. La storia delle feste alla Santarella con il meglio di autori, giornalisti e poeti dell’epoca per Maria Scarpetta, altra figlia di Eduardo senior. Non conosce questa storia, ne resta affascinato. Vuole approfondire e più tardi gli manderò via whatsup la copertina di “Felice Sciosciammocca, mio padre”, la biografia di Maria.

Contenta di aver conosciuto i suoi obiettivi legati alla storia della famiglia Scarpetta e delle promesse per il futuro, mi sento il cuore in pace e così finalmente parliamo dei suoi lavori prossimi. “Con Martone a Capri abbiamo faticato tanto. Il film è ambientato nel 1914 e abbiamo girato d’estate, con i mantelli di lana. Si è creato un bel clima, nonostante il caldo… Con lui si è instaurato un bellissimo rapporto, io amo i registi che lavorano sul processo creativo della recitazione e lui è così…”.

Nel 2019, gli ricordo, Martone girerà un film con Servillo proprio sul tuo trisavolo, Eduardo… “Si lo so, e per giunta mi ha chiamato, vuole vedermi”, mi racconta. E in cuor mio sogno di vederlo nei panni di Eduardo da giovane. Tony Servillo sarà Eduardo Scarpetta adulto. Chissà…

Con Saverio Costanzo, invece, è stato un lavoro molto più duro. Lui interpeta come detto Pasquale, che è un proletario, vicino al popolo. “Da ottobre scorso a febbraio di quest’anno abbiamo provato, con altri attori ma anche con persone che non hanno mai recitato… Ho dovuto anche imparare a ballare, perché Pasquale ama il ballo.  Da febbraio a luglio, invece, abbiamo girato la prima serie. Adesso torneremo a provare per la seconda serie, dove continuo a interpretare questo ruolo. Poi nella terza, quando i personaggi invecchiano, sarò sostuito. Ma non garantisco sulla resa…” sottolinea. Gli chiedo in che senso e mi spiega che essendo stata un’esperienza tanto lunga non è in grado di “giudicarsi”. Lo sapremo tra pochi giorni…

Di esperienze lunghe Eduardo, per la verità, a 25 anni  ne ha già qualcuna alle spalle. E proprio sulle tavole dei teatri italiani. Per oltre cento repliche è stato Michele, uno dei figli di Filumena Marturano, nel tour dello spettacolo diretto da Liliana Cavani. “A un certo punto ho capito che da quell’esperienza avevo preso tutto e ho deciso di non continuare il tour nella stagione successiva. Fino a che un giorno mi chiama Geppy Gleijeses per dirmi di noleggiare a volo una macchina e di correre al Morlacchi di Perugia. Avrei dovuto sostituire per la prima l’attore che invece faceva Riccardo. E così è stato: feci solo quello spettacolo, ancora, ma nel ruolo del fratello di Michele, recitato da un altro: ma ormai sapevo a memoria tutta la commedia”.

Me lo racconta sorridendo e confermando l’impressione di uno che sa mettersi in gioco. Nei giorni precedenti all’intervista ha partecipato a uno cortometraggio di Valentino. In questi giorni, invece, gira un cortometraggio con una regista belga innamorata di Napoli.

Parliamo dunque della sua storia professionale, iniziata, dopo il liceo, al Centro Sperimentale di Cinematografia. A Giulio Baffi, che pure lo ha intervistato nei giorni scorsi, ha detto che la scomparsa del padre Mario è stato per lui come un messaggio ricevuto: “Come se qualcuno mi avesse detto: “Ce la devi fare tu: porti un cognome che forse ti faciliterà ma ce la devi fare da solo”. Se lui fosse stato vivo avrei fatto l’attore con lui, come in tutta la nostra famiglia sarei stato il Vincenzino di “Miseria e nobiltà””.

Chissà, forse sarebbe stato un destino soprattutto teatrale quello di Eduardo. Certo è che ha spesso ripetuto che il cognome che porta non è una colpa. Qualche giornale ha addirittura titolato su questa frase. Gli chiedo cosa intendesse: “Intendo dire che non è una colpa portare il cognome che porto che forse mi avvantaggia ma crea anche aspettative. E io di certo non mi ci adagio. Ogni volta che affronto un ruolo cerco di dare il meglio di me, con onestà, tenacia, studiando senza sosta. Ciò non toglie che alla fine sono contento di portare sulle spalle questa responsabilità. Anche se – mi racconta mentre paghiamo il conto – sono un napoletano atipico: non esco pazzo nè per Pino Daniele nè per Massimo Troisi”. “E per Maradona?” gli chiedo mentre osserviamo la storica immagine di Diego appena arrivato a Napoli, che sale di spalle le scale del San Paolo atteso da tanti colleghi all’epoca giovani, in cima alle scale, appesa dentro Cap’Alice. “Per Maradona sì, mi ricorda papà poi, che era tifosissimo. E anche io tifo Napoli naturalmente”.

Ci lasciamo e mi faccio promettere che manterrà la parola per il 2025. “Io ci spero un giorno di avere una mia compagnia teatrale con cui girare per l’Italia e per il mondo – mi dice prima di salutarmi – per ora lavoro con onestà, sincerità e soprattutto umiltà e onestà, i valori che la mia famiglia mi ha trasmesso”.

Scarpetta puro. Scarpetta futuro…

Lucilla Parlato

credit foto: Giorgio Amendola

Lucilla Parlato

Giornalista da sempre, ho iniziato a Napoli per poi emigrare a Roma, dove ho lavorato nella carta stampata, in tv a Mediaset e sul web a Sherpa-Tv (web tv di area Pd) oltre ad aver svolto negli ultimi anni capitolini ruoli di capo ufficio stampa in diverse istituzioni. Poi sono tornata a casa, a Napoli, cinque anni fa per fondare Identità Insorgenti, con un gruppo di amici, uniti dalla volontà di offrire un’altra narrazione del Sud.

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