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ESEMPIO CATALOGNA

Prove di autonomia: in 1200 vivono con la moneta alternativa e sanità e istruzione proprie

Altri Sud, Indipendentismi, Istruzione, scuola, università, Sanità | 10 Settembre 2015

aurea social orti barcellona

Si chiama Aurea Social ed è una realtà nata a Barcellona, cuore della Catalogna. Vi hanno aderito oltre 1200 persone. E’ una sorta di comune che prova a proporre un sistema alternativo di vita senza usare denaro ma offrendo ore di lavoro o pagando con ecos, la moneta alternativa, in cambio di cibo, servizio, medicinali.

La loro storia, raccontata da dionidream.com, sito di notizie alternative, può rappresentare un modello per chi parla di autonomia ma poi non sa nemmeno da dove cominciare. Ebbene i mille e duecento catalani che hanno aderito a questo progetto l’autonomia la applicano con strumenti propri: una proporia moneta, un proprio sistema sanitario, una rete educativa autonoma e delle officine autogestite.

aurea social barcellona caps

L’esperimento è iniziato qualche anno fa nel carrer de Sardenya di Barcellona, vicino la Sagrada Familia. In un edificio di tre piani, con una tettoia e con un nuovo giardino urbano, si sono coordinati e si sono svolti varie attività come doposcuola, corsi, laboratori e alloggi. Poi è arrivato il centro medico: tre mesi di lavoro, dieci sale attrezzate, un’equipe di quindici persone tra infermieri, medici, psicologi, terapeuti, biomedici, specialisti in agopuntura.

Si paga con le ore di lavoro, magari in segreteria o nell’asilo nido che accoglie i bambini del quartiere tra gli 0 e i 3 anni, oppure con la moneta locale: l’ecos.

Si tratta di una “moneta libera“, che non è stampata e che serve per qualsiasi commercio che si vuole fare all’interno della rete o anche a coloro che forniscono servizi esterni alla rete, come per esempio da un’oculista, dentista o dagli agricoltori che hanno aderito a questo movimento a misura d’uomo.

Si può vivere con circa 150 ecos-base al mese. Col termine “base” si definiscono i prodotti che si vogliono condividere quel mese. Con questo contributo, si paga il cibo e si da un contributo volontario al sistema sanitario pubblico autogestito.

Nel Centro c’è anche un piccolo ufficio dedicato al problema sfratti, dove si aiuta chi è a rischio, incoraggiando l’affitto sociale e le masoveries urbanes, le tipiche case di campagna di proprietà, oggi sempre più gestite da famiglie sfrattate che a cambio di abitarvi, si prendono cura delle abitazioni.

Un progetto pilota anti-crisi, insomma, come spiega Xavier Borrás, uno dei primi soci fondatori: “Non cerchiamo di andare contro il sistema, ma di andare fuori dal sistema, ora è il momento di agire”.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Settembre 2015 e modificato l'ultima volta il 10 Settembre 2015

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