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FINALE DI COPPA ITALIA

Tutti pronti per fischiare ancora una volta l’inno?

Identità, Indipendentismi, Italia, NapoliCapitale, Sport | 28 Aprile 2014

fischi inno tricolore

Non vorremmo essere blasfemi, ma inizia oggi, per i tifosi del Napoli, quella che potremmo definire una sorta di “settimana santa”, ovvero la settimana che precede la finale di Coppa Italia che si giocherà all’ Olimpico di Roma sabato 3 maggio e nella quale gli azzurri, vincitori del trofeo due stagioni fa contro la Juve,  sfideranno stavolta la Fiorentina del napoletanissimo Vincenzo Montella.

Inutile dire che i biglietti siano ormai introvabili da tempo: una caccia a suon di file interminabili che purtroppo lascerà a casa tutti quelli che non hanno avuto la fortuna- o la forza- di inseguire e agguantare il tagliando per marciare su Roma e che quindi dovranno seguire gli azzurri dalla tv di casa. Giunge però in queste ore una buona notizia in tal senso: pare infatti che il Comune di Napoli stia provvedendo all’allestimento di un maxischermo a piazza del Plebiscito, proprio come accadde a Rotonda Diaz in quel caso, per la finale di due anni fa, per consentire a tutti i tifosi rimasti a Napoli di potersi aggregare ed eventualmente condividere ciò che tutti speriamo, ma che, per ovvie ragioni di scaramanzia, non osiamo pronunciare.

Per quanto invece riguarda quelli che a Roma ci saranno, si preparino a  sorbirsi l’inno nazionale cantato da Alessandra Amoroso. Nulla, per carità, contro la brava cantante salentina che, sebbene proveniente da un talent televisivo, pare avere qualità ormai note al grande pubblico: la nostra attenzione sarà, come sempre, piuttosto rivolta all’inno di Mameli, inno massonico di una nazione inventata, che noi napoletani ci apprestiamo a fischiare con tutta l’aria che abbiamo nei polmoni, e anche di più! Massonico, sì: esso fu infatti l’inno che la massoneria impose alle nascente Repubblica italiana nel 1946 in sostituzione della “marcia reale” del precedente periodo monarco-fascista, e non a caso fu scritto dal massone Goffredo Mameli, cui poi verrà intitolata anche una loggia, né tanto meno può dirsi “coincidenza” il fatto che il testo inizi con la parola “fratelli”. Un motivetto che, a dirla proprio tutta, manca dell’ufficialità cui un inno dovrebbe caratterizzarsi, in quanto non fu mai istituzionalizzato da alcun decreto e né mai contemplato dalla Carta Costituzionale: praticamente il suo valore, in termini istituzionali, è più o meno pari a zero. Se l’inno è ufficioso, quasi precario, esattamente come le fondamenta della repubblica che vorrebbe rappresentare, ci chiediamo perché mai NOI non dovremmo  fischiarlo… anzi, il fatto che abbia così scarso valore in termini istituzionali, quasi quasi ci toglie anche un po’ di gusto nel farlo. Non tolse però il coraggio, due anni fa, all’allora presidente del Senato Schifani, al presidente della  Figc  Abete,  al presidente del Coni Petrucci  ed ancora al ministro del Turismo Piero Guidi, di indignarsi -come mai prima di quel tempo- e di tacciare di inciviltà, irresponsabilità e ignoranza coloro i quali, fischiando l’inno, avevano offeso e oltraggiato un’intera nazione. Già che l’italia possa fregiarsi del titolo di “nazione” ci sembra un fatto assai paradossale, viste le modalità attraverso cui nacque la repubblica, tra depredazioni e sterminio del sud e del popolo meridionale; ma l’enorme ipocrisia di chi, pur sapendo, parla solo dell’evidenza dei fischi, senza mai tentare di indagarne o spiegarne le cause beh… è davvero intollerabile. Troppo facile parlare di inciviltà, troppo comodo chiamarci ignoranti. Poi, forse, sarebbe stato doveroso ricordare al presidente del Senato che il suo partito governò per lunghi anni a braccetto della Lega, e non c’è certo bisogno di ribadire qui quale considerazione avesse (ed ancora ha) la Lega di tricolore e inno… eppure non ci pare di aver intravisto quello stesso sdegno mai, prima di quella sera.

Anche in Spagna, nel 2009, si era verificata una cosa del genere: a Valencia , durante la finale di Copa del Rey tra Barcellona e Athletic Bilbao, sia i tifosi  baschi che quelli catalani subissarono di fischi la Marcha Real, in nome della loro identità- esattamente come fatto dal popolo napoletano- tanto che la tv spagnola fu costretta a censurare l’accaduto. E a novembre i Catalani voteranno in un referendum per l’indipendenza…

Questa volta, ad assistere alla finale di sabato, non ci sarà Schifani ma avremo senz’altro Renzi, presidente del Consiglio ( mai eletto e vicinissimo alla massoneria per tradizione di famiglia) e tifosissimo della Fiorentina: i motivi per fischiare,quindi, si moltiplicano in maniera esponenziale.

Noi fischieremo dallo stadio, da casa, dalla piazza e dalla pizzeria pure: quel motivetto non si deve sentire, e non si sentirà!

Floriana Tortora

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 28 Aprile 2014 e modificato l'ultima volta il 25 Settembre 2014

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