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EUROPA E BENI CULTURALI

Amendola al MANN: un Museo che sa come spendere i fondi europei

Beni Culturali | 28 Luglio 2020

Quanto conta Il ruolo dell’Europa nei Beni culturali?

Spesso i fondi europei sono un aiuto non da poco per i nostri musei. Basti pensare all’esempio eclatante del Grande Progetto Pompei che ha giocato un ruolo fondamentale in questi ultimi anni per la rinascita del Parco archeologico di Pompei.

Lo ricorda Paolo Giulierini in un afoso pomeriggio di luglio quando incontra nel suo Museo il Ministro degli affari europei Enzo Amendola.

Il ruolo dell’Europa nella gestione dei Beni culturali

Una visita rapidissima alle collezioni aperte e alle mostre in corso come “Gli Etruschi al MANN ” e poi un punto stampa nella sala del Toro Farnese, senza farsi mancare il passaggio obbligato al cosiddetto Braccio nuovo dove sono in corso i lavori per terminare l’Auditorium da 300 posti pronto ad essere inaugurato il prossimo settembre, e fermarsi a sorseggiare  il caffè della caffetteria aperta al pubblico un anno fa.

Solo un assaggio di un piatto ricco in un museo che aspetta di risvegliarsi completamente anche con il supporto del Governo e dell’Europa.

“Sono stati mesi difficili – afferma Giulierini –  che hanno segnato tutto il Paese  e anche il comparto dei Beni culturali è stato colpito. Ma non abbiamo mai perso la speranza e questa speranza oggi è collaborare con il Governo ma tramite il Governo, con l’Europa. Non si dice mai abbastanza quanto  l’Europa abbia un peso fondamentale nella gestione dei Beni culturali. Non parliamo solo del Grande Progetto Pompei ma anche dei musei autonomi che grazie a tanti colleghi che si spendono quotidianamente sono riusciti a utilizzare queste risorse e tante ne stanno arrivando in tempi importanti e brevi ( 3 o 4 anni) entro il mandato di un direttore, per essere equiparati a un mondo in cui il turismo auspicabilmente tornerà e quindi occorrono infrastrutture e occorre abbandonare l’idea di un museo che conserva. Bisogna abbracciare l’idea di un museo che diventa istituto di ricerca, campus universitario, luogo di concentrazione delle eccellenze cittadine ed anche internazionali”.

Un’idea nuova della presenza dello Stato nel territorio

“Con la Riforma Franceschini – continua il direttore del MANN –  è stata veicolata un’idea diversa della presenza dello Stato nel territorio. Lo Stato non presidia più il bene culturale ma esce all’esterno, a volte si “scontra”, anche con le guide turistiche che tanto hanno accusato questo periodo, cerca delle strategie, dialoga con i siti tra virgolette minori gestiti da persone eccezionali come quelle della rete extraMANN, i 25 siti che presidiano la città, e supporta ed è in qualche modo supportato.

Settimana scorsa sono arrivati 1.300.000 euro del progetto legato al sostegno dei musei, cose concrete. L’Europa per noi è un faro e lo dimostra anche il fatto che il MANN è presente alla Corte di Giustizia Europea con un’opera che viene prestata ogni 12 mesi ed inoltre alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea si utilizza l’affresco del Ratto di Europa come logo.”.

Un Museo che sa utilizzare al meglio i fondi europei

Felice del suo ritorno al MANN il Ministro Amendola che mette in evidenza un Museo aperto alla città che sa spendere al meglio le risorse europee:

“Tutti i fondi europei, i 40 milioni, sono stati utilizzati. È uno dei pochi musei che sta concludendo i cantieri. Sono stati investiti 170 milioni di fondi europei di cui anche il MANN si è dotato per misure contro la crisi e mantenere alti gli standard qualitativi ma adesso dobbiamo programmare una ripresa. Il 40% del Turismo europeo è turismo culturale. I tanti stranieri, pochi rispetto all’anno scorso, scelgono l’Italia oggi per due cose: vengono a visitare le grandi città e i grandi patrimoni culturali. Il MANN vedrà una espansione. È un museo che dà soprattutto un messaggio alla città. Diventa una fabbrica di trasformazione urbana. I musei, grazie anche al lavoro dei direttori, offrono spazi alla città. Un grande auditorium si aprirà da qui a settembre. Per me pertanto è un onore tornare dopo l’ultima visita a febbraio con il Ministro Franceschini in un museo che ha saputo resistere e adesso si rilancia e diventa più grande, più forte sull’offerta e sulle richieste di opere d’arte di cui il direttore deve rispondere ogni giorno. E soprattutto ci dà l’idea di quali sono i punti di forza. La cultura è il punto da dove ripartire. I nostri musei sono nostre ambasciate che i turisti vogliono visitare. Venerdi scorso abbiamo firmato un ottimo accordo a Bruxelles : fondi europei per tutto il 2021 da programmare fino al 2026 e ovviamente il turismo culturale, con una dotazione anche di tipo digitale e infrastrutturale, sarà al centro. Credo che il MANN possa essere esempio per molti per come ha utilizzato i fondi europei”.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 28 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 29 Luglio 2020

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