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FATE PRESTO

L’Officina delle Culture ancora in bilico: le risposte di Comune e Asia

Attualità | 21 Maggio 2020

Scampia, anno 2012. Non sono così lontani i terribili ricordi degli spari e del sangue che ha paralizzato il quartiere durante l’epoca degli scissionisti.

Resta di grande attualità il traffico di droga che continua a portare nelle casse della camorra circa 100 milioni di euro all’anno. Si tratta del periodo in cui, con l’uccisione del boss Gaetano Marino a Terracina, si teme un ritorno alle armi della criminalità organizzata.

In via Ghisleri, vicinissimo ad una delle piazze di spaccio, forse, tra le più famose d’Italia, la cosiddetta “casa dei puffi”, c’è un istituto scolastico abbandonato. Una struttura pubblica particolarmente comoda per la camorra che l’aveva convertita, dapprima, in un deposito di armi e poi in un ricovero dove i tossicodipendenti potessero consumare la loro dose.

Solo dei folli sarebbero stati capaci di vedere, in quelle mura pericolanti e in quei pavimenti coperti di siringhe e spazzatura, uno spiraglio di bellezza.

Nel 2012 quei folli si fanno avanti. Sono i cittadini riunitisi nel collettivo “(R)ESISTENZA – associazione di lotta alla illegalità e alla cultura camorristica“. L’associazione presenta un valido progetto per quell’immobile. La richiesta al comune è semplice: concedeteci quell’istituto abbandonato e saremo capaci di far spuntare fiori nel deserto.

La delibera, nel novembre di quello stesso anno, viene sottoscritta dal primo cittadino Luigi De Magistris, il sindaco rivoluzionario, lo stesso del “miracolo arancione” che lo aveva portato ad indossare, da un anno ormai, la fascia tricolore.

Nasce così l’Officina delle Culture “Gelsomina verde”

Il principio cardine, espresso più volte da Ciro Corona, fondatore e Presidente di “(R)ESISTENZA, è che “gli irrecuperabili non esistono, ma hanno bisogno di qualcuno che gli dia una possibilità e un’alternativa“.

E l’alternativa è diventata, per molti ragazzi del quartiere, quello spazio di bellezza recuperato dalle macerie che oggi conosciamo con il nome di “Officina delle Culture“.

La piccola associazione, si è trasformata in una cooperativa sociale capace, tra le altre cose, di accogliere detenuti in affidamento, con regolare contratto di lavoro. Un passaggio avvenuto con la fatica e la dedizione di chi ci ha creduto davvero, di chi non si è risparmiato.

E l’Officina in questi anni è cresciuta. Ha accolto tredici associazioni artefici di numerose attività, la comunità alloggio per minori stranieri non accompagnati e tante altre proposte di valore, segno di un’antimafia costruita dal basso.

Non appare esagerato affermare che il cambiamento di Scampia sia merito anche dell’Officina che, insieme ad altre associazioni del territorio, ha trasformato il quartiere in quello che potrebbe essere definito, senza esagerare, come il più grande laboratorio sociale d’Europa.

Tempo scaduto: problemi per il rinnovo del contratto

L’istituto scolastico ha cambiato volto. I cittadini liberi di Scampia, i ragazzi provenienti da tutta Italia grazie ai campi estivi promossi dalla cooperativa, sono davvero riusciti a piantare semi di speranza nel deserto. Quella fabbrica di morte è diventata una straordinaria Officina delle Culture.

Il contratto di concessione del bene, tuttavia, ha una data di scadenza. Il comodato d’uso, infatti, è scaduto nel 2018, a sei anni esatti dalla stipula.

Da quel momento è cominciato il braccio di ferro tra Ciro Corona e il Comune di Napoli. In una delle e-mail inviate dall’associazione all’ente comunale, a rispondere è l’ex assessore Nino Daniele: “Ho fiducia che riusciremo entro il 31 Gennaio 2019 a fare approvare almeno in Giunta la delibera” – si legge – “e così fornire le debite assicurazioni ai soggetti interessati. Cosa che io personalmente e Alessandra Clemente consideriamo un impegno inderogabile“.

Era il 27 dicembre 2018. In ballo ci sono i finanziamenti per la biblioteca e la sala multimediale dell’Officina che sia la SIAE che Amazon, che avevano deciso di finanziare il progetto, avevano poi deciso di sospendere “data l’inufficialità dell’impegno istituzionale circa il rinnovo del comodato d’uso della struttura in questione“.

In altre parole, senza il rinnovo del contratto, l’occupazione di quello stabile pubblico è, per i finanziatori e non solo, letteralmente abusivo. Ed è tuttora,  a due anni dalla scadenza, ancora, così. Perché questi ritardi?

Nel contratto stipulato tra l’amministrazione e l’Officina si sottolinea come “la lotta alla illegalità, la tutela delle fasce sociali più deboli, il recupero sociale dei minori a rischio” siano iniziative “coerenti con il programma politico del sindaco“. Forse non è più cosi? L’Officina delle Culture ha smesso, d’un tratto, di essere un valido strumento teso a “eliminare e prevenire le cause che determinano il sorgere dell’illegalità“?

Il nodo della questione: ASIA, patrimonio immobiliare e Corte dei Conti

La storia, ovviamente, è sempre più complessa delle supposizioni apparentemente logiche che possiamo avanzare nel merito. Da Palazzo San Giacomo continuano a pervenirci rassicurazioni sul futuro delle attività sociali a Scampia: le esperienze andranno avanti, ma ci vuole tempo.

E la posizione dell’amministrazione emerge, in particolare, in una nota fatta pervenire alla nostra redazione, proprio in riferimento alla vicenda dell’immobile di via Arcangelo Ghisleri.

In quegli spazi” – si legge – “è presente un variegato tessuto associativo gemmato da una progettazione voluta dall’Amministrazione in una ex scuola abbandonata.
Negli anni, per note vicende legate al Bilancio dell’Ente, si è scelto di trasferire la proprietà dell’immobile ad Asia senza che questo incidesse sulla interruzione del contratto in essere. Riscontrata la volontà di continuare l’esperienza da parte delle realtà associative e dell’Amministrazione stessa che ha voluto il progetto, in prossimità della scadenza del contratto, l’Amministrazione, ha avviato la riacquisizione del cespite al patrimonio comunale tramite una procedura di permuta con Asia.
Una procedura lunga e complessa da realizzarsi nell’ambito di una più complessiva riorganizzazione di alcune poste patrimoniali fra Comune di Napoli ed Asia, volta alla massimizzazione dei benefici in termini di funzionalità.
Condizione per il perfezionamento della permuta è l’approvazione del Documento Unico di Programmazione che dovrà avvenire propedeuticamente al Bilancio in Consiglio Comunale.
L’Amministrazione ha utilizzato questo tempo, oltre che per affrontare le questioni tecniche relative all’immobile, anche per censire le esperienze di interesse civico, culturale e sociale in essere, senza che ciò incidesse sulle attività ivi realizzate a vantaggio del quartiere.
Nelle more di concludere il lungo e complesso iter di permuta, che permetterà al comune di rientrare in possesso del bene, non solo si conferma il riconoscimento della bontà delle attività sociali ma l’Amministrazione è al lavoro per dargli una continuità amministrativa nel prossimo futuro

Dunque, la questione ruota intorno a due nodi fondamentali. Da un lato bisogna tenere in considerazione l’indagine effettuata dalla Corte dei Conti della Campania che ha interessato, tra l’altro, anche il patrimonio immobiliare del comune.

Dall’altro, è necessario tenere presente gli sviluppi della vicenda che, nel periodo in cui le associazioni occupavano l’immobile, ha visto passare l’ex istituto di via Ghisleri nell’elenco del patrimonio sociale dell’Azienda Servizi Igiene Ambientale (Asia).

La matassa, a questo punto, si infittisce: l’amministrazione, prima di procedere all’assegnazione del bene, deve anzitutto riottenerlo e, dunque, concordare con ASIA un cespite da dare in cambio. Naturalmente la permuta non deve creare disvalori nel patrimonio: in altre parole, bisogna restituire ad ASIA, in cambio dell’immobile di via Ghisleri, un immobile di pari valore.

Una procedura che sembra essersi accelerata in particolare da quando Maria De Marco ha assunto il ruolo di presidente del CdA di Asia.

Quando ho, più volte, incontrato Ciro Corona e le associazioni di Scampia, ho sempre cercato di rassicurare tutti” – ci spiega la De Marco al telefono. “Da quando sono entrata a far parte dell’Azienda, ho seguito con particolare attenzione la vicenda legata alla permuta. Venerdì (domani 22 maggio 2020, ndr) ci sarà la riunione per definire il passaggio e da quel momento si potrà avviare il timer per avere contezza sui tempi di risoluzione del problema“.

Ma non sarà lo stesso: l’idea del “Condominio Sociale”

L’assegnazione del bene in questione rientra in un discorso più ampio legato ad altri immobili e ad altrettante associazioni della città.

L’inchiesta della Procura ha interessato circa 290 immobili appartenenti al patrimonio comunale concessi, in comodato d’uso o con canoni d’affitto assai ridotti, alle associazioni. Una prassi che non sarà più possibile replicare.

Per tale ragione è stato avviato – forse con colpevole ritardo, questo ci sia concesso – un censimento delle associazioni del territorio per garantire che tutte siano, anzitutto, “in regola”.

Ed è in questo orizzonte che si collocano gli interventi della Polizia Municipale, in particolare quelli presso lo stabile di via Ghisleri, più volte citati da Ciro Corona.

Solo quando l’immobile sarà slegato dalle procedure di permuta e tornerà a far parte del patrimonio comunale, si passerà a mettere in atto – secondo quanto affermato dalla De Marco – “il progetto di un Condominio Sociale“.

L’ex istituto scolastico, aggiunge la presidente di Asia, “non sarà assegnato ad una sola associazione e non ci saranno “capofila” nei progetti legati a quello stabile.

Si avvierà, piuttosto, una mappatura del bene e gli spazi saranno suddivisi per associazione. In questo modo sarà più semplice stabilire la diversificazione degli oneri economici legati all’utilizzo del bene (canone d’affitto, utenze, tassa sui rifiuti, ecc.)”.

E il tempo, in certi casi, non è galantuomo

La questione, come una spada di Damocle, pesa sulle teste delle associazioni. Inutile nascondere che la burocrazia, in questo caso, stia inficiando sulla vita stessa degli enti no-profit che hanno investito sul quel bene e favorito lo sviluppo del territorio anche grazie all’offerta di lavoro legata alle loro attività.

L’impossibilità di accedere ai finanziamenti, l’ineludibile precarietà che perdura, ormai da troppo tempo, rischia di minare l’esistenza delle associazioni.

Ciro Corona ha più volte chiamato in causa i licenziamenti a cui è stata costretta la Cooperativa. Ed è un’implicazione assai scontata: se si perdono fondi pubblici e privati per le ragioni ampiamente espresse in questo articolo, viene a mancare anche la sostenibilità delle associazioni.

Un rischio che l’amministrazione sta correndo e che, con il passare del tempo, assume sempre più i caratteri dell’urgenza.

Scampia, Napoli, l’Italia intera non può rischiare di perdere un così prezioso variegato tessuto associativo. La nostra testata non distoglierà, un solo minuto, lo sguardo da questa vicenda.

Continueremo a seguirne gli sviluppi e a sostenere le associazioni con la nostra attività di informazione perché riteniamo che le esperienze come quella di Corona sul territorio di Scampia vadano tutelate e salvaguardate.

E a questa amministrazione, ai soggetti coinvolti direttamente o indirettamente nella vicenda, qualunque siano gli intoppi burocratici, gli ostacoli e i progetti che si sceglierà di porre in essere, rivolgiamo lo stesso, storico, appello che divenne emblema dell’emergenza del terremoto in Campania: “Fate Presto”.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 21 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 21 Maggio 2020

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