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Figlio morto a Rigopiano, assolto dopo tre anni per aver portato i fiori sul luogo della tragedia

Abruzzo | 6 Marzo 2021

Il tribunale di Pescara ha assolto Alessio Feniello, papà di Stefano una delle vittime della tragedia dell’hotel Rigopiano avvenuta il 18 gennaio 2017, sotto processo per essersi introdotto, il 21 maggio 2018, all’interno dell’area della struttura, distrutta da una valanga, e sottoposta a sequestro (qui https://www.identitainsorgenti.com/in-abruzzo-rigopiano-porta-i-fiori-dove-e-morto-il-figlio-e-lo-multano/ ). Il giudice Marina Valente ha deciso di assolvere il genitore della vittima della tragedia poiché ha riconosciuto ad Alessio Feniello la tenuità del fatto oltre la non punibilità di un gesto “che non può essere considerato offensivo”.

Annullata la multa da 4550 euro

Annullata anche la multa di 4550 euro che gli era stata comminata. Infatti, secondo il legale della famiglia, Camillo Graziano, è stato dimostrato che “Feniello e la moglie, Maria Perilli, erano andati lì per portare dei fiori sulla “tomba” del figlio; abbiamo dimostrato che avevano deciso di andare per quanto accaduto un mese prima, in occasione della Pasquetta, quando diverse persone erano entrate nell’area per fare picnic, partite di calcio, foto ricordo e addirittura per asportare macerie come souvenir”.

Luogo profanato

Alessio Feniello non ha mai negato di essersi introdotto all’interno dell’area sequestrata né ha mai sostenuto di averne il diritto. Anche nel corso del suo esame, davanti al giudice, ha ammesso di non essere, all’epoca, autorizzato. In questa sede ha, però, potuto spiegare le ragioni del suo gesto. Ha potuto spiegare di essere andato lì, a maggio 2018, dopo essere venuto a conoscenza che un mese prima, precisamente il giorno di Pasquetta, tante persone avevano “violato i sigilli”, per ragioni però ingiustificabili. Più che una violazione di sigilli, una vera e propria profanazione di un luogo sacro, la tomba di 29 persone.

Il blocco dei carabinieri

“Gesti che necessitavano secondo loro di essere cancellati – sottolinea l’avvocato -, e da qui la decisione di portare dei fiori. Bloccati dai Carabinieri all’entrata, dopo aver discusso, erano stati fatti entrare ma ne era seguita una segnalazione alla Procura che aveva deciso di archiviare nei confronti della moglie considerata la tenuità del fatto ma di procedere nei confronti di Feniello”.Questo, e solo questo, il motivo che ha spinto i due genitori ad andare lì, a violare anche loro quei sigilli per depositare dei fiori e, usando le stesse parole di Alessio pronunciate davanti al giudice di Pescara, “chiedere scusa a Stefano e a tutte le altre vittime per quanto accaduto”.

Feniello non ascoltato durante le indagini

“Se la Procura di Pescara – aggiunge il legale -, nel corso delle indagini, avesse convocato Alessio Feniello per sentire le sue ragioni, avrebbe compreso che il fatto contestato poteva senz’altro ritenersi di particolare tenuità, decidendo così di archiviare, come del resto fatto per Maria. O forse no, dal momento che il Pubblico Ministero, anche dopo aver ascoltato Alessio Feniello, ne ha comunque chiesto la condanna a 3 mesi di reclusione ed al pagamento di € 100 di multa”.

Assoluzione completa

Il papà di Stefano aveva da subito dichiarato che “Ho deciso di non pagare la multa. Questa è una pagliacciata, se verrò condannato non tirerò fuori un euro e piuttosto mi farò il carcere”. Il Tribunale di Pescara, invece, ha accolto la richiesta di assoluzione del legale, fondata proprio su tale aspetto: un padre che viola i sigilli per portare i fiori sulla tomba del figlio, violentata da sciacalli, non può essere punito, perché lo prevede la legge. La legge, in fondo, è giusta, se correttamente applicata.

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 6 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 6 Marzo 2021

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