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Frammenti di affreschi trafugati ritornano a Stabia e a Civita Giuliana

Beni Culturali | 18 Maggio 2021

Restituiti alcuni frammenti di affreschi trafugati dalle ville di Stabia e dalla villa di Civita Giuliana.

Gli affreschi di Stabia tornano a casa

Nello scenario  da cartolina della Reggia di Quisisana divenuta da settembre Museo archeologico “Libero D’Orsi”, con il Vesuvio che impera sul golfo di Napoli, sono stati orgogliosamente presentati i tre frammenti rubati verosimilmente negli anni ’70 del secolo scorso che appartenevano certamente a villa Arianna e a villa San Marco sulla collina di Varano a Castellammare di Stabia. Altri tre frammenti ritrovati sono invece sicuramente pertinenti alla villa di Civita Giuliana ancora in corso di scavo, dove è ancora visibile il taglio per l’asportazione delle porzioni di affresco.

I carabinieri per la tutela del Patrimonio culturale di Monza restituiscono i 3 frammenti di Stabia

Il ritrovamento, per quanto riguarda i frammenti di Stabia, grazie al Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (Nucleo di Monza) nel luglio del 2020. La loro autenticità e provenienza è stata appurata in seguito alla relazione tecnica dell’archeologo Domenico Camardo che ne ha accertato la provenienza. I reperti erano stati acquistati negli anni ’90 da antiquari statunitensi, elvetici ed inglesi.

Il danno del trafugamento dei reperti è la decontestualizzazione

“ Uno dei danni più grandi che l’illegalità fa al nostro patrimonio è quello di decontestualizzare. Quegli affreschi hanno un senso nell’ambiente in cui sono stati usati, visti, realizzati. Hanno un senso nella villa dov’erano posizionati. Quindi farli ritornare significa per noi una grande gioia e anche un riscatto per questo territorio. Poi sono affreschi anche di un certo livello di qualità e io vorrei che fossero ricollocati sulla parete da dove originariamente provenivano. Quelli di Civita Giuliana poi sono anche una prova processuale perché non dimentichiamo che grazie alle ricerche che abbiamo fatto a Civita Giuliana è andata avanti una indagine, c’è un processo in corso che spero arriverà a punire se colpevoli coloro che hanno perpetrato questo scempio al nostro patrimonio. La villa di Civita Giuliana è un contesto straordinario conservato benissimo nonostante gli scempi, perché era abitata fino alla fine. Non era un cantiere come Oplontis dove si hanno tracce di lavoro in corso e non tracce della vita quotidiana. Era una villa abitata che ha restituito già agli inizi del ‘900 reperti straordinari e li sta restituendo adesso a cominciare dal celebre carro cerimoniale che è veramente un unicum che abbiamo salvato proprio grazie a questo importante rapporto con la procura di Torre Annunziata.“ – afferma il Direttore generale dei Musei, Massimo Osanna, di ritorno a Castellammare questa volta da cittadino onorario della città.

I reperti trafugati dalle ville di Varano

Due dei frammenti di Stabia sono facilmente rapportabili a villa Arianna: una “piastrella” in particolare a forma di rombo con al centro una figura femminile danzante. Altre decorazioni molto simili si trovano al Museo archeologico di Napoli “strappate” durante gli scavi borbonici dalla stessa villa.

Sempre da villa Arianna un frammento con al centro un amorino che suona il flauto traverso all’interno di una edicola i cui sostegni sono rappresentati da candelabri. “Decorazioni dai tratti iconografici molto molto curati” – ci dice Maria Rispoli, responsabile della Reggia di Quisisana, e aggiunge: “Il tratto più esclusivo lo si ritrova nel frammentino piccolino che ci indica una mano ritrattistica di questo artigiano che rimanda ad alcuni soggetti che si trovano nel peristilio di villa San Marco”. Si tratta di un ritratto di una figura femminile su fondo nero con corona di foglie di alloro.

