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FASE 2

Parrucchieri: per il governo riaprono il 1 giugno. E scattano le proteste dei campani

Imprese | 30 Aprile 2020

Avevano già pronte liste d’attesa, organizzato sanificazioni dei saloni, pensato al sistema di prenotazioni, a come scaglionare ingressi e a come strutturare turnazioni e orari senza giorni di riposo nè ferie. E poi mascherine, guanti, visiere in plexiglass.

Il mondo dei parrucchieri e quello dell’estetica lavora da tempo per farsi trovare pronto alla tanto attesa fase due in cui credevano di essere inseriti, non subito, ma sicuramente non a giugno.

E invece, dopo l’ultima conferenza stampa del Presidente Conte, la notizia dell’apertura prevista solo per il primo giugno getta nello sconforto uno dei settori dell’artigianato considerato il numero uno per la cura della persona.

Tre mesi di stop dunque. Uno stop vissuto in religiosa attesa. Senza protestare, senza batter ciglio, condividendo e sostenendo le decisioni delle autorità per la salute di tutti.

Ma adesso l’attesa lascia il passo alla rabbia e alla frustrazione. E alla paura. Per la propria attività, per i dipendenti, per il dilagare del fenomeno dell’abusivismo a domicilio che minerebbe non solo la lotta al contagio ma le attività che aspettano di riprendere il proprio lavoro nel rispetto delle norme e della collettività.

Le posizioni dopo l’annuncio di Conte

«Desta sconcerto e rabbia il fatto che nel Dpcm del 26 aprile non si faccia alcuna menzione a una possibile data di riapertura delle imprese di acconciatura ed estetica – spiega la Cna, Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, in una nota – L’ennesima dichiarazione in conferenza stampa del presidente del Consiglio, che lascia intendere uno slittamento del riavvio di tali attività a giugno, è intollerabile. Rappresenta una condanna a morte per l’intero settore».

Il settore conta circa 135mila imprese e dà lavoro a 260mila persone e «partecipa in maniera determinante all’economia italiana – si legge nella nota della Cna – oltre a essere essenziale per garantire il benessere della popolazione». Secondo le associazioni di categoria il comparto, a tutela di clienti e dipendenti, può già offrire tutte le garanzie necessarie a riaprire. «Se il Governo ritiene che debbano essere definite ulteriori condizioni, che le definisca da subito per consentire di riaprire al più presto. Le imprese sono ormai allo stremo delle forze e le loro condizioni finanziarie sono così gravi da destare preoccupazione anche sul fronte della tenuta sociale di scelte scellerate come quella di una chiusura così prolungata. Le imprese non riusciranno a resistere ancora per molto. È quanto mai necessario che il Governo dia subito segnali chiari e risposte certe», incalza la Cna.

Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, Associazione nazionale imprese cosmetiche si fa portavoce per la riapertura il 18 Maggio sostenendo che: “Abbiamo una proposta di documento comportamentale” che prevede, tra l’altro, “l’uso di mascherine e guanti monouso, la visiera in plastica quando si lavora di fronte a un cliente, materiale monouso (come del resto già avviene ad esempio per gli asciugamani), igienizzanti e antibatterici per gli ambienti, sterilizzazione degli strumenti che del resto già avviene, igienizzazione dei luoghi e degli spazi di lavoro”.

“Molte precauzioni già sono realtà –  osserva Ancorotti secondo il quale  – quello dei parrucchieri e degli estetisti è il secondo settore, dopo l’edilizia, per numero di addetti. Ci sono 300mila famiglie che da mesi vedono il nulla assoluto: spostare la riapertura all’1 giugno è un massacro”.

Confartigianato ha proposto al governo un protocollo di sicurezza pensato per la riapertura del settore beauty: possibilità di ricevere solo su appuntamento; rispettare la distanza di un metro tra clienti presenti in ogni area; limitare la permanenza dei clienti nel locale il tempo indispensabile al servizio; orari flessibili e turnazioni dei dipendenti. Un protocollo che permetterebbe ai Saloni di lavorare in sicurezza per i dipendenti e i clienti e di renderli operativi ben prima del 1 giugno.

