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EXPO 2015

Eataly, Cantone indaga su appalto diretto e ricavi della società di Farinetti

Attualità, Economia, Italia | 10 Aprile 2015

Renzi Farinetti

Del piemontese Natale “Oscar” Farinetti e della sua creatura Eataly abbiamo già scritto all’atto dell’insediamento del premier – votato da nessuno – Renzi, sottolineando come fosse in bella compagnia di personaggi illustri dell’alta finanza e dell’industria nazionale a sostegno di un governo sponsorizzato da banche, lobby israeliane e destra USA.

Del resto stiamo parlando dell’ex proprietario di UniEuro – e già la scelta del nome dovrebbe far riflettere – un franchising di grande distribuzione nato ad Alba in Piemonte per poi espandersi “miracolosamente” in tutto il paese: solo che giunto all’apice del successo il proprietario, invece di godersene i benefici, decide improvvisamente di cederla al 100% al gruppo britannico DSG International.

Che le presunte capacità imprenditoriali sbandierate da media asserviti e le fortune economiche di tali personaggi siano piuttosto il frutto di accordi tra amici – e amici di amici – è questione che sulle nostre pagine non sospettiamo, bensì affermiamo a chiare lettere: la delibera di martedì scorso dell’autorità nazionale anticorruzione, presieduta da Raffaele Cantone, e relativa all’appalto diretto affidato a Eataly da parte dell’organizzazione di Expo 2015 ce ne fornisce l’ennesima scontata conferma.

Questi in sintesi i fatti: l’amministratore delegato di Expo 2015 Giuseppe Sala affida ad Eataly un appalto diretto, ovvero senza gara, per gestire in maniera esclusiva i servizi di ristorazione durante la fiera internazionale, un affare da ottomila metri quadrati, 20 ristoranti e circa 2,2 milioni di pasti da distribuire.

Il 29 gennaio scorso l’autorità anticorruzione acquisisce la documentazione chiedendo conto delle ragioni di tale appalto diretto: “per l’unicità della catena di Farinetti” è la laconica motivazione dell’amministratore delegato. Il 7 Aprile Raffaele Cantone dispone l’acquisizione di nuova documentazione sollevando domande molto scomode su tale affare e, tra queste, chiedendo “sulla base di quali valutazioni è stata determinata l’unicità tecnica di Eataly, atteso che non risulterebbe effettuata alcuna preventiva ricerca di mercato” e soprattutto “qual è l’importo atteso dei ricavi – indicato solo nel verbale del consiglio di amministrazione in 44 milioni di euro – e, di conseguenza, su quali basi sono state determinate le royalties del 5% del fatturato“.

E’ questo il passaggio cruciale che rivela le grandi capacità imprenditoriali di cui prima: in sostanza Farinetti, stando alle accuse di Cantone, intasca il 95% di un affare milionario ottenuto in esclusiva e senza gara d’appalto, sulla base di una presunta unicità tutta da dimostrare, e per di più scaricando sull’organizzazione della fiera i costi della concessione, dato che come si legge dalle carte è “prevista la deduzione delle spese per la realizzazione delle celle frigorifere e risultano a carico di Expo gli oneri derivanti dai consumi di elettricità e di acqua’”.

Per completare il quadro impossibile non citare le denunce di lavoratori della catena di Eataly sparse per il paese, in primo luogo quella dei dipendenti del megastore di Firenze che a Settembre scorso denunciavano “contratti interinali, l’utilizzo della flessibilità per dividere i lavoratori e licenziare con facilità, la diminuzione del personale e l’aumento del carico lavorativo, la funzione di freno della lotta esercitata del sindacato, i turni comunicati con meno di 24 ore di anticipo, i cambi di reparto arbitrari, il rinnovo del contratto sospirato fin all’ultimo”.

E poi c’è il caso Bari, ovvero  l’apertura del negozio Eataly all’interno della Fiera del Levante, che bandisce una gara per affidare un’area di 8.000 metri quadri cui partecipa solo Eataly Puglia, poi aperta con il plauso del governatore Nichi Vendola. Dopo pochi giorni il comune di Bari contesta la mancanza di licenze e minaccia la chiusura dell’area, questione risoltasi soltanto allorché Eataly Distribuzione subentra nel contratto alla società Eataly Puglia. Poche settimane dopo l’apertura, mentre Farinetti si vantava di aver dato lavoro a 173 persone che così potevano “finalmente mettere su famiglia”, i sindacati denunciavano che 160 su 173 erano stati assunti con contratto interinale,  alla faccia della legge Biagi che prevede il tetto dell’8% di precari quando l’azienda supera i 50 dipendenti.

In sostanza amicizie politiche di alto livello, affari milionari ottenuti in esclusiva senza gara d’appalto e sfruttamento a ruota libera dei lavoratori precari: se è questo il concetto di grandi capacità imprenditoriali e di gente che si è fatta strada contando solo sulle proprie forze che emerge da questa ennesima vergogna della mostra internazionale di Milano, non c’è che dire, Expo 2015 si conferma ad ogni occasione possibile specchio fedele di questo paese.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Aprile 2015 e modificato l'ultima volta il 10 Aprile 2015

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