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Lara Sansone: “Da mia nonna Luisa Conte ho imparato tante cose, ma soprattutto il rigore e la serietà”

Eredi Lara Sansone
Storia, Teatro | 30 Gennaio 2019

Sono trascorsi esattamente 25 anni dalla storia che vi raccontiamo questa volta. Collaboravo allora per il Giornale di Napoli, era il 30 gennaio 1994, e io da giovanissima cronista avevo avuto un compito impegnativo, importante: seguire, il giorno dopo, i funerali di Luisa Conte, alla chiesa di San Ferdinando.

Uno dei funerali più imponenti che io ricordi nella mia carriera di giornalista, uno dei più partecipati. Giulio Baffi su Repubblica scriveva che tanta folla si era vista solo ai funerali di Totò e Nino Taranto. Napoli piangeva la scomparsa di una grande donna, di una grande attrice. Che io conoscevo bene non solo perché l’avevo intervistata negli ultimi anni del suo cammino sul suo palcoscenico ma sopratutto che conoscevo da spettatrice, perché il Sannazaro era un teatro che frequentava mia mamma, insegnante, con le sue colleghe del Suor Orsola, abbonate alla pomeridiana: quando mancava una di loro io ne prendevo il  posto. Per cui da ragazzina trascorsi diverse stagioni sulle poltroncine rosse a guardare grandissimi attori e grandissimi testi della nostra tradizione.

Fu quel giorno, il giorno del funerale di Luisa Conte, che notai, per la prima volta, una ragazza poco più giovane di me sulle cui spalle di lì a poco sarebbero cadute gigantesche responsabilità. Una ragazza di straordinaria bellezza “napulegna” che, nel corso degli anni, avrebbe dimostrato non solo una grande forza d’animo ma anche una gigantesca capacita reattiva.

Per cui, non se ne abbiano a male gli altri se, quando ho deciso di dedicare alcune interviste agli eredi dei nostri grandi, è stata proprio quella ragazzina di poco più di 20 anni la prima persona che mi è venuto in mente di voler raccontare: Lara Sansone.

Ci rincontriamo, per una chiacchierata senza reti – di cui molti contenuti conserverò per me – appena 25 anni dopo quei tempi bui e radiosi del teatro che ha ereditato, il meraviglioso Sannazaro, che brilla ancora di Luisa. Luisa è dovunque: nelle foto alle pareti, nelle locandine, finanche nel foyer e nel caffè, a lei titolato, all’ingresso del teatro. Francesco Paolo Busco, che mi accompagna in questo viaggio, scatta foto all’impazzata mentre all’ingresso salutiamo Massimo Iovine che sta montando il palco per Flo, che si esibirà la sera stessa in cui si è svolta quest’intervista. Perché in 25 anni Lara ha saputo fare due cose sicuramente grandi: non dimenticare le sue radici e, al tempo stesso, stare al passo con i tempi. Da quest’anno il Sannazaro è stato riconosciuto come Centro di Produzione teatrale. Ha ospitato in questi ultimi anni tantissimi giovani con testi innovativi, ha ospitato musica, classica e contemporanea, ha aperto altri spazi al pubblico, ha prodotto, ha inventato, ha formato… e questo è un suo merito e una sua croce. Come tutti gli autonomi, che vanno avanti per la propria strada in questa città, senza stringere legami di sottomissione con cricche e centri di potere, anche su Lara piove l’invidia dei poveri di spirito. Io però conosco la sua forza da un quarto di secolo e sono certa che mi aprirà le porte del teatro per parlare di passato, presente, futuro…

E così è: saliamo in una sala in penombra, vicino ai camerini, attraversando il palco pieno di fili e quinte in movimento, e lì lei ci accoglie, senza trucco e con i capelli raccolti in una coda di cavallo, bella come sempre, naturale.

Negli ultimi anni Lara si è cimentata con la regia di alcuni importanti allestimenti di commedie di Raffaele Viviani come Festa di Montevergine Festa di Piedigrotta o con il Masaniello di Porta e Pugliese, oltre a ospitare gli spettacoli di attori “di tradizione” come Benedetto Casillo o Leopoldo Mastelloni, conservando l’impronta del grande patrimonio del teatro popolare di tradizione napoletana e al tempo stesso dedicando attenzione ed energie produttive alle nuove voci del teatro napoletano che della tradizione si fanno portavoce reinventandola e portandola a nuovi successi.

