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Expo, 11 arresti per appalti truccati. Coinvolta la Dominus Scarl, società con sede legale a Milano

EXPUH! | 6 Luglio 2016

EXPUH2015

 

Undici persone, tra cui un avvocato, sono state arrestate nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Milano con al centro reati tributari, riciclaggio e associazione per delinquere con l’aggravante della finalità mafiosa. Agli arrestati erano riconducibili alcune aziende a cui erano stati affidati appalti per l’Expo.

Non risultano indagati nè all’Ente Fiera nè alla società di gestione Expo 2015 ma i magistrati sono particolarmente puntigliosi nel sottolineare che nella gestion degli appalti da parte degli enti pubblici c’è stata una «censurabile sottovalutazione» e «nessuna riflessione su alcune evidenti anomalie». Senza contare che ci risulta che c’era un controllore sugli appalti, che si chiama Raffaele Cantone: e a questo punto qualche domanda sull’efficacia dell’Anac dovremmo iniziarcela a fare.

Al centro dell’inchiesta della Dda di Milano c’è il consorzio di cooperative Dominus Scarl, con sede legale a Milano, specializzato nell’allestimento di stand, il quale ha lavorato per la Fiera di Milano dalla quale ha ricevuto in subappalto l’incarico di realizzare alcuni padiglioni per Expo tra cui quello della Francia e e Guinea equatoriale. Secondo le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Sara Ombra, le società del consorzio erano intestate a prestanomi di Giuseppe Nastasi il principale indagato, arrestato con il suo collaboratore Liborio Pace e l’avvocato del Foro di Caltanissetta, Danilo Tipo, ex presidente della Camera penale della città siciliana. Le società coinvolte ricorrevano a una sistema di fatture false per creare fondi neri. Il denaro era poi riciclato in Sicilia dove gli indagati avrebbero avuto legami con la famiglia di Cosa Nostra dei Pietraperzia. Il Gico della Guardia di Finanza sta effettuando un sequestro preventivo per circa cinque milioni di euro.

Il camion con 400mila euro – E’ stato ‘intercettato’ anche un camion partito dalla Lombardia e diretto in Sicilia con dentro, ben nascosti, 400 mila euro in contanti, soldi sequestrati in quanto, secondo l’accusa, riciclati nell’inchiesta della Dda di Milano.

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 6 Luglio 2016 e modificato l'ultima volta il 6 Luglio 2016

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