In Campania la situazione è ancora più grave e la data del 1 giugno veramente ingiustificata: la Camera di commercio di Napoli prende posizione con le parole del presidente dell’ente camerale Ciro Fiola che si dice basito rispetto alla possibile apertura del primo giugno. “Tempi così lunghi rischiano di mettere in ginocchio il comparto più importante per i servizi alla persona – sostiene Fiola ponendo poi l’attenzione su un altro problema dilagante rispetto alla mancata apertura delle attività: l’abusivismo domiciliare. Ancora più pericoloso sarebbe infatti il ritorno, rispetto anche alle tante richieste, di operatori che andrebbero casa per casa a svolgere il lavoro che invece nei saloni sarebbe controllato e sicuramente rispettoso delle normative e dei protocolli.

Le proteste

I parrucchieri sono sul piede di guerra, si dicono pronti a lavorare in sicurezza e vogliono gridarlo a gran voce per fare luce su una categoria e su un mondo che fino ad ora ha pazientato in attesa di  direttive precise da seguire, ma che ad oggi ha ricevuto soltanto un ulteriore rimando rispetto ai tempi di apertura, senza contare che non si è fatto cenno alcuno a indicazioni e protocolli da rispettare.

E così sono nati gruppi Facebook e video appelli alla mobilitazione, per sollevare l’attenzione di tutti e chiedere un’apertura anticipata rispetto all’ultima comunicazione del governo.

Anche l’elemento regionale è un punto di discussione importante da fare. Se in Campania e in altre Regioni del Sud i numeri del contagio si tengono bassi e costanti, perché non far ripartire anche i parrucchieri così come è stato fatto per il settore food con la consegna a domicilio e presto anche l’asporto?

Ad Ercolano intanto un gruppo di parrucchieri ha consegnato nei giorni scorsi le chiavi dei loro saloni al sindaco che si è fatto portavoce della loro situazione e delle loro richieste.

Dopo appelli, e richieste, proveniente soprattutto dai canali social dei saloni e dei parrucchieri stessi, si cominciano a muovere anche le associazioni di categoria.

A Salerno, infatti, il Prefetto ha incontrato nei giorni scorsi, in videoconferenza, il Presidente provinciale della Confederazione Nazionale dell’Artigianato Lucio Ronca ed il Responsabile regionale della categoria acconciatori e barbieri Sergio Casola, che hanno evidenziato le difficoltà economiche in cui versa l’intera categoria a causa della chiusura delle attività commerciali.

All’incontro hanno partecipato anche il rappresentante dell’Anci Campania e Sindaco di Pollica Stefano Pisani ed il Comandante provinciale della Guardia di Finanza Gen. Danilo Petrucelli.

Il rappresentante dell’ANCI Campania ha manifestato la disponibilità a sottoporre l’esigenze dell’intero comparto alla task force regionale, chiedendo alle associazioni di categoria di elaborare, in attuazione del Protocollo sottoscritto dal Governo con le parti sociali il 24 aprile scorso, un documento contenente le misure da adottare negli ambienti di lavoro per la ripresa in sicurezza delle attività.

“Bisogna fare squadra”, ha sottolineato il Prefetto, “Istituzioni e società civile devono lavorare in sinergia per porre freno all’abusivismo”.

Al termine dell’incontro, è stato assicurato ai rappresentati di categoria che le richieste di anticipare la riapertura delle attività professionali verranno sottoposte all’attenzione della task force regionale e del Governo.

Noi seguiremo l’evolversi della vicenda sperando che al più presto si possano avere linee guida precise e sicure, che diano la possibilità a tante famiglie, titolari e dipendenti, di ritornare al proprio lavoro, scongiurando anche quello che, guardando indietro negli anni, chiameremmo il ritorno delle “capere”.

Scenario questo che sembra non essere poi così remoto. 

Valentina Castellano 

Un articolo di Valentina Castellano pubblicato il 30 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2020

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