“Con mio marito, Salvatore Vanorio, abbiamo fatto del Sannazaro un vero, grande “teatro di tradizione” centro di un sistema di rappresentazione che mette insieme, in armoniosa programmazione e produzione, prosa, musica, danza, varietà, canzone, appartenenti all’universo poetico napoletano.  A iniziare dal Cafè Chantant,  che, dal 1996, da due anni dopo la scomparsa di mia nonna, riscuote grande successo di pubblico e critica, tanto da replicare anno dopo anno con edizioni sempre diverse” ricorda. E tornando indietro con la memoria, anche io ho in mente quel suo debutto 23 anni fa: fisicamente perfetta nel ruolo della Sciantosa, caratterialmente inadeguata per la critica (“Sta distruggendo il teatro facendo il Cafè Chantant” era una delle cattiverie che giravano in quel tempo). “Invece è stata una sfida vinta, nonostante molti mi diedero addosso all’epoca, ritenendomi non all’altezza di mia nonna. Ma oggi posso dire che il pubblico adora il Cafè Chantant e canzoni e pezzi come Bambenella che all’inizio vivevo come una condanna, invece sono diventati il mio repertorio più richiesto. Come attrice mi diverto sempre a giocare con l’ironia e la sensualità della più celebre “sciantosa” del nostro teatro, l’eterna Ninì Tirabusciò e  la mia col tempo è diventata simile a me, una donna che non si prende mai sul serio, che si diverte a giocare con il pubblico seducendolo con la celebre “mossa”. Oggi insomma quel ruolo mi appartiene, ma la prima volta che feci la “sciantosa” dissi: non lo farò mai più”.

Del resto Lara è la donna delle sfide. Sorride ancora quando mi fa notare che da quando interpeta Bice, la moglie di Sergio di Un Posto al Sole, la gente la ferma per strada e la riconosce molto più di prima. “All’inizio ero un po’ spaventatata, ma invece quella di Un Posto al Sole si è rivelata una bellissima esperienza, una bella famiglia televisiva… e a me non dispiace che la gente mi riconosca anche per questa mia partecipazione”.

Ma la tv è quasi un hobby per Lara. Come per la nonna, è il teatro il suo grande amore, la “bomboniera” di via Chiaia dove ha speso la maggior parte della sua vita.

“Ho debuttato a sei anni nel ruolo di Cicciariello nela Lisistrata di Aristofane, sostituendo un piccolo attore ammalato, per gioco ma soprattutto perché volevo stare vicino a nonna con cui ho sempre avuto un rapporto speciale, basato sulla stima, la confidenza, l’amore. Mi sedevo dietro le quinte a guardarla per rubare un suo sguardo, un sorriso, per strapparle un bacoi mentre recitava… e più passavano gli anni più il nostro rapporto si rafforzava, diventava più intenso. Era la mia consigliera, ma mi sgridava anche. Da lei ho imparato tutto…”.

Tanti gli spettacoli fatti con nonna Luisa: Lo sposalizio di Viviani, con Nino Taranto, La Festa di Montevergine, La Santarella… piano piano Lara, al fianco della progenitrice, si conquistava il suo ruolo, fino a diventare protagonista… giovanissima non poteva immaginare che presto le sarebbe caduto il peso dell’intero teatro sulle spalle, scomparsa Luisa. Il vuoto. La forza di ricominciare.

«Ho interpretato il ruolo di Annella di Portacapuana nella edizione che festeggiava i primi vent’anni del teatro Sannazaro, con mia nonna Luisa Conte e la regia di Giuseppe di Martino, ero poco più di una bambina ma recitavo da molti anni. Successivamente ho avuto il privilegio di interpretare questo ruolo in altre due edizioni, in una delle quali mi sono occupata anche della regia, con il grande Leopoldo Mastelloni nel ruolo di Porzia. Quest’anno (il debutto è previsto domani, 1 febbraio) ancora una volta alzeremo il sipario su questa commedia antica, che tratta temi attualissimi come il rapporto madre figlia, il ruolo della donna nella società ed il desiderio di rimanere giovani per sempre, magari attraverso l’amore di un ragazzo molto più giovane».

Ma i progetti di Lara e del suo secondo marito (dal primo, Gianfranco Gallo, è nata la sua primogenita Greta) sono ampi e imponenti e vanno al di là dei testi classici, sempre richiestissimi.

