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EX PASTIFICIO AMATO

La Di Martino di Gragnano acquista lo storico marchio

Economia, Identità, Imprese, Italia | 19 Marzo 2014

pastificio amato

Quella del pastificio Antonio Amato di Salerno è storia lunga, gloriosa e allo stesso tempo travagliata, che ieri è giunta, finalmente, ad una svolta positiva.

Era il 1868 quando la famiglia Amato rilevava l’impianto di produzione Rinaldo trasformandolo in Rinaldo&Amato. Nel 1958  la Rinaldo&Amato lascerà il posto alla  Antonio Amato & C. Molini e Pastifici S.p.A., e ad un nuovo stabilimento costruito nella zona orientale della città. Da quel momento l’azienda si svilupperà con successo non solo sul territorio cittadino bensì a livello nazionale, tanto che, negli anni ’80, con la nascita della prima concentrazione dell’industria alimentare italiana e la conseguente sparizione di ben 450 pastifici, Umberto Agnelli chiederà ad Antonio Amato di confluire nella sua Ifil, ma il presidente  rifiuterà l’offerta conservando così  l’autonomia del pastificio. Dall’Italia le esportazioni si allargheranno poi a tutta l’Europa fino a Giappone, Stati Uniti, Sud America, Medio Oriente e addirittura Nuova Zelanda e Australia. La notorietà del marchio crescerà  anche grazie al felice connubio col calcio: Antonio Amato sarà infatti, per molti anni, sponsor ufficiale della Salernitana Calcio e poi anche della Nazionale Italiana campione del mondo nel 2006.

A fine 2009, gravi difficoltà economiche, porteranno però il Pastificio a bloccare la produzione e a ricorrere  alla cassa integrazione  per i suoi 140 dipendenti.

L’anno dopo l’intero pacchetto azionario verrà ceduto all’imprenditore siciliano Giovanni Giudice, ma, crediti non pagati per oltre 1.600.000 a due aziende di lavoro interinale, più una serie di problemi giudiziari in seguito ad un’inchiesta per  frode della Procura di Salerno, porteranno, il 20 luglio 2011, la dichiarazione di fallimento del Pastificio Antonio Amato da parte del Tribunale di Salerno. A seguito del crack dell’azienda verranno iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di bancarotta fraudolenta 12 persone, tra cui il presidente Antonio Amato, i suoi figli e l’ex-parlamentare Paolo Del Mese. Dopo una seria di aste e ricorsi giudiziari che vedranno tra i protagonisti ancora l’imprenditore siciliano Giudice e l’imprenditore napoletano Antonio Passarelli , nel maggio 2012 il Pastificio DI Martino di Gragnano si aggiudicherà la nuova gara di affitto bandita dal Tribunale Fallimentare, e, nel giro di pochi mesi, riprenderà anche la produzione industriale.

“E’ fatta, Antonio Amato è nostro, viva Salerno”. Questo il tweet di Giuseppe Di Martino di ieri, in seguito alla firma che sancisce l’acquisto dell’opificio salernitano da parte del patron del gruppo gragnanese “Dicado” dopo un lunghissimo iter burocratico in cui i rappresentanti del gruppo di Gragnano hanno incontrato la curatela fallimentare, siglando un accordo d’acquisto per 13 milioni di euro. Ora i piani di Di Martino prevedono un piano di rilancio vero, con export all’estero. “Ad oggi la pasta Amato è presente negli Stati Uniti, in Canada e in Medio Oriente. Libano, Kuwait, Iraq, Giordania, Egitto e Siria sono già grandi consumatori di questo prodotto – ha spiegato Di Martino al Mattino – Negli Usa per il momento stiamo seguendo la strada del food service, ovvero importanti catene di catering professionale, ma stiamo aprendo anche la strada della grande distribuzione. Ma non tralasciamo l’Italia. In tutto il Sud Italia il marchio sta riprendendo la sua posizione di mercato e siamo in contatto con la grande distribuzione organizzata per spostarci anche al nord. Finché l’azienda non era nostra non era facile chiudere contratti a lungo termine».

Il nuovo piano industriale è dunque pronto per rilanciare lo storico marchio su tutto il territorio nazionale e all’estero – come la vecchia Antonio Amato aveva saputo fare per anni- notizia più che positiva non solo per chi crede,come noi, che sia fondamentale per il territorio trattenere qui aziende simbolo come la Amato, ma soprattutto per quanti sperano nella riassunzione degli ex dipendenti del pastificio che attualmente conta solo 27 lavoratori attivi. Di Martino già fa sapere che per riattivare il Mulino (e riprodurre dunque anche farina per i mercati interno ed estero) riattingerà dal bacino degli ex dipendenti, assumendo anche nuove figure.

Segnale positivo dunque: finalmente un’azienda del sud acquista un’altra azienda del sud sottraendola alle grinfie di avvoltoi e speculatori provenienti da altre latitudini. La pasta è un prodotto della nostra tradizione ed è qui che deve essere prodotta- e Gragnano, in quanto a pasta, è un’assoluta garanzia- per dare nuovo slancio all’ economia locale, garantendo sviluppo e nuovi posti di lavoro sul territorio…non delocalizzando come oggi fanno tante aziende italiane, magari dopo aver approfittato per decenni di aiuti e finanziamenti dello stato, cioè di soldi dei contribuenti ( leggi Fiat).

Complimenti e…ad maiora!

Floriana Tortora

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 19 Marzo 2014 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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