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FASE 2 E BAMBINI

Dimenticati dalla politica, è ora di pensare al futuro dei nostri figli

Diritti e sociale | 6 Maggio 2020

Bambini e ragazzi: la fase due dovrebbe essere dedicata a loro ed invece i bambini e, più in generale, i minori sono stati del tutto trascurati e dimenticati dalla politica.

In modo irrazionale si continua a discutere di didattica a distanza, strumento elitario che acuisce le differenze sociali e territoriali, in pieno contrasto coi principi costituzionali fondanti la scuola italiana.  I bambini continuano ad essere un problema da risolvere per permettere ai genitori di lavorare e poco altro.  I bonus nazionali e regionali sono per babysitter e tablet: veri e propri  bonus parcheggio.

Fortunatamente a compensare il vuoto della politica ci pensano i genitori.  In questi primi giorni di fase due è facile incontrare bambini e ragazzini in giro coi genitori, anche in piccoli gruppi opportunamente distanziati in modo da non creare assembramenti.  Se è vietata l’attività ludica e ricreativa, in questa fase 2  biciclette, skateboard, pattini, monopattini e tricicli, in base all’età, diventano opportuni strumenti per fare attività motoria in modo divertente, consentendo ai genitori di sfidare le proprie paure e di mantenere, per quanto possibile, le tristi ma inevitabili distanze sociali.

I bambini sono del tutto dimenticati all’interno dei decreti per gli spostamenti: in un’Italia in cui ci son sempre più figli unici, non da oggi, gli affetti stabili dei nostri figli sono i migliori amici, i BFF (best friend forever) di bambine e bambini, i primi amori. Eppure a loro non è consentito andare a trovare un amichetto, gesto semplice e di fondamentale importanza per cercare di mantenere un equilibrio diventato davvero complesso in queste settimane.  Gli adulti, in linea di principio, possono andare a trovare parenti che non vedono forse da anni, fidanzate ed amanti; gli adulti sono costretti a stare come sardine in treni affollati per andare al lavoro (i veri punti critici della fase due, altro che parchi e runners). I bambini non contribuiscono al PIL, non servono, non sono contemplati.

Eppure esistono. Questa fase due dovrebbe e potrebbe servire proprio per rivedere le nostre priorità, per riprogettare le nostre comunità.   Le città sono anche dei ragazzi e dei bambini, dovrebbero essere, anzi, soprattutto loro.  Per un bambino o ragazzo perdere di fatto alcuni mesi in un momento cruciale del proprio percorso di crescita è qualcosa che non sarà facilmente recuperato e compensato e non c’è bisogno di essere psicologi o sociologi per capirlo.  Quanto spazio è dedicato ai nostri figli?

Se per quanto riguarda la scuola, l’unico modo per ripartire è investire denaro in strutture e personale, per quanto riguarda il rapporto fra città e bambini si può ragionare partendo da piccoli passi verso un nuovo percorso.

Servirebbero delle zone pedonali dedicate alla famiglia in ogni quartiere, servirebbe far di tutto per rendere pienamente fruibili aree verdi e parchi cittadini.  In attesa di riaprire le scuole, bisogna dare la possibilità ai genitori di far prendere aria ai propri figli quando non c’è lezione.  E’ ora di pensare ad una città a dimensione di bambino.

In queste settimane in cui le aree giochi sono interdette, bisognerebbe concentrarsi per far sì che siano tutte pienamente fruibili alla riapertura, bisognerebbe comprare nuove giostre e giochi per consentirne l’uso a più bambini, riducendo file ed assembramenti, il tutto da fare prima dell’entrata in vigore dei protocolli sanitari per il loro utilizzo.

E’ di fondamentale importanza che i parchi pubblici siano tutti aperti e fruibili, per consentire alle famiglie di passeggiare in mezzo al verde e di respirare, finalmente.  Il comune, qualunque comune, dovrebbe avere come priorità assoluta il recupero della piena fruizione del verde pubblico, a prescindere dai problemi di carenza di personale e di tutto il resto.  Per quanto riguarda Napoli,  non si può pensare che Capodimonte, Floridiana e Astroni debbano riaprire più tardi di qualsiasi parco, perché equiparati a musei o perché vincolati in qualche modo.  I parchi comunali non possono chiudere nel primo pomeriggio, i parchi municipali devono essere aperti quanto prima, soprattutto nelle periferie.

Tornare a chiudere la città alle auto di domenica, per far sì che i nostri figli possano correre in strada, liberi, qualsiasi sia la strada, potrebbe essere un primo passo per una città a dimensione di bambino, in attesa che si possa tornare a fare una scampagnata lontano da basoli, sanpietrini ed asfalto.

Fabrizio Reale

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 6 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 9 Maggio 2020

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