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FIGURACCE

Il comune di Napoli sceglie lo slogan di Auschwitz per il 1 maggio. Poi il dietrofront e le scuse

Storia | 1 Maggio 2020

Una scelta quanto meno infelice, a metà tra l’ignoranza e la superficialità.

“Solo il lavoro rende liberi”, lo slogan scelto dall’assessorato al Lavoro del Comune di Napoli per il 1 maggio, ha un’assonanza tragicamente uguale con “il lavoro rende liberi”, Arbeit macht frei, che i nazisti misero fuori a numerosi campi di sterminio, tra cui Auschwitz.

Naturalmente l’indignazione ha proceduto di pari passo con gli sfottò rivolti all’assessore Monica Buonanno, titolare dell’assessorato al Lavoro con deleghe numerose, che vanno dalle reti di partenariato alle politiche sociali dalle politiche per minori e famiglie al diritto all’abitare e politiche per la casa. E ancora immigrazione e politiche di integrazione dei migranti; tratta; contrasto alle povertà; città solidale e della fratellanza; solidarietà popolare; diritti di cittadinanza; coesione sociale; sviluppo della città; finanziamenti europei; informatizzazione; avvocatura; trasparenza; coordinamento funzionale delle partecipate operanti nei settori di competenza.

Scoppiato il caso, naturalmente, è partita l’autodifesa e il repentino dietrofront con lo slogan cambiato in “Solo il lavoro rende la dignità” e un post di giustificazioni della Buonanno. “Poche ore fa dalla pagina dell’assessorato al lavoro è stato pubblicato il programma on line che abbiamo preparato per la festa dei lavoratori e delle lavoratrici. Una giornata in cui trasmetteremo contenuti che raccontano di battaglie salariali, lotte per la dignità e per la conquista dei diritti e soprattutto del momento drammatico che tanti lavoratori e tante lavoratrici stanno vivendo. Purtroppo, e di questo sono davvero mortificata, l’iniziativa è circolata con un titolo che ricorda a ognuno di noi le pagine più buie della nostra storia, quelle dei campi di sterminio nazisti. Una distrazione, certo imperdonabile, ma avvenuta nel contesto di un ufficio che in questi giorni sta lavorando incessantemente per fronteggiare le infinite emergenze sociali della nostra città ma che nonostante il carico pesantissimo di lavoro ci ha tenuto ad organizzare una celebrazione seppur virtuale del primo maggio”.

E ancora: “Sono antifascista. Per questo conosco il peso di quelle parole e il male che può fare leggerle in un contesto che esalta i valori della democrazia. Chiedo scusa. Quella frase, il lavoro rende liberi, era la beffa con cui i nazisti preparavano alla schiavitu’ mentre il lavoro che celebreremo domani è il vettore della democrazia e della libertà di un popolo. Esattamente come recita l’articolo 1 della nostra costituzione”.

Peccato che non si tratti di semplice distrazione ma proprio di una scelta comunicata alla stampa anche attraverso le mail e i comunicati stampa.

 

Sotto i napoletani, pochi a dir la verità perché pochi sono sui social coloro che la seguono, scrivono “indegna”, “vergognati”, figuraccia”. Solo in due la difendono. Uno scrive “brava Monica … solo chi non ti conosce e non sa della tua forsennata applicazione sul lavoro può attaccarti… sei una bella persona”. L’altra:” Monica, sei una instancabile lavoratrice ed una grande Donna. L’ onestà e la semplicità di questo post, con cui ammetti sinceramente un errore, ne sono l’ ennesima prova. Poteva infatti essere l’ occasione per ribaltare quell’ orrore che ha stravolto il senso della frase e, appunto, restituirle quello letterale e di verità. In politica, nella vita in generale, è raro ammettere uno sbaglio e chiedere scusa. Queste parole ti fanno onore, al pari della passione e dell’impegno che metti nel tuo lavoro e, perché no, anche degli errori. Siamo esseri umani, capita”. Peccato che i due siano uno il capo ufficio stampa del Comune di Napoli e l’altra la moglie del sindaco (quella che minaccia di querelarci pensando di spaventarci solo perché, come è nostro diritto, esprimiamo liberamente le nostre critiche nei confronti dei suoi interventi che riteniamo inopportuni…).

Evidentemente  non resta che l’autodifesa interna… tutto molto triste. Intanto in questi giorni in cui tanti perdono il lavoro, purtroppo, più che celebrazioni ci si aspetterebbe quella concretezza, da parte istituzionale, che manca completamente…

Lucilla Parlato

Nell’immagine sopra la locandina del Comune di Napoli, sotto i cancelli di Auschwitz.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 1 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 1 Maggio 2020

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