“Nella prossima stagione, continueremo il lavoro già iniziato e ben consolidato, iI Sannazaro che quest’anno è stato riconosciuto Centro di Produzione Teatrale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha ampliato la sua offerta culturale, aprendosi a progetti di collaborazione ed ospitalità nazionali ed internazionali” dice orgogliosa Lara.

Nei prossimi giorni Napoli, grazie all’impegno del sindaco de Magistris e dell’assessore Clemente, titolerà a Luisa Conte il largo davanti al teatro Sannazaro. E anche Lara sta pensando, nuovamente, a una serata memoria, come già ne ha fatte in passato. “Sto pensando a come strutturarla, ma sarà un omaggio d’amore” spiega.

Nipote d’arte (la nonna paterna, Brigida, era stata ballerina al Teatro di San Carlo, lo zio Pasquale Fiorante, attore, era il marito dell’attrice Nunzia Fumo), Luisa Conte è stata un vero purosangue teatrale, testimone di quegli intrecci parentali che hanno fatto delle famiglie teatrali napoletane uno dei fenomeni più importanti del teatro italiano a partire dalla seicentesca Commedia dell’Arte,, come racconta Delia Morea in un suo libro sulle famiglie del teatro (scritto con Luisa Basile Storie Pubbliche e Private delle Famiglie Teatrali napoletane Xpress-Torre edizioni – Napoli  1996) . “Luisina”, così chiamata da bambina, nasce a Napoli il 27 aprile 1925. Inizia a recitare giovanissima e nel corso della sua lunga carriera ha modo di confrontarsi con i più grandi esponenti del teatro napoletano contemporaneo con cui interpreta numerosi drammi e commedie. Da Raffaele Viviani a Eduardo De Filippo a Eugenio Fumo (che insieme a Salvatore Cafiero aveva instaurato la famosa “ditta” formando una compagnia di attori che interpretavano le “sceneggiate”) fino ad arrivare a Nino Taranto. Nel 1947 sposa Nino Veglia, attore e cantante, suo compagno di sempre. Dopo una fortunata tournée in Sud America, durata più di due anni, tornano a Napoli dove Luisa comincia a ricoprire ruoli importanti.

Eduardo De Filippo la vuole  per la “scarpettiana”, in seguito come protagonista delle sue commedie, dei suoi drammi più rilevanti. Non ti pago, Le Voci di dentro, Napoli Milionaria, Bene mio e core mio,lo sceneggiato televisivo Peppino Girella, il cui ruolo femminile principale è scritto proprio per lei, consacrano Luisa Conte come attrice di pregio e spessore. Diceva Eduardo di Luisa: “Poteva fare tutto, capiva tutto. Lavorare con lei era un riposo, una beatitudine.”

Da allora la sua carriera è in ascesa, fa parte della compagnia di Nino Taranto dove interpreta testi di Giuseppe Marotta, Scarnicci e Tarabusi, Vitaliano Brancati, Ernesto Grassi, Luigi Pirandello, ecc. Infine il “passo” fondamentale: insieme al marito, decide di riaprire il teatro Sannazaro e restituirlo alla città. Una decisione presa non senza traumi. Nell’intervista alla Morea che rilasciò durante l’intervista citata per Storie Pubbliche e Private, Luisa parlava così del suo teatro: “Devo dire che il teatro Sannazaro è opera prima di tutto di mio marito, rappresenta anni di sacrifici, tutti i nostri risparmi. Il teatro era ridotto in condizioni indescrivibili […] Ma lui facendo ricerche in biblioteca aveva visto cosa era stato quel luogo e sognava di farlo rivivere. […]”.

Luisa e Nino compiono sforzi immensi ma lo riportano ai fasti passati. Il 12 novembre 1971 lo inaugurano con la commedia Annella di Portacapuana di Gennaro D’Avino, riduzione di Michele Prisco, regia di Gennaro Magliulo. Da allora Luisa interpreta in maniera esemplare autori come Paola Riccora, Antonio Petito, Rescigno, Paliotti raccogliendo enormi successi, mentre Nino si occupa soprattutto della direzione artistica e impresariale.

