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EXPO 2015

Dopo Mc Donald’s e Coca Cola anche Nestlé tra gli sponsor: nutrire le multinazionali, affamare il pianeta

Attualità, Italia | 30 Aprile 2015

Piazzetta Italia S.Pellegrino

Nutrire le multinazionali, affamare il pianeta: se l’onestà intellettuale avesse ancora un senso, questo dovrebbe essere lo slogan che campeggia sul sito ufficiale di Expo 2015. E’ quanto scrivemmo circa due mesi fa in considerazione dell’ingresso di sponsor come McDonald’s e Coca Cola, ed è quanto riconfermiamo in questi giorni in cui il Gruppo San Pellegrino sta rilanciando in grande stile la sua partecipazione, il cui annuncio ufficiale era stato dato poche settimane fa.

Purtroppo dal 1998 San Pellegrino fa parte della Nestlé S.A, multinazionale fondata nel 1866 dal farmacista Henri Nestlè ed oggi con sede in Vevey, Svizzera: “S. Pellegrino è orgogliosa di essere l’acqua ufficiale dell’arte di vivere all’italiana. Vi aspettiamo a Expo Milano 2015” si legge a commento di un video pubblicato pochi giorni fa sulla pagina Fb del gruppo, e poiché sul sito ufficiale della fiera campeggia la scritta secondo la quale “Expo Milano 2015 si confronta con il problema del nutrimento dell’uomo e della Terra”, riteniamo opportuno chiarire subito in che modo i suoi sponsor dimostrano di affrontare tale sfida.

Nel 2005 Peter Brabeck, amministratore delegato della multinazionale dal 1997 al 2008, lanciò l’idea di privatizzare l’acqua a livello mondiale: nel documentario We Feed the World definì estremistiche le posizioni delle ONG che dichiaravano “l’acqua un diritto pubblico” e che affermavano che “come esseri umani dovremmo avere diritto all’acqua”, mentre per lui si trattava di “un prodotto alimentare come tutti gli altri, e come ogni altro alimento dovrebbe avere un valore di mercato”. Concetto ribadito in ogni sede possibile, ed un particolare memorabili in tal senso sono le interviste rilasciate alla rivista Foreign Policy nel 2009, in cui definiva l’acqua “il nuovo oro”, oppure le dichiarazioni al Wall Street Journal in cui parlava esplicitamente di fissare un prezzo di mercato all’acqua. Del resto stiamo parlando di un personaggio che è membro del Consiglio della Fondazione per il Forum Economico Mondiale, della Tavola Rotonda Europea degli industriali (ERT), un gruppo di amministratori di multinazionali europee che influenza esplicitamente la politica dell’Unione Europea, e che ha partecipato alle riunioni del gruppo Bilderberg.

Tornando alle nefandezze del gruppo Nestlé, come non ricordare le trattative con il governo provinciale canadese di Alberta per  “trasformare l’acqua in denaro“: “Quello che la Nestlè fa è prendere quella che rimane dell’acqua pulita sulla quale contano le persone povere, imbottigliarla e poi venderla a persone ricche con un profitto esorbitante“, è la sintesi di tale accordo secondo la posizione ufficiale di molti accademici dell’università dell’Alberta ripresa dalla Tv di Stato canadese CBC.

Immancabili i casi di sfruttamento del lavoro minorile, come denunciato ad esempio dal giornalista danese Miki Mistrati nel suo documentario The dark side of Chocolate: bambini schiavi nelle piantagioni di cacao in Costa D’Avorio venduti a 230 euro l’uno, 378mila bambini coinvolti stando al report 2001 dell’agenzia internazionale per la tutela dell’infanzia dallo sfruttamento del lavoro minorile (ILO). Le multinazionali presenti nel paese africano che produce il 40 % del cacao mondiale Nestlè, ADM, Armajaro, Cargill e Barry Callebault “declinano ogni responsabilità, coprendosi pilatescamente dietro alla scusa che non sono i proprietari delle piantagioni”, stando a quanto riportato dalla denuncia di Miki Mistrati.
Nello stesso anno la Nestlé firma il protocollo Harkin-Engel per certificare a partire da luglio 2005 che il suo cioccolato non sarebbe più stato prodotto con uso di manodopera minorile forzata o traffico di esseri umani, ma il report 2008 dell’International Labor Rights Fund definisce tale protocollo “completamente disatteso”.

Capitolo a parte per gli OGM, dato che la multinazionale svizzera è famigerata per essersi opposta nel novembre 2005 alla decisione svizzera di bandire la commercializzazione di tali prodotti, ed appena un anno prima si era beccata una denuncia in Cina per l’uso di OGM in prodotti per l’infanzia, fattispecie vietata per legge in quel periodo nel paese asiatico. In tutto ciò la San Pellegrino sui social scrive: “Veniteci a trovare alla Piazzetta Italia S.Pellegrino, dove terremo dei workshop su uno stile di vita sostenibile, sano e gourmand“.

Anche in questo caso quanto vi proponiamo è solo una sintesi dei casi più eclatanti all’interno della sconfinata gamma di nefandezze che generalmente riempiono i curricula delle multinazionali, ma tornando ad Expo 2015 vale la pena sottolineare quanto la campagna acquisti della multinazionale nel paese che ospita la fiera internazionale sia emblematica del sistema italia-unita-spa. Oltre al gruppo San Pellegrino infatti la Nestlé nel 1993 ha acquisito Italgel, che deteneva i marchi Gelati Motta, Antica Gelateria del Corso e La Valle degli Orti, e nel 1988 il Gruppo Buitoni, di cui faceva parte anche Perugina.
Se avete dato un’occhiata al video di cui sopra, l’ossessiva ripetizione del concetto di “italianità” è presto spiegato: l’italia rappresenta il nono mercato mondiale per Nestlé in termini di fatturato, un affare da 5.500 dipendenti e 16 stabilimenti, ecco le ragioni di tanto entusiasmo.

Del resto è così che funziona ogni buon sistema coloniale a “scatole cinesi”: un secolo e mezzo fa la “classe dirigente” sabauda pensò bene di prestare il fianco alle grandi banche e gruppi industriali dell’impero britannico per pagare i loro debiti derubando la nostra terra. Tutte le nostre industrie furono trasferite al nord, napoletani e siciliani furono “indottrinati” da propaganda e programmi ministeriali di essere sempre stati dei morti di fame e i “padani” invece di essere l’unico motore economico e produttivo del paese. Oggi lo schema si ripete su scala allargata, e campagne acquisto come la suddetta della Nestlé – non di certo l’unica in tale panorama – sono lì a dimostrarlo. La morale della favola è semplice: chi di colonialismo ferisce, prima o poi di colonialismo perisce.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 30 Aprile 2015 e modificato l'ultima volta il 1 Maggio 2015

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