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Flop visitatori per Expo, secretati i dati sugli afflussi

Rubriche | 29 Maggio 2015

EXPUH2015

La propaganda ufficiale per Expo 2015 precipita a livelli da Minculpop: gli ingressi reali alla fiera di Milano sono impietosamente inferiori rispetto alle previsioni fino ad ora strombazzate, ma il commissario Giuseppe Sala, sprezzante del senso del ridicolo, afferma di non volerli rendere pubblici per “evitare lo stress“. E intanto, in un clima di tragicomico patriottismo in perfetto stile da Istituto Luce, sono stati secretati i dati forniti minuto per minuto dai tornelli e comunicati in tempo reale alla centrale operativa di via Drago, e finanche quelli relativi agli afflussi sulla metropolitana e alla raccolta dell’immondizia, poiché potrebbero essere utilizzati per stimare il numero effettivo di visitatori.

Per mala sorte di Sala, invece, fare i conti in tasca ad Expo non è impossibile: il commissario ha dichiarato che finora sono stati venduti 11 milioni di biglietti, “unico dato certificabile” secondo la sua versione, e del resto in un delirio di onnipotenza misto ad autolesionismo l’organizzazione della fiera aveva già, alla lettera, dato i numeri: le loro previsioni ufficiali parlano infatti di 100mila visitatori nell’arco della settimana che dovrebbero raddoppiare a 200mila nei fine settimana, poiché solo con questi numeri sarebbe possibile coprire la fantasmagorica cifra prevista di 24 milioni di ingressi in 6 mesi. Addirittura esistono documenti ufficiali che fanno previsioni sui visitatori attesi giorno per giorno.

La realtà dei fatti è decisamente più impietosa: gli undici milioni di biglietti di Sala, che riecheggiano il milione di posti di lavoro di forzista memoria, sono solo virtuali, perché si tratta di pacchetti parcheggiati  – o se preferite dati in conto vendita – presso operatori turistici e grandi distributori, ma non ancora acquistati da visitatori reali.

Intanto un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano parla di visite effettive inferiori alle attese di oltre il 30%, ma ci sono ben altri riscontri oggettivi a testimonianza della debacle, come ad esempio la grande idea della cosiddetta “formula serale“: 5 euro di biglietto per chi entra dopo le 19 invece dei 39 previsti, e nel fine settimana apertura posticipata a mezzanotte. Insomma prezzi da saldi come per ogni buona liquidazione per fallimento che si rispetti.

Ancor peggio, i treni di Tre-nord che dovevano ospitare 42 mila passeggeri al giorno diretti a Milano ne trasportano a malapena 6 mila, mentre sul fronte aereo non ci sono voli aggiuntivi dagli aeroporti di Linate, Malpensa e Orio al Serio e neanche voli speciali per aviotrasportare il millantato quanto finora inesistente milione di visitatori cinesi. Stesso discorso per gli autobus: ne erano previsti oltre 500 al giorno, non ne arrivano più di 200.

Altra cartina di tornasole sono i parcheggi: Arriva, società vincitrice dell’appalto per la loro gestione, lamenta parcheggi vuoti al 90%,  un danno consistente dato che secondo le previsioni il 50% per cento dei visitatori doveva arrivare in auto, garantendo incassi per 11 milioni. La situazione è così disperata che Sala, che fino ad ora aveva lanciato appelli per l’uso dei mezzi pubblici, con una piroetta degna delle olimpiadi ha cambiato radicalmente idea lanciando l’invito a “venire in macchina” perché i “parcheggi saranno gratuiti“: peccato solo che nel frattempo la società Arriva ha già i conti in rosso perché, visitatori o meno, deve pagare un costoso servizio di navetta dai parcheggi agli ingressi, ed in ogni caso nell’ipotesi di posti auto gratis Expo dovrà pagare una penale di 3 milioni di euro.

Come accennato precedentemente il commissario Sala, sprezzante del senso del ridicolo, afferma di non voler rendere noti i dati ufficiali perché “c’è il rischio di esaltarsi o deprimersi, mentre io voglio che il mio team rimanga concentrato sulle cose da fare” e perché “non vuole cadere nella trappola dei numeri”: qualche anima pia dovrebbe spiegarli che quella dei numeri di Expo non è una trappola, ma un buco nero, e lui c’è dentro fino al collo.

Ma alla fine della fiera – ed è proprio il caso di dirlo – la vera domanda da porsi è: chi pagherà per questo disastro? Noi ovviamente, come già accaduto per l’aumento delle accise sui carburanti stornate direttamente al comune di Milano, e tanto più noi meridionali, vedi alla voce furto dei FAS e dei fondi per l’acquedotto in Basilicata.

Mentre il sud mantiene a sue spese, come da tradizione risorgimentale, un nord cialtrone ed inefficiente, la propaganda italica millanta grandi quanto inesistenti successi ignorando se non addirittura spesso denigrando le potenzialità ed eccellenze della nostra terra: lo abbiamo già scritto, ma immaginare un Expo specchio così fedele di questa itaglia è al di là delle peggiori previsioni ipotizzabili.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 29 Maggio 2015 e modificato l'ultima volta il 29 Maggio 2015

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