Civita Giuliana: una best practice da replicare

Altra storia ormai nota è quella della villa suburbana di Civita Giuliana, a nord di Pompei dove nel 2017 l’azione congiunta tra Parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha fermato l’attività clandestina di scavo. Nel 2019 è stato poi firmato un protocollo d’intesa che suggellasse la continuità di questo rapporto atto a contrastare le attività illecite a danno del patrimonio archeologico. Una “best practice” da replicare, la definisce il neo direttore generale del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtrieghel: “Le collaborazioni con le autorità per il contrasto agli scavi illegali e al traffico illecito di reperti archeologici avviate sotto la direzione di Massimo Osanna sono una best practice che il Parco seguirà anche in futuro.  Attraverso la valorizzazione dei siti nel territorio tra Stabia, Torre Annunziata, Boscoreale e Poggiomarino vogliamo inoltre contribuire a far emergere sempre di più l’immenso valore del patrimonio archeologico presente in maniera capillare in tutta l’area vesuviana. Reperti come l’iscrizione osca da porta Stabia, attualmente esposta alle Scuderie del Quirinale nella mostra ‘Tota Italia’, illustrano come la città di Pompei facesse parte di un paesaggio antico costituito di vie di comunicazione, ville, fattorie, necropoli e insediamenti rurali che vanno tutelati e valorizzati. Ringrazio a nome del Parco i Procuratori e i Carabinieri del Nucleo Tutela per il lavoro svolto.”

Grazie allo scavo di un ambiente nel 2020 sappiamo da dove vengono i pannelli ritrovati

I frammenti ritrovati sono pertinenti ad un ambiente scavato lo scorso anno dove è stato rinvenuto anche il cosiddetto graffito di Mummia che ci indica forse la famiglia proprietaria della villa. La decorazione è in III stile a fondo nero con candelabri che scandiscono i pannelli e risalgono al 35 – 45 d. C.

Sono stati ritrovati nel luglio 2012 dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli nell’ambito di una indagine più vasta di scavi clandestini, ricettazione nazionale e internazionale dei beni archeologici.

Il nuovo corso del Parco archeologico di Pompei: attenzione ai siti periferici e coinvolgimento del territorio

Il primo evento pubblico da quando c’è stato l’insediamento di Gabriel Zuchtrieghel alla guida del Parco archeologico di Pompei si è concluso con i saluti del Direttore generale dei Musei, Massimo Osanna, ex direttore di Pompei che ha ringraziato i presenti e ribadito la volontà già in essere alla fine del Grande Progetto Pompei di dedicarsi ai siti periferici del Parco a iniziare da Castellammare: “Assorbiti dal Grande Progetto Pompei c’eravamo dedicati a Pompei dentro le mura perché bisognava spendere 105 milioni di euro della Comunità europea e bisognava spenderli in fretta ma anche bene quindi è chiaro che i siti intorno a Pompei hanno sofferto. Prima di andare via e del passaggio di consegne a Gabriel avevo proprio detto che l’impegno in questi anni deve essere il territorio a cominciare da Castellammare”. E aggiunge: “C’è un altro lotto del museo di Quisisana da aprire ma abbiamo un team agguerrito, la dottoressa Rispoli direttrice di questo bel posto sicuramente lavorerà insieme alla dottoressa Bertesago, responsabile delle ville di Stabia perché bisogna ritornare a investire in cultura e lo facciamo continuando ad aprire ma anche investendo sulla ricerca. Solo la ricerca può essere alla base di una rigorosa tutela e di una valorizzazione. Questo vuol dire legarci alle università del territorio anche internazionali. Sono ripartiti gli scavi insieme alla Scuola superiore meridionale di Napoli e all’università Vanvitelli. E poi ci sono le ricerche che facciamo insieme agli amici della Procura di Torre Annunziata che sono fondamentali che ci hanno fatto capire quanto sia importante lavorare insieme. Grazie alla sollecitazione della Procura abbiamo inserito questo intervento urgente per salvare la villa di Civita Giuliana saccheggiata da decenni nel silenzio più assoluto.” Un’ attenzione maggiore al territorio vesuviano fuori le mura di Pompei è quello che contraddistinguerà l’inizio del mandato di Gabriel Zuchtrieghel al passaggio del testimone. Osanna ribadisce intanto la sua emozione nel tornare “a casa” e nel rivedere il Vesuvio e la sua attenzione al Parco archeologico di Pompei e al territorio vesuviano: “Lo sto dimostrando, l’attenzione è sempre molto alta per questo territorio. Non solo continuo a venire ma continuo anche a lavorare non solo perché  si ristabilisca la legalità nell’ambito dei beni culturali in questo territorio ma anche perché siano portate avanti sempre più forme di valorizzazione partecipativa del nostro patrimonio. Adesso bisogna coinvolgere sempre più le comunità, bisogna coinvolgere tutto il territorio anche nelle nostre proposte e condividerle perché l’arte non solo forma, non solo l’arte ci aiuta a vivere meglio ma l’arte cura.”

Susy Martire

 

 

 

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 18 Maggio 2021 e modificato l'ultima volta il 30 Maggio 2021

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