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FINALE COPPA ITALIA

13 domande sui fatti di Roma che attendono risposte

Italia, NapoliCapitale, Sport | 9 Maggio 2014

olimpico feriti

Sgomberiamo immediatamente il campo da possibili strumentalizzazioni da parte dei soliti che, per poca capacità di comprendere i fatti o per assoluta malafede, ancora riescono a negare la strategia, vecchia di 153 anni, volta a screditare, controllare e schiacciare quella che è stata la capitale della Nazione più vecchia della penisola italiana, Napoli. Le considerazioni che seguono, infatti, non vogliono essere apologia del Sig. Gennaro De Tommaso, per il grande pubblico il pericolosissimo Genni ‘a carogna, ma provocazione intellettuale in relazione ai terribili fatti di Roma ed alla lettura mediatica e politica degli stessi.

La narrazione dei fatti, nota ai più, cercherà d’essere quanto più asettica onde evitare inutile dietrologia che basta quella sparsa a larga mano dai meno che mediocri media italiani che, per incapacità o mala fede, hanno dato una lettura dei fatti assolutamente parziale e fondata su rassicuranti (per gli italiani) stereotipi su Napoli ed i Napoletani.
Partiamo dalle immagini televisive e dalla telecronaca oscena che le ha commentate. Il dipendente di mamma rai parte con la solita sequela di luoghi comuni sulla festa di sport e sull’incontro tra due formazioni che hanno dovuto arrendersi in campionato allo strapotere di Juventus e Roma.

Afferma che c’è tensione nell’aria per alcuni incidenti successi fuori dallo stadio nel pre-gara che hanno coinvolto i tifosi partenopei e che il calcio d’inizio sarebbe potuto slittare. Il tempo passa tra commenti inutili ed affermazioni di stile su quanto erano belli i tempi in cui si andava tutti assieme a festeggiare allo stadio. La tensione cresce, oramai la protagonista delle immagini televisive è la curva occupata dai tifosi Napoletani. Si percepisce agitazione, movimento. Notizie che volano di bocca in bocca tra i presenti parlano di un morto ammazzato, i megafoni dello stadio tacciono. La questura ha ordinato di tenere celata la notizia per timore di perdere il controllo della situazione e per avere il tempo di organizzare l’eventuale ulteriore emergenza.

Urge a questo punto porci un po’ di domande:

1) E’ concepibile che chi ha la responsabilità della sicurezza di un evento di tal genere ignori che in uno stadio con settantamila persone ci sono almeno cinquantamila smartphone collegati in rete con i quali poter apprendere, anche da fonti poco attendibili, ciò che viene celato? O è vero che i cellulari NON PRENDEVANO? Perché?

2) E’ normale ritenere che l’agitazione delle persone, che viene superfetata nelle esperienze collettive, fosse data più dal clima di incertezza e tensione piuttosto che da volontà belluina e che fosse controproducente tutto sommato fare “melina” in attesa degli eventi?

3) Per quale motivo il Trifoglio, sede nota alle forze dell’ordine come ritrovo neofascisti ultrà romani, non è stato presidiato dalle F.d.O?

Lo spazio occupato di Tor di Quinto compare molto spesso nelle cronache, anche politiche, negli ultimi anni essendo anche la sede di un gruppo della lista “Il Popolo della vita”
Il trifoglio è appunto, il simbolo di questa lista civica che nel 2008 appoggiò la candidatura a sindaco di Roma di Alemanno.
Portò 10.500 voti e un candidato d’eccellenza: Daniele De Santis detto “Gastone”
Ancora nel 2012 appoggiò la Polverini e prima ancora aveva appoggiato Storace durante la sua corsa (persa) alla presidenza della regione Lazio.
Insomma una “corrispondenza di amorosi sensi” tra gli occupanti di questo spazio e la classe politica romana (di destra) che li ha coccolati e ha “lasciato fare”, dandogli facoltà di gestire un luogo pubblico.

4) Detto questo è forse più chiaro il motivo per cui le forze dell’ordine hanno vigilato con una certa distrazione in quella zona e da ciò nasce ancora una domanda: perché allocare i Napoletani in Curva Nord (costringendoli a passare davanti al Trifoglio) quando sarebbe stato naturale (per ragioni di semplice geografia e viabilità) allocarli nella SUD?

E’ altrettanto noto che nella zona vi sono altri locali gestiti e frequentati da ultras romani e laziali, tradizionalmente, ripetiamo, vicini alla destra neofascista. Per cui il trifoglio non era forse nemmeno l’unico problema.
Probabilmente le forze dell’ordine non avevano ritenuto pericoloso il possibile incontro tra due tifoserie notoriamente ostili l’una all’altra.

Erano così sicuri che nulla sarebbe accaduto che non hanno condotto nella zona che una misera auto con poliziotti in borghese a bordo e nulla più.

5) Ora, non è per insistere ma vien da domandarsi come mai alla festa della “salsiccia e della pancetta di cinghiale” a Dugenta c’è sempre un autoambulanza parcheggiata con un manipolo di volontari della protezione civile e a Tor di Quinto giusto quattro poliziotti in borghese che hanno lasciato un ferito grave sull’asfalto a perdere sangue per 90 minuti?
90 minuti il tempo di un’interminabile partita contro la morte che solo per caso Ciro ha vinto…

6) Come non allegare a sospetto il comportamento dei media che incentrano subito l’attenzione su Genny la Carogna tenendo a margine Ciro, gli altri attinti da arma da fuoco e, soprattutto, l’apparato d’ordine?

Da subito la situazione è apparsa paradossale, il continuo ripetere che non si avevano notizie certe su cosa fosse accaduto ma che di certo, qualunque cosa fosse era accaduta al di fuori delle tifoserie.