Gli anni di maggiore fulgore si attuano quando al Sannazaro viene inaugurato un genere di commedia napoletana contemporanea con testi nuovi di zecca – dalla vis comica irresistibile – del prolifico Gaetano Di Maio, regie di Giuseppe Di Martino. O ancora quando si mettono in scena alcune commedie di Raffaele Viviani e Nino e Luisa si avvalgono di prestigiose collaborazioni come quella con Nino Taranto. Sono questi momenti entusiasmanti, dove si registra un enorme affluenza di pubblico e lunghe file al botteghino per accapparrarsi i biglietti sin dal primo mattino. Attori di punta della tradizione teatrale napoletana recitano al fianco di donna Luisa: Nino Taranto, Carlo Taranto, Ugo D’Alessio, Enzo Cannavale, Giacomo Rizzo, questo per citarne solo alcuni.

Quando Nino Veglia scompare, Luisa, per il grande dolore, dapprima medita di lasciare il “suo” teatro ma poi comprende che il Sannazaro rappresenta la sua stessa vita e va avanti, “rimboccandosi le maniche” e affrontando anche il non facile compito di direttore artistico e imprenditrice: “Devi conoscere il teatro – raccontava ancora alla Morea – perchè ti serve per capire se gli altri lo fanno bene. Soprattutto quando diventi capo, devi sapere indicare le alternative, prima di dire ad un altro hai fatto bene, hai fatto male.”

Una lezione che Lara Sansone ha imparato benissimo. “Cosa mi resta di nonna? Praticamente tutto. Anzi se l’avessi con me, ora, per un giorno, vorrei tanto ricambiarla di tutto quello che mi ha lasciato. Ad esempio il suo rigore, il suo affrontare le scene e tutto il contesto del teatro in maniera così professionale, seria, impegnata. Il suo rapporto con tutte le maestranze che girano intorno al teatro. La sua consapevolezza che ogni pezzo deve andare al suo posto”. Parliamo anche di Brigida, la mamma di Lara, unica figlia di Luisa. Quando la Conte morì, Brigida – poi scomparsa nel 2014 – si rimboccò le maniche e si mise al fianco di Lara e Ingrid, l’altra figlia, pure attrice, con la sua generosità e il suo entusiasmo. “Il suo lavoro dietro le quinte, nell’amministrazione – ricorda Lara – era delicato e faticoso, ma prezioso, necessario, perché ci ha consentito  di cercare nuove strade, rimanendo legati alla nostra forte storia, alla nostra tradizione. Manca tanto…”.

Sia Brigida che Lara che Ingrid quelle radici trasmesse da Luisa le hanno portate con sé ogni giorno della loro esistenza. “Nonna è stata una maestra esigente, severa con me, ha sempre preteso il massimo, mi ha trasmesso la sua passione, la voglia di fare sempre meglio. Io credo che il modo migliore per ricordarla sia questo: senza particolari commemorazioni, lavorando tanto, titolandole la Compagnia che mette in pratica i suoi insegnamenti, il suo rigore, la sua professionalità”.

Ci salutiamo non prima che lei mi conduca agli uffici del Sannazaro. E lì Lara mi fa uscire la lacrimuccia, tira fuori una vecchia rivista di 25 anni fa dove c’è un pezzo della me 25enne sul Cafè Chantant, su di lei.

“Lara – diceva Luisa di lei nel bel libro di Gioconda Marinelli sulla Conte – dovrà superare più scogli, parla solo in certi ambienti, è istintiva, più nervosa: ha una vera passione per il teatro. Chissà quante cose vorrebbe fare, ha un grande entusiasmo. Già a due anni il nonno la metteva seduta dietro le quinte e lei vedeva la commedia senza dire niente. Quando dal camerino sentiva di nuovo la musica, bisognava riportarla giù ed ogni volta che veniva n teatro stava lì attenta a gurdare. Penso però che farà esperienze diverse dalle mie, un teatro più impegnato, ma questa pratica le servirà tantissimo. Conosce ormai ogni aspetto della nostra vita…”.

E forse mai profezia fu più azzeccata, penso mentre percorro via Chiaia tornando a casa, rimuginando sui progetti comuni che abbiamo ipotizzato nella nostra lunga chiacchierata. Un’erede al femminile di forza inaudita Lara, che sosterrò sempre per la sua intelligenza, la sua forza, la sua capacità di trasformare le avversità in successi… una donna vera, un’erede brillante, come sua nonna Luisa. Che, ne siamo certi, ne sarebbe orgogliosissima.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 30 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Gennaio 2019

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