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FLOP SARDINE

Martirani cacciato da Santori e dai “pescetielli” di Napoli: era troppo di sinistra per il Pd

Politica | 19 Febbraio 2020

Cacciato dalla sardine napoletane (un gruppetto di servi del Pd) e colpevole di essere vicino alle vertenze più scottanti di Napoli, Bruno Martirani – che è anche nel collettivo di Identità Insorgenti – racconta cosa è accaduto ieri in piazza, dove si è registrato un clamoroso flop con il silenzio e le accuse successive di Sartori, leader nazionale delle sardine, giunto a Napoli non si capisce per conto di chi e a quale scopo. A Bruno comunque va tutta la nostra solidarietà. Oltre alla felicità finalmente di aver mollato questa macchina  di propaganda oscena al servizio della partitocrazia più cinica e dell’imprenditoria più bieca.

 

Ieri sono arrivato a piazza Dante stanco e, devo dirvi la verità, un po’ amareggiato.

Nelle ultime settimane ho lavorato tanto, come sempre, per invitare a partecipare alcune delle più importanti vertenze lavorative di Napoli (Whirlpool, APU, disoccupati 7 novembre, sardine nere), compagni e compagne che conosco da anni e che si fidano di me, per quello che ho sempre fatto in questa città, senza paura, freni o interessi personali.

Appena arrivato ho cominciato ad annusare puzza di flop, in piazza c’era poco più di coloro che avevo personalmente invitato, niente di sorprendente dal mio punto di vista: avevo ripetutamente segnalato agli organizzatori che di martedì sera la partecipazione di coloro che lavorano sarebbe stata complicata, così come lo è quella di coloro che vivono in periferia, visto lo stato disastroso dei trasporti pubblici.

Come se non bastasse, ci è stato subito “comunicato” che dal palco non avrebbe parlato nessuno di noi “sardine” napoletane (alla faccia della partecipazione!).

Tutto in pochi minuti andava ancora nella terribile direzione che questo percorso, che tanto mi era sembrato interessante agli albori, ha espresso nelle ultime settimane: dalla foto con Benetton alle infelici affermazioni sull’Erasmus, passando per un incontro con il Ministro per il Sud di una auto-eletta delegazione a trazione bolognese.

Quello che è successo dopo è molto diverso da quanto dichiarato da Santori ieri sera: nessuno ha occupato il palco, ma si sono susseguiti gli interventi come da scaletta. Anche io, ad un certo punto, sono personalmente intervenuto dicendo alcune cose sulle quali non credevo di poter glissare: l’assoluta vicinanze alle famiglie della tragedia del Ponte Morandi, il rifiuto di qualsiasi ambiguità sul tema del regionalismo.

Dopo gli interventi previsti in scaletta, la maggior parte dei rappresentanti di queste vertenze è andato a casa: senza di loro la piazza era praticamente vuota, evidentemente Sartori ha provato imbarazzo dinnanzi al flop e ha deciso di non salire sul palco, raccontando poi che “non era previsto il suo intervento e/o che gli era stato impedito di parlare.

Arrivato a casa ho scoperto che i burattini napoletani di Santori e friends mi avevano cancellato dalle chat interne e dalla gestione della pagina e del gruppo facebook che, tra le varie cose, avevo creato personalmente.


In tutta onestà, sono contento così, perché il mio fegato ne aveva abbastanza. E’ importante, però, che tutti sappiano di fronte a cosa si trovano quando si parla di Sardine. La partecipazione e la democrazia sono molto lontane da questa storia. Napoli non è Bologna, il Mezzogiorno non è l’Emilia. Il cambiamento, a maggior ragione dalle nostre parti, non potrà di certo partire da qui.

Bruno Martirani

Un articolo di Bruno Martirani pubblicato il 19 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 19 Febbraio 2020

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