7) Il questore durante la conferenza stampa di domenica ha dichiarato che è stata in parte una strategia quella di tenere “fuori” le tifoserie per evitare che gli animi si riscaldassero e che potessero esserci problemi durante il deflusso dei tifosi dallo stadio. Bene.

E’ accettabile come strategia? Non è motivo della presente indagine ma vien da domandarsi cosa abbia mosso il questore, durante quella stessa conferenza stampa, ad accennare appena a Ciro, agli altri feriti, senza sfiorare quasi il presunto colpevole Gastone, incentrando tutto sul solo Genny ‘a carogna, sulla sua shirt e del suo stare a cavalcioni tra realtà e paradosso.

8) Altro quesito: perché la Curva occupata dai tifosi viola, nonostante ci fosse anche là fermento, non è stata, praticamente, mai inquadrata?

I tifosi viola erano agitati tanto quanto quelli napoletani ed è naturale potendo temere possibili reazioni che la tifoseria avversaria avrebbe avuto. Si preparavano a reagire. Non a caso i dirigenti viola sono accorsi sotto la curva sud per tranquillizzare i tifosi sul fatto che la partita si sarebbe giocata (?) o per rassicurarli che il tifoso napoletano colpito era vivo e quindi non c’era da temere.

Qualunque cosa abbiano detto i dirigenti viola, l’hanno detta non a tutti i tifosi usando i potenti mezzi dell’Olimpico ma ad un solo uomo probabilmente il capo ultrà di turno.

Questo i media lo hanno scientificamente taciuto, blaterando abbondantemente su Genny e sul suo ruolo di leader della tifoseria napoletana.

9) Perchè far passare questo messaggio? Gennaro de Tommaso è il leader di un settore della curva A del San Paolo e se la dirigenza pertenopea ha voluto usarlo è perchè nel bene e nel male sapeva che sarebbe stato in grado di parlare alla maggiornaza dei presenti, facendo (lui sì) da servizio d’ordine in qualche modo.

Se questo sia giusto o meno, è un discorso che si allarga al perchè del tifo organizzato, all’inevitabile ruolo di aggregazione che i gruppi ultrà hanno avuto durante il ventennio tra gli anni ottanta e la fine dei novanta quando lo stadio e quindi la squadra di calcio soppiantano il ruolo della “sezione” e surrogano l’impegno politico.
Il tifo organizzato, i gruppi che ne fanno parte e tutto ciò che gira intorno a questo è fenomeno sociale prima di tutto e come tale andrebbe affrontato.

10) E quindi, perchè del Daspo a Gennaro de Tommaso?
Per l’aver indossato la maglia che indossano moltissimi ultrà ogni domenica senza tanto scalpore? Perché ha scavalcato, su richiesta della polizia, la grata per parlare con Hamsik?

11) Come spiegare il provvedimento col quale Tosel squalifica il campo del Napoli (per responsabilità oggettiva della società) in relazione a fatti che vedono i tifosi Napoletani vittime e non carnefici?

12) È dignitoso pararsi dietro l’ipocrisia dell’invasione di campo a fine gara?
E’ responsabilità del Napoli la presenza di Genny (laddove la stessa possa costituire fatto imputabile di alcunché) con quella maglia o è responsabilità del servizio d’ordine dello stadio capitolino?

13) E come mai Tosel usa criteri diversi nei confronti dei viola?

In un’italia nella quale l’antifascismo è una professione remunerativa dal punto di vista della carriera nei media e nella politica, è davvero difficile cogliere perché l’agguato fascista capitolino è così sottaciuto.

Nel 1994 a margine della partita Brescia–Roma ci furono più di 20 arresti tra gli skin appartenenti agli ultrà capitolini (De Santis è tra loro).

Il Pm che si occupò della vicenda chiese 27 rinvii a giudizio per reati che andavano dall’ apologia di fascismo alle lesioni gravissime, resistenza aggravata, detenzione e porto d’arma, attentato alla pubblica sicurezza.

Per di più l’accusa, seguendo un criterio estensivo ritenne colpevole ogni imputato a prescindere dal grado di effettiva partecipazione ai fatti , per cui il saluto romano, gli inni cantati, lo schieramento a falange appena scesi dal pullman costituirono per il pm manifestazioni usuali del disciolto partito fascista.

Applicare metodicamente questa ipotesi giurudica porterebbe a denunciare ogni domenica migliaia di “tifosi” per apologia del fascismo e porterebbe anche a giudicare Gastone colpevole per il fatti del 3 maggio scorso, di tentato omicidio con l’aggravante delle motivazioni razziste.

Tutto questo per dire che probabilmente, i media tacciono sulla vera natura dell’agguato ai tifosi napoletani, perchè dovrebbero ammettere che l’Italia è uno stato senza nazione, connotato da evidente razzismo nei confronti di chi, i Napoletani, quello stato lo hanno subito e lo subiscono. Si preferisce, come sempre, nascondere sotto il tappeto tricolore la verità piuttosto che mettere in discussione i luoghi comuni e i pregiudizi su Napoli e sui napoletani.

Istituzioni e media ciechi, dunque, di fronte ad una situazione che a noi appare chiara almeno nella sua ingiustizia, o per meglio dire appare chiara nella volontà dolosa con cui sono stati trattati i fatti.

Non desta meraviglia questa miopia giacché le autorità sportive, la politica,i media mostrano di avere anche un’altra strana malattia, la “discrezionale” sordità nei confronti dei cori razzisti che tutte le domeniche e pressoché da tutte le tifoserie vengono tributati al Napoli.

Istituzioni assai malate quindi non resta che dichiararne la morte… L’insorgente lo ha già fatto.

Alessandro Cantelmo

Simona Sieno

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 9 Maggio 2014 e modificato l'ultima volta il 9 Maggio 2014

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