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Francesco Salzano, il consigliere comunale di Afragola vittima della camorra

Francesco Salzano
Nun te scurdà | 10 Marzo 2021

Fin dal primo istante, il terremoto del’80 è stato interpretato dalla criminalità organizzata come una ghiotta occasione da cogliere a tutti i costi. Soldi pubblici e ricostruzioni hanno causato, fin da subito, lotte intestine e agguati omicidi, anche a danno di uomini delle istituzioni e innocenti cittadini. Francesco Salzano, esponente della DC della città di Afragola, consigliere comunale e docente di lettere, aveva ricevuto la pesante delega per il lavori connessi alla legge 219. Fondi e ricostruzione post-terremoto, in sintesi. Salzano avrebbe dunque gestito un mare di soldi. E la certezza, da queste parti, è che i soldi puzzano come le carcasse degli animali nel bel mezzo della savana, in grado di attirare corvi e sciacalli pronti a strappare il pezzo più succulento.

L’agguato dopo il Consiglio Comunale

Giovedì, 10 marzo 1988. La mattinata trascorsa all’interno dell’aula scolastica nel tentativo di accendere la passione di giovani alunni parlando di chissà quale capolavoro della letteratura italiana. La sera, invece, Francesco Salzano era impegnato con il Consiglio Comunale di Afragola, convocato in quel giorno.

Una giornata come tante, trascorse tra la scuola e la politica attiva. Al lunghissimo elenco di punti previsti all’ordine del giorno, quella volta, cera una piccola novità. I consiglieri avevano, infatti, avanzato la richiesta di anticipare le prossime sedute del Consiglio di qualche ora. A riportarlo, è un articolo del quotidiano La Repubblica pubblicato due giorni dopo.

Ad Afragola la camorra continua ad uccidere. E forse la paura di nuovi agguati o di finire nel mirino di qualche boss, aveva spinto i consiglieri a richiedere la variazione dell’orario delle sedute e il sindaco ad accettare la modifica.
Timori che sarebbero stati confermati qualche ora dopo. Al temine dell’incontro nell’aula consiliare del municipio afragolese, Salzano e Paolo Sibilio, scelgono di continuare la loro serata con una cena in un ristorante di Casoria.

I due, entrambi consiglieri della DC, non arriveranno mai a destinazione. La Volvo 740, di proprietà di Sibilio, utilizzata per spostarsi verso il ristorante, durante il tragitto viene tamponata da una Fiat Uno, di colore bianco, prima di sbandare e finire contro un palo. Tre sicari sparano a raffica. Sibilio muore sul colpo. Salzano, invece, tenta una fuga disperata prima di cadere al suolo, ferito mortalmente dagli spari. Morirà, poco dopo, all’ospedale Nuovo Pellegrini.

Perché proprio il conigliere della DC?

Fin dal primo momento, l’omicidio dei due consiglieri è stato caratterizzato dall’incertezza. Perché la camorra aveva scelto di colpire proprio Sibilio e Salzano?

Ad Afragola, in quegli anni, oltra ai denari del post-terremoto, erano molti altri (e forse anche più interessanti) i soldi pubblici e gli appalti che si intravedevano all’orizzonte. C’era da costruire il tratto dell’asse mediano che oggi vediamo eretta in molti paesi di provincia. Bisognava investire sullo svincolo dell’autostrada, sulle infrastrutture. E poi, molti soldi erano previsti per la realizzazione del parco Eurodisneyland, il più famoso parco divertimenti al Mondo, di cui adesso possiamo solo parlarne con rammarico a causa di un progetto che non è mai più andato in porto.

Soldi, questi ultimi, gestiti dalla Regione e che non erano nella disponibilità del comune di Afragola. Eppure, i due consiglieri sono stati freddati. Il loro sangue innocente ancora macchia la memoria di questa terra.  Sembra evidente che Salzano in particolare abbia scelto di gestire con onestà e trasparenza quanto di sua competenza e questa scelta deve aver infastidito le alte sfere della criminalità organizzata che, forse, aveva scelto di mandare, in questo modo, un chiaro segnale alle istituzioni.

L’interrogazione parlamentare per Salzano

Il più grande omaggio a Salzano, tuttavia, scegliamo di coglierlo nel testo di un documento presente nell’archivio del Senato della Repubblica e che riporta la trascrizione delle risposte del governo in carica ad alcune interrogazioni.

Era il 18 luglio 1989. Il sen. Vignola chiede aggiornamenti ai Ministri dell’Interno e di Grazia e Giustizia per “per sapere: a quali risultati siano giunte le indagini sulla uccisione dei due consiglieri comunali democristiani di Afragola (Napoli), il dottor Paolo Sibilia e l’insegnante Francesco Salzano“. Rivolgendosi poi ai suoi interlocutori, chiede “se ritengono che tale sentenza debba indurre i Ministri interessati ad un intervento autorevole, immediato ed efficace, rivolto per gran parte ad una vera e propria ricostruzione delle strutture di polizia e giudiziarie dello Stato, atta a ridare fiducia e forza alla popolazione sana e operosa di quella parte dell’area metropolitana di Napoli“.

La risposta è dell’allora ministro Gava. L’inquilino del Viminale cita l’inchiesta, in quell’anno ancora in corso, la quale necessitava del massimo riserbo. Comunica, inoltre, l’impegno “di favorire un generale rasserenamento delle condizioni di vita delle popolazioni interessate“. Un “rasserenamento” reso possibile grazie “all’azione
delle forze dell’ordine, accompagnata dal coinvolgimento di tutte le istituzioni responsabili“.

Cinque anni dopo l’omicidio di Salzano, nel 1993, il Ministero dell’Interno lo ha dichiarato vittima della criminalità organizzata. Nel 2012, la Giunta comunale della città di Afragola ha intitolato una strada in sua memoria.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 10 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 10 Marzo 2021

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