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lunedì 10 agosto 2020
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FESTA MANCATA

Il surreale 2 luglio di Matera: per la prima volta “la Bruna” senza “strazzo”

Identità | 2 Luglio 2020

E’ la prima volta nella sua storia che Matera non si potrà mobilitare in devozione alla sua Patrona, la Bruna di Matera, da oltre 6 secoli. La festa si svolge da sempre il 2 luglio e ha inizio con la processione “dei pastori”. I quartieri antichi si svegliano alle prime luci dell’alba per salutare il Quadro della Vergine.

La Vergine viene accolta dai fedeli con un annuncio a suon di botti pirotecnici. Intanto i cavalieri, scorta del carro processionale, si radunano lungo le vie e nei “vicinati”.

Come vuole la tradizione, la mattina del 2 luglio la statua di Maria SS. viene portata nella chiesa di Piccianello. Viene poi portata in processione sul carro trionfale tutto il pomeriggio lungo le strade principali. La gente affolla le strade di Matera e processionalmente si arriva nel piazzale del Duomo. Qui che si compiono i “tre giri”, simbolo di presa possesso della città da parte della SS. patrona. La statua, accompagnata dalla Curia Arcivescovile, viene deposta in Cattedrale.

La festa della Bruna ricorre il 2 luglio, giorno in cui la chiesa cristiana celebra la Visitazione. Le prime curiosità relative a questa festa provengono proprio dal nome “Bruna”. Tre sono infatti i significati associati a questo nome. Uno è quello che attribuisce la parola “bruna” al nome della città di Hebron, città della Giudea dove la Vergine visitò Santa Elisabetta.

L’immagine Santa della Madonna in genere viaggia su un carro molto particolare. Opera di grande lavoro di artigianato, è curata nei minimi dettagli per accogliere Maria Santissima della Bruna. Ma alla fine della Processione, dopo il ritorno della Bruna nella sua casa, viene assaltato e distrutto. Il motivo? La leggenda narra e chiarisce il motivo di questa strana tradizione.

Il Covid  però ha tolto il sapore della festa. A Matera questo 2 luglio non sarà come tutti gli altri. Anzi molto diverso. Sopravvive la fede, la devozione, il legame viscerale tra la città e la Madonna della Bruna, ma non c’è più il sapore di un rito unico, che si trascina identico a sè stesso da anni. Non è solo la festa nella sua veste storica che cambia ma anche tutto ciò che gli sta attorno, ciò che gira intorno. L’economia che con essa si crea. La socialità che l’accompagna. L’idea di una città completamente paralizzata e concentrata solo sulla sua festa, l’idea di una giornata di divertimento, ma anche importante per il commercio della città. Tutto questo non ci sarà. Il 2 luglio quest’anno rischia di essere “quasi” un giorno come gli altri. “Nulla di speciale”, se non evidentemente il sentimento che muove i materani ma che finisce scombussolato in un vissuto completamente annientato, stravolto rispetto alle normali abitudini. Il Covid riesce in una sorta di vera e propria impresa, perchè modifica una tradizione che vive da centinaia di anni e che invece quest’anno risulta condizionata, limitata, ridotta. Insieme a tutto il resto.

È una festa ridimensionata, senza luminarie, senza Carro, senza cavalieri o quasi, senza giostre, senza fuochi, senza bancarelle. Una festa ridotta ai minimi termini. Che apre evidentemente una ferita inevitabile, vista l’emergenza sanitaria che ha giustamente la priorità, ma non per questo meno dolorosa.
Una festa della Bruna senza Carro non può esistere. Non si è vista mai. Nessuno la ricorda. Non è pensabile. Eppure così sarà. L’opera di quest’anno tra l’altro di Eustachio Santochirico, alla sua prima volta da artista cartapestaio del Carro della Bruna non si è potuta conoscere, nè ammirare in questi giorni. Non sfilerà domani.

È questa un’altra delle “stranezze” di questa Bruna 2020 senza “strazzo. Una festa senza la festa.

Le leggenda, dicevamo, narra di una fanciulla apparsa ad un contadino. Dopo aver preso da questi un passaggio sul suo carro di rientro nella città, nei pressi della chiesetta di Piccianello, si trasforma in statua. Si racconta che la Vergine chiese di rientrare nella sua città ogni anno su di un carro addobbato.

Le altre due sono legate ad eventi storici. L’una rievoca l’assalto dei saraceni a Matera, da ciò ne consegue il rito di distruzione del carro, che simboleggia la scongiura della distruzione delle icone sacre per mano dei musulmani.

L’altra, invece, si collega alla figura del Conte Tramontano, signore di Matera. Questi aveva promesso alla cittadinanza materana un carro nuovo ogni anno in onore della Vergine. La popolazione per far rispettare annualmente la promessa assaltavano il carro distruggendolo.

Il carro è scortato dai cavalieri, con cavalli bardati di fiori di carta e velluti.
Già nel 1698 compaiono per la prima volta dei soldati a cavallo, per scortare il carro. Poi negli anni si formarono due reggimenti: i Fucilieri di Montagna ed il Corpo degli Albanesi. A questi si unì il Corpo della Brigata. Ognuno aveva le proprie gerarchie, ma tutte le Forze erano riunite sotto il comando del Generale.

Negli anni si sono aggiunti alla scorta gli “uomini di buona volontà”. La tradizione vuole che assicuravano la rottura del Carro Trionfale da parte dei “vastasi”, i ragazzi che assaltano il carro.

Un rito secolare esalta l’anima popolo materana, confondendo il sacro con il profano.
Il carro quest’anno lancerà un messaggio che si ispira a “I discepoli di Emmaus. Icona per un percorso solidale”. Il manufatto in stile barocco tradizionale è decorato da una trentina di puttini, statue, tra le quali quella di papa Paolo VI. Una sequenza di alto e bassorilievi istoriati caratterizzeranno inoltre il carro trionfale di cartapesta. Il tema di Emmaus è un invito rivolto alla comunità, di stare insieme e condividere, così come Gesù ha fatto con i suoi discepoli.

La festa si conclude in tarda serata nel frastuono di una gara di fuochi pirotecnici che creano uno scenario unico sugli antichi rioni dei Sassi, considerati dall’Unesco, patrimonio mondiale dell’umanità.

Scrive Marta Ragozzino, che è il direttore generale dei Musei della Basilicata: “Buon 2 luglio. Buona Festa della Bruna. Questo (nella foto in altro) è un significativo particolare del Carro dell’anno scorso. C’è una frase in materano che non ho mai imparato che si usa oggi, il giorno più lungo dell’anno, per dire che sarà meglio il tempo che verrà. Tocca a noi farlo migliore. Questo è un anno difficilissimo per tutto il mondo, oggi però è un giorno difficilissimo per Matera, perché per la prima volta, nei decenni recenti, la festa non si festeggia nei suoi appuntamenti collettivi, sacri e ‘profani’. La tradizione si interrompe, come si è interrotta Matera2019 purtroppo, e si rinnova nelle forme religiose del rito. Ma manca tutta la parte corale, quella della festa collettiva, fatta di luci, di presenze, di folla, bancarelle, fuochi d’artificio, pastori e ragazzi che rincorrono gli spari, di cavalieri e cavalli, e soprattutto del carro che, alla fine del giorno più lungo, si rompe insieme.
Volevamo festeggiarlo con il carro bis, quello che c’è ancora, che conserviamo noi in una specie di museo delle mostre che abbiano fatto nel tempo (il nostro deposito Mazinga), non è andata in porto.
Per la prima volta in dieci anni io oggi non sono a Matera, ma mi sono svegliata lo stesso alle cinque, ho sentito il botto che chiama per l’inizio della processione dei pastori. Codificato nella memoria. Come profondamente inciso resterà il carro dell’accoglienza. Con anche gli angioletti con la pelle più scura.
Matera 2019 è stata una bella occasione di cambiamento. Non perdiamone la forza e la visione. Buona Bruna. Tanti auguri”

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 2 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 2 Luglio